Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella sezione note legali.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, si acconsente all’uso dei cookie.

Messa alla prova e lavoro di pubblica utilità: per innovare serve semplificare - Modello 18 (sintesi)



Se la burocrazia frena l’innovazione


Informazione scarsa, procedimenti laboriosi e una comprensibile diffidenza degli operatori rendono la gestione della messa alla prova un istituto poco applicato. L’innovazione si arena nelle maglie della burocrazia e gli attori esterni temono di ricavare dalla Lavoro di pubblica utilità più problemi che vantaggi.

E allora alcuni uffici giudiziari cercano di capire come maigli enti convenzionati guardino con diffidenza a un istituto dal quale invece dovrebbero avere benefici.

I risultati? Gli enti considerano con preoccupazione alcune incombenze: dover trattare con soggetti “difficili”, subire le intrusioni delle forze dell’ordine per i controlli, dover produrre relazioni e altra documentazione, avere a che fare con formalità e lungaggini che appesantiscono il lavoro.

 






La soluzione sta nei protocolli organizzativi

Se gli attori interni ed esterni agli uffici giudiziari cooperano per definire gli aspetti organizzativi e di procedimento, la gestione della messa alla prova risulta standardizzata e semplificata. Questo è quanto accaduto negli uffici che si sono attivati e non c’è da sorprendersi se gli obiettivi coincidono:

  • far funzionare al meglio le previsioni normative nella pratica quotidiana
  • snellire e semplificare le attività e i contatti
  • prevenire il proliferare di prassi disomogenee, che generano confusione e ingigantiscono i problemi anziché risolverli
  • elaborare accorgimenti pratici capaci di rimuovere ostacoli e criticità
  • ottenere adeguate disponibilità per lo svolgimento di attività socialmente utili.

Gli uffici hanno, dunque,predisposto accurati protocolli. Essi affrontano le stesse criticità organizzative e di procedimento con soluzioni molto simili tra loro.

 



I rimedi punto per punto

Gruppi misti di lavoro

Gli uffici hanno costituito gruppi misti di lavoro composti da tutti gli attori coinvolti: magistratura inquirente e giudicante, avvocatura, Uepe. Inoltre hanno cercato scambi mirati con il personale amministrativo e i rappresentanti degli enti.

Il confronto diretto tra le varie parti ha fatto emergere le esigenze reciproche e ha creato le condizioni ottimali per ridisegnare la procedura.

 

Focus sulla procedura

I gruppi di lavoro hanno poi anaizzato il complesso iterdi  sospensione con messa alla prova, distinguendo fasi e passaggi.

Ciò ha dato modo di ricomporre una sequenza strutturata, e di attribuire a ogni soggetto mansioni e compiti più appropriati alle caratteristiche specifiche. Il tutto con un’attenzione costante a evitare qualsiasi attività non necessaria.

 

Linee guida per la Messa alla prova

Il lavoro di analisi ha portato i diversi uffici giudiziari a produrre linee guida che presentano una sostanziale uniformità. Ecco le soluzioni previste:

  • contenuti predefiniti per le domande di ammissione alla Messa alla prova
  • una valutazione preliminare di ammissibilità compiuta dall’autorità giudiziaria
  • l'intervento dell’Uepe solo in un secondo momento. Il programma è così elaborato solo dopo la richiesta dell'autorità giudiziaria che, per altro, fornisce indicazioni e contenuti minimi del programma. Ciò garantisce carichi sostenibili all’Uepe e, soprattutto, la predisposizione dei soli programmi realmente necessari
  • il deposito delle domandepresentate in fase di indagine presso la Procura, che provvede, previa istruttoria, ad esprimere il proprio parere vincolante. Ciò consente una prima scrematura con consistente alleggerimento dell’ufficio Gip
  • tempi predefiniti di risposta dell’Uepe
  • ‘sportelli’ o, comunque, soggetti stabilmente incaricati delle mansioni collegate all’applicazione dell’istituto.
Nella maggioranza dei casi, inoltre, gli uffici hanno predisposto griglie di durata del periodo di sospensione(griglie spesso diverse da ufficio a ufficio) secondo fasce individuate in base ai limiti massimi e minimi della pena.

 



L’esperienza suggerisce

L’esperienza degli uffici che già hanno adottato tali prassi positive suggerisce di:

  • garantire la più ampia diffusione delle possibilità offerte dalla normativa e di tutte le informazionisia agli Enti sia agli indagati. A riguardo sono assai utili i siti degli uffici giudiziari e gli enti locali (Provincia e Comuni)
  • svolgere una capillare attività di affiancamento degli enti
  • predisporre un accurato protocollo tra uffici
  • semplificare e standardizzare le procedure burocratiche con chiara indicazione dei riferimenti (recapiti sportelli, indirizzi pec), e predisporre modelli (schemi convenzione, modulo disponibilità, modello relazione finale e così via)
  • creare un ufficio o uno sportelloche dia supporto a tutti gli attori interni ed esterni agli uffici giudiziari
  • riconoscere agli enti la possibilità di concedere e negare la disponibilità caso per caso, previo colloquio
  • accentrare tutti i controlli per il Lavoro di pubblica utilità presso l’Uepe.



Una soluzione buona per tutti

Le prassi sulla gestione della messa alla prova sono esportabili in qualsiasi ufficio giudiziario, a prescindere dalle dimensioni.

Non sono richieste risorse umane o materiali aggiuntive.

 



Conferme dai dati

I dati confermano la validità delle prassi. Nel 2010, quando sono partiti i primi progetti, la concreta applicazione del Lavoro di pubblica utilità era pressoché nulla: i casi si aggiravano intorno ai 100-150 per anno sull’intero territorio nazionale.

Anche le convenzioni con gli enti erano in numero ridotto e i rinnovi non erano scontati: una grande città come Milano nel 2011 aveva solo quattro enti convenzionati.

L’attivazione dei progetti ha portato una decisiva inversione di tendenza.

Nel 2016 le convenzioni stipulate a Milano, per esempio, sono state 110.

Anche i soggetti ammessi al Lavoro di pubblica utilità sono passati da pochissime unità ad alcune centinaia.



Uffici coinvolti

Tribunale di Cremona (Map)

Tribunale di Monza  (Map)

Tribunale di Foggia (Map)

Tribunale di Milano (Lpu)

Tribunale e Procura della Repubblica di Rovigo (Map)

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina

Tribunale di Paola (Map)

Tribunale di Torino (Lpu)

Tribunale di Torino (Map)

Tribunale di Oristano (Map)

Tribunale di Milano (Map)