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Lavoro in sequenza: giustizia più veloce se il giudice procede una causa per volta - Modello 21 (sintesi)



Un problema di metodo


Tra risorse che mancano e arretrato che ingolfa gli uffici, anche il metodo di lavoro dei giudici finisce sotto la lente d’ingradimento. Nel processo civile il metodo è stato per lo più quello di trattare più cause in parallelo: per ognuna il giudice svolge una porzione di attività (ad esempio, una parte dell’attività istruttoria in una causa, ammissione delle prove in un’altra, esame del Ctu in un’altra ancora), che poi prosegue a distanza di settimane o di mesi, sempre in parallelo con altre cause.

Ma non sempre è un bene: fare molte cose insieme significa abbandonare e riprendere più volte lo stesso discorso. Tradotto in parole semplici, vuol dire studiare e scendere in profondità per poi mettere da parte e passare ad altro. E dopo tempo riprendere il vecchio argomento e tornare ad approfondire. E allora alcuni uffici sperimentano un modello di lavoro diverso, più concentrato nel tempo.




Il segreto sta nella sequenza

Se dal metodo “in parallelo” il giudice passa a quello “in sequenza”, i tempi di lavoro si riducono. Ogni processo si snoda, così, in udienze consecutive. Non solo, esse sono più ravvicinate nel tempo rispetto alla trattazione in parallelo. Solo a questo punto il giudice passa a un nuovo caso.

Lavorare in sequenza permette, a parità di tempo e delle altre risorse, di esaurire un numero maggiore di casi rispetto al metodo in parallelo: le cause durano meno, e c’è quindi più tempo per smaltire l’arretrato.



La logica ferrea dei numeri...

Il Consiglio sta monitorando il metodo in sequenza per dare spazio alla ricerca di nuove tecniche di gestione del ruolo civile. Ma la logica che sta dietro è presto detta.

Un giudice che segue  due casi, A e B, ognuno dei quali richiede 100 giorni di lavoro, se  lavora nei giorni pari sul caso A e nei giorni dispari sul caso B impiega 200 giorni a completare entrambi. Con questo metodo la durata media, quindi, è pari a 200 giorni.

Se lo stesso giudice lavora prima solo sul caso A e poi solo sul caso B, completerà il primo in 100 giorni e il secondo in 200 dalla data di assegnazione: lavorando in sequenza, su un caso alla volta, la durata media sarà  quindi  di 100+200/2 =150 giorni.



... e l’evidenza certa dei risultati

Con il metodo in sequenza non finiscono per aspettare di più quei cittadini le cui cause vengono messe in coda alla successione? La risposta è no. Questi cittadini devono attendere un po’ di più per la prima udienza, se il giudice lavora in sequenza ma, una volta aperto, il processo viene definito in tempi brevi.

Dunque il lavoro in sequenza allunga i tempi di attesa dei singoli casi, prima che il giudice possa prenderli in esame, ma riduce al minimo la durata di svolgimento di ciascuno, consentendo allo stesso tempo di ridurre la durata media dei processi e di recuperare produttività.

Tale approccio prende spunto da studi scientifici come quello fondato sull’indagine condotta nel 2009 nei tribunali del lavoro di Milano e Torino.



Risorse e condizioni necessarie

Non sono necessarie risorse aggiuntive per adottare il modello di lavoro in sequenza. È essenziale, invece, un serio coordinamento delle risorse presenti, nonché la formazione e la partecipazione attiva di tutti gli attori coinvolti. Ciò rende possibile: 

  • concertare prassi con gli ordini professionali (Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Consulenti tecnici d’ufficio)
  • definire obiettivi comuni, anche parziali, da raggiungere in tempi stabiliti
  • gestire il ruolo secondo una visione d’insieme integrata con l’Ufficio per il processo
  • utilizzare efficacemente la Consolle del magistrato e, in particolare, la funzione  Agenda
  • monitorare l’andamento attraverso l’analisi dei tempi dei processi lavorati in sequenza e la comparazione con i tempi dei processi lavorati in altro modo.



Uffici coinvolti

Tribunale di Roma

Corte di Appello di Roma



Normativa di riferimento

Normativa primaria e secondaria sul processo civile e sulle tabelle di organizzazione degli uffici.

Progetto Strasburgo per la rilevanza del metodo FIFO di svuotamento  del “magazzino”