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Intervento del Vice Presidente Giovanni Legnini al convegno “Ruolo e funzione del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura a 35 anni dalla scomparsa di Vittorio Bachelet"

discorsi e interventi


emanato il 30 settembre 2015
Intervento del Vice Presidente Giovanni Legnini al convegno “Ruolo e funzione del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura a 35 anni dalla scomparsa di Vittorio Bachelet"
Signor Presidente della Repubblica e del Consiglio Superiore della Magistratura,

Autorità tutte,

Signore e Signori,



Ringrazio l’Associazione Vittorio Bachelet che ha fortemente voluto e splendidamente organizzato questa giornata di studio in ricordo di Vittorio Bachelet e Giovanni Conso.

Voglio rivolgere il mio più affettuoso saluto ai familiari dei due illustri Vice Presidenti che sono oggi qui con noi: Giovanni Bachelet, Rita Conso, Michele e Marina Conso.

Un caloroso saluto agli Studenti del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza che frequentano il corso di diritto parlamentare, accompagnati dall’amico Prof. Stefano Ceccanti che, insieme al Prof. Lanchester, volle organizzare la bellissima commemorazione di Vittorio Bachelet lo scorso 21 febbraio.

Signor Presidente,
sono onorato di ricordare Vittorio Bachelet e Giovanni Conso alla Sua presenza, oggi qui davanti a tutti voi; e per farlo in pochi minuti mi affido subito alle parole belle ed efficaci che il compianto Presidente Conso pronunciò a vent’anni dal barbaro assassinio di Giovanni Bachelet:

“L’impronta data da Vittorio Bachelet alla conduzione del Consiglio superiore in poco più di tre anni (ma quali anni!) – così si espresse il Presidente Conso - era stata, anzi è stata, tale da far coniare con immediatezza, già all’indomani del suo sacrificio, due espressioni significative, quali, in ottica soggettiva, “stile Bachelet” e, in ottica oggettiva, “modello Bachelet”: uno “stile” improntato all’assoluto rispetto delle opinioni altrui, rispetto che ne postulava la sottoposizione a pacato e paziente confronto, ed un “modello” imperniato sull’idea di servizio, un servizio che la sua umiltà spingeva al punto di intenderlo riferito non solo, anche se in primis, alle istituzioni e alla società civile, ma pure ai colleghi, tanto da farlo non di rado rivolgere loro dicendosi «il vostro servitore», benché essi fossero subordinati alla sua guida”.

Da queste parole emerge la grandezza di Vittorio Bachelet, sulla cui figura di raffinato giurista, uomo delle istituzioni, politico impegnato e umanista cattolico ho già avuto modo di soffermarmi in occasione della commemorazione a 35 anni dal suo barbaro assassinio presso La Sapienza, dove pure Ella, Signor Presidente, ci onorò della Sua presenza a pochi giorni dalla Sua elezione.

Nella scelta di queste parole Giovanni Conso, nel ricordare il suo amico, collega, il suo Vice Presidente, parla anche di se stesso, della sua indole, dei suoi convincimenti. E’ d’altronde nota la vicinanza intellettuale ed umana, la condivisione di valori e di esperienze, la solidarietà che connoterà di tratti di continuità anche il modo di interpretare il ruolo di Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.


D’altronde le vite dei due grandi giuristi democratici si erano incrociate fin dai banchi dell’Università, segnando un legame di amicizia e di reciproco sostegno che non fu scalfito nemmeno dalla competizione proprio in occasione della candidatura concorrente alla Vice Presidenza nella consiliatura iniziata nel 1976, che vide Bachelet prevalere per due soli voti.

Memorabili sono le primissime parole che Bachelet utilizzò nel suo discorso di insediamento, all’esito di quella competizione che lo vide prevalere e che lui volle subito volgere al servizio dell’istituzione che si accingeva a presiedere.

Bachelet si dice fiducioso di poter «contare sullo spirito di quel largo incontro che tutte le persone qui presenti hanno dichiarato di voler realizzare nella conduzione del comune impegno nel Consiglio superiore della magistratura», e rimarca che «questa sintonia è sottolineata dal fatto che i voti non venuti a me sono andati al professor Conso a cui sono legato da comunanza di ideali e da tale antica amicizia, da potersi quasi assumere a emblematico significato del desiderio di incontro dell’intero Consiglio».


Giovanni Bachelet racconterà in un’intervista che: “se mio padre fu eletto e conquistò, in breve, stima e simpatia anche fra quelli che gli avevano votato contro ciò fu anche grazie a Conso: il candidato che le sinistre avevano tentato di montare come l'anti-Bachelet votò Bachelet anziché se stesso”.



Saranno gli autorevoli relatori, il Presidente Prof. Silvestri, il Presidente Prof. Vietti, il Procuratore Generale Ciccolo, il Consigliere Fuzio e il Presidente Prof. Mirabelli ad esprimersi sulla speciale figura del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, e io sono desideroso di ascoltarli e li ringrazio per la loro presenza e per quanto ci diranno.

Personalmente mi limito, stante l’attualità della mia funzione che renderebbe poco obiettiva qualunque mia valutazione, a richiamare l’insegnamento che ci proviene dalle vite esemplari dei Presidenti Conso e Bachelet.

Di Giovanni Conso, che da poco ci ha lasciato, mi piace ricordare il grande percorso di uomo e di giurista; un uomo mite, con una grande passione civile e una grande cultura giuridica, che lo vide costantemente impegnato, per richiamare le parole del Presidente Mattarella, “a mettere in relazione l’ordinamento con i cambiamenti culturali e sociali nella fedeltà ai principi e ai valori radicati nella coscienza”.


Formatosi alla scuola di Francesco Antolisei, già nel 1955, aveva dato alle stampe l'influente monografia: "I fatti giuridici processuali penali: perfezione ed efficacia".

Erano i prodromi di una brillante vita accademica che si sarebbe sviluppata con gli incarichi di insegnamento a Genova, Urbino e Torino, fino all'elezione quale membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura, nel 1976, dove poi fu eletto Vice Presidente nell’aprile del 1981. Alla conclusione della consiliatura, l'allora Capo dello Stato, Sandro Pertini, lo nominò giudice costituzionale, nel 1982. Era, quella, la naturale prosecuzione dell'esperienza istituzionale al fianco di Bachelet e può ben dirsi che, durante il novennato alla Consulta, la sua sensibilità sull'ordinamento giudiziario fu altrettanto rilevante della conoscenza del processo penale che, nel frattempo, nel 1988, si era trasformato radicalmente con l'introduzione del modello accusatorio.

Dopo aver ricoperto il ruolo di Presidente della Corte costituzionale, il Professor Conso fu Ministro di Grazia e Giustizia nei governi Amato e Ciampi, per poi tornare alla vita accademica, non senza aver presieduto la Commissione dei plenipotenziari che redasse lo Statuto della Corte Penale Internazionale. Il suo magistero scientifico e culturale è quindi proseguito senza sosta con la presidenza dell'Accademia dei Lincei, per due consecutivi mandati, dal 2003 al 2009, e con una diffusa e fertile opera di formazione degli allievi nella scienza processualpenalistica, di straordinaria vitalità.

Di Vittorio Bachelet vorrei ricordare, per collocarmi in sintonia con gli interventi che seguiranno, la sua interpretazione del ruolo di Presidenza del Plenum consiliare.

Era sempre ben presente in lui il disegno del Costituente che lucidamente aveva previsto l'interazione del Vice Presidente con un collegio ad estrazione variegata in cui l'apporto esterno dei componenti eletti dal Parlamento si integra con la maggioranza numerica dei togati che porta con se il patrimonio culturale ed umano dell'esperienza magistratuale, riversandolo sulle scelte di governo autonomo.

Il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura gli appariva la sede decisiva per contribuire all'amministrazione della giustizia ai sensi del combinato disposto degli articoli 105 e 110 della Costituzione e per concorrere alla "costruzione di una società più umana e serena che sappia accogliere ed ordinare, in un disegno di giustizia, la tumultuosa crescita della società".

Queste le parole che egli pronunciò per commemorare l'amico Aldo Moro, vittima prima di lui dell'odio terroristico e che testimoniano ancora una volta i suoi riferimenti ideali e i suoi valori, tra i quali voglio sottolineare la cultura dell'ascolto, dell'apprendere dagli altri, della capacità di comporre le opinioni di tutti con la consapevolezza che le soluzioni erano da ricercare nella paziente sintesi di ogni apporto.


Le rare doti umane ed intellettuali dei due giuristi che ho solo brevemente ricordato possono essere ulteriormente illuminate dal toccante racconto di Giovanni Conso, il ricordo del suo addio a Bachelet in vita:

“era la sera del 9 Febbraio 1980, - racconta Conso - poco dopo conclusa la seduta consiliare che sarebbe stata l’ultima sua, una seduta estenuante, sfociata, grazie a un’opera di paziente cucitura presidenziale, nell’approvazione di un importante documento, molto atteso anche dall’opinione pubblica.

Anziché chiamarmi nel suo ufficio presidenziale, come era accaduto altre volte, Vittorio mi raggiunse a sorpresa nella mia stanza, abbandonandosi visibilmente stanco, ma altrettanto visibilmente disteso, sulla poltrona riservata all’ospite. Era venuto a confidarmi la soddisfazione per il raggiungimento di un esito così positivo e per l’ancora una volta constatata atmosfera d’impegno. E mi aveva pure parlato di progetti, esponendomi nuove idee, senza, peraltro, tacermi le preoccupazioni per lo scenario tuttora cupo che avvolgeva il Paese, incombente in special modo sulla magistratura, ma pur sempre con lo sguardo e il pensiero ricolti verso l’alto, dispensando, come suo solito, lampi di confortante serenità”.


Grandi storie umane, etiche, istituzionali, professionali, quelle dei due compianti Vice Presidenti, che indicano la via maestra per guidare il Consiglio Superiore della Magistratura che - sono ancora parole di Vittorio Bachelet - è “uno di quei delicati strumenti costituzionali di autonomia e collegamento che sono essenziali per un equilibrato e libero sviluppo delle istituzioni democratiche”.

Ad esse vogliamo e dobbiamo costantemente riferirci nel difficile ma entusiasmante cammino che ci attende, dopo un anno di lavoro complesso, faticoso, ma sereno e fruttuoso per i risultati conseguiti e per quelli che, ne sono certo, non tarderanno ad arrivare, nel segno della continuità. Nella difficile ma necessaria opera di tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, e dell’innovazione e riforma degli strumenti migliori per inverarla in una società e in un contesto storico in continua e rapida evoluzione e cambiamento.

Un lavoro per il quale voglio ringraziare tutti i Consiglieri, il Presidente Giorgio Napolitano che ci ha sostenuto e incoraggiato nei primi mesi della consiliatura, ed Ella, Presidente Mattarella, che pazientemente ci assicura un insostituibile e costante sostegno e preziosi consigli.

Grazie a tutti.
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