Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella sezione note legali.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, si acconsente all’uso dei cookie.

indietro

Parere ai sensi dell'art. 10 L. 24.3.1958, n. 195, sullo schema di decreto legislativo recante la riforma dell'ordinamento penitenziario

pareri e proposte


14 febbraio 2018
Parere ai sensi dell'art. 10 L. 24.3.1958, n. 195, sullo schema di decreto legislativo recante la riforma dell'ordinamento penitenziario

Nel parere del 14 febbraio 2018, si evidenziano innanzitutto con favore le novità che, in attuazione dei principi enunciati nella Legge delega, sono strumentali ad assicurare effettività alla funzione rieducativa della pena e a favorire forme di esecuzione della stessa esterne al circuito carcerario, indicandole, in specie, nelle misure volte a garantire concreta tutela alla salute del detenuto, nel trattamento penitenziario rispettoso della dignità, dell’integrità fisica, dell’orientamento religioso e sessuale del condannato, nella tutela dei diritti dei detenuti, nell’implementazione delle competenze dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, negli interventi mirati alla cura del disagio mentale, nella salvaguardia del legame con il nucleo familiare, nell’eliminazione - per recidivi e condannati per determinati reati - di automatismi e preclusioni che impediscano di usufruire di determinati benefici, in favore di una valutazione discrezionale del giudice, nelle modifiche riguardanti la disciplina del procedimento di reclamo avverso i provvedimenti dell’amministrazione penitenziaria di cui all’art. 69 O.P.

Il Consiglio esprime dunque apprezzamento per l’impianto complessivo della riforma, che bilancia le esigenze di sicurezza sociale con la tensione verso modelli di esecuzione della pena volti a garantire un’effettiva rieducazione del condannato e a tutelare i diritti dei detenuti. Tali obiettivi possono essere raggiunti attraverso un trattamento flessibile e quindi non desocializzante, idoneo al reinserimento sociale del condannato e all’allontanamento da influenze criminali.

Per converso, il parere indica al Ministro della Giustizia anche vari profili critici.

Fra i principali, viene segnalato che la clausola di invarianza finanziaria, che impedisce di individuare nuove risorse da destinare al circuito dell’esecuzione della pena, e la mancata attuazione di alcuni punti della legge delega (lavoro penitenziario, ordinamento penitenziario minorile, misure di sicurezza, affettività dei condannati, giustizia riparativa), rischiano di compromettere l’efficacia della riforma, perché viene meno una prospettiva organica della riforma.

Con specifico riferimento alla tutela della salute dei detenuti, vengono rilevati profili critici nella (apparente) obbligatorietà dell’esecuzione della pena nelle sezioni speciali anche per i condannati a pena diminuita ex artt. 89 e 95 c.p., indipendentemente dalle reali esigenze terapeutiche; inoltre, non appare chiaro il rapporto fra i trattamenti sanitari a carico del SSN e quelli che il detenuto può ricevere a proprie spese, nonché il divario che si ingenera fra detenuti con diverse disponibilità economiche.

Quanto alle modalità di comunicazione all’esterno dei condannati, si richiama l’attenzione su possibili vulnera agli standard di sicurezza.

Per quanto concerne l’eliminazione dell’interlocuzione con il PNAA in tema di attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata (ai fini della concessione del lavoro esterno, dei permessi premio e delle misure alternative alla detenzione) la delibera rileva da un lato il rischio di determinare un pericoloso deficit di tempestività e completezza delle conoscenze e dall’altro che l’introduzione del parere del procuratore distrettuale può non compensare l’apporto di conoscenze del PNAA, depositario di informazioni più complete ed aggiornate, proprio per il suo ruolo di coordinamento nazionale e sovranazionale.

Con riguardo alle modifiche procedurali, si evidenziano profili di criticità inerenti all’introduzione della competenza “monocratica” (del tutto indipendente dalla competenza funzionale del magisrato incardinato presso l’ufficio di sorveglianza) all’interno del tribunale di sorveglianza per talune misure alternative e al rischio di incertezze applicative dovute alla scarna disciplina del procedimento introdotta dalla riforma.

Infine, si rileva la mancanza di una disposizione che, in ipotesi di mancato consenso della detenuta madre, con prole di età inferiore a sei anni, all’esecuzione della misura presso l’ICAM, secondo quanto previsto dall’art. 47 quinquies O.P., ferma restando la competenza esclusiva della magistratura di sorveglianza in merito alla decisione finale, ne preveda la comunicazione al Tribunale per i Minorenni.

 

  • Email

immagine organizzazione innovazione e statistiche organizzazione innovazione
e statistiche
immagine international corner area internazionale international corner
area internazionale