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Discorso di insediamento del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Avv. Giovanni Legnini

discorsi e interventi


emanato il 30 settembre 2014
Discorso di insediamento del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Avv. Giovanni Legnini

Signor Presidente della Repubblica,
Signore e signori Consiglieri,   

Rivolgo a tutti voi un sentito ringraziamento per questa elezione che per me segna, come potete immaginare, un momento di forte emozione.
Sono consapevole della grande responsabilità che avete inteso attribuirmi con il vostro voto e mi accingo ad assumere l’incarico con il pensiero rivolto innanzitutto al servizio alto che tutti insieme dovremo rendere al Paese e al sistema giudiziario italiano.
Il mio grazie va in particolare a Lei, Signor Presidente, per aver guidato personalmente i lavori di questa seduta e per le parole che ha appena pronunciato,  che, insieme all’intenso discorso che ha preceduto l’insediamento del nuovo Consiglio, costituiscono un riferimento sicuro per il duro e appassionante lavoro che ci attende.
Mi permetto di richiamare le parole, esprimendo piena condivisione per esse, con le quali ci ha di recente ricordato come non vi sia “nulla di più impegnativo e delicato che amministrare giustizia, garantire quella rigorosa osservanza delle leggi, quel severo controllo di legalità, che rappresentano un imperativo assoluto per la salute della Repubblica”. E’ questa una consapevolezza che guiderà sempre il mio e sono certo il nostro contributo all’attività di autogoverno della magistratura che siamo, tutti insieme, chiamati ad assicurare per inverare il felice dettato costituzionale posto a presidio della sua autonomia ed indipendenza.
 Nell’assumere le funzioni che avete inteso affidarmi voglio ringraziare l’Onorevole Avvocato Michele Vietti, che ha assolto l’incarico di Vicepresidente con grande impegno, responsabilità ed equilibrio nella consiliatura appena conclusa, e tutti i consiglieri uscenti. L’impegnativo operato del Consiglio che ci ha preceduto, emerso dalle analitiche considerazioni svolte dal Vicepresidente Vietti a conclusione del suo mandato, costituirà per noi un solido punto di riferimento per il lavoro che ci attende.
Viviamo una fase molto complessa per il sistema giudiziario italiano e per l’Ordine Giudiziario in particolare. Il già avviato percorso di riforma da un lato, la domanda di cambiamento diffusa e sempre più forte e l’irrinunciabile necessità di tutela dell’indipendenza e del prestigio della magistratura impongono al nuovo Consiglio un impegno straordinario, all’altezza delle aspettative dei cittadini italiani in nome dei quali viene amministrata la giustizia.
 Credo che dovremo corrispondere a tale grande aspettativa innanzitutto accettando la sfida delle riforme. Il pieno recupero dell'efficienza della giustizia italiana è un obiettivo che l’Ordine Giudiziario e il Consiglio devono fare proprio poiché dal suo effettivo conseguimento discende quell’elevato grado di fiducia dei cittadini e di recupero di competitività del Paese che tutti vogliamo veder realizzato. 
Tale posizionamento dell’Ordine Giudiziario e dell’organo di autogoverno, che peraltro corrisponde ai risultati positivi già in parte conseguiti in questi anni grazie alla dedizione e alle capacità di molti magistrati e al diffondersi delle buone pratiche in diversi uffici giudiziari, legittimerà ancor più il Consiglio ad esercitare le sue prerogative di proposta e di espressione dei pareri, attenendosi sempre ai profili contenutistici dei singoli provvedimenti, senza invasioni di campo ma esercitando tale prerogativa con decisione e lungimiranza.
Rapidità dei giudizi e certezza del diritto costituiscono il presupposto affinché si torni a guardare ai giudici e ai pubblici ministeri come ai detentori prestigiosi ed affidabili di una funzione che è e dovrà essere sempre autonoma, indipendente ed imparziale.
Sono pertanto convinto che il Consiglio Superiore della Magistratura debba esercitare un ruolo di attenta partecipazione al complesso dei propositi riformatori avviati ed annunciati dal Governo e ai procedimenti legislativi pendenti in Parlamento, segnalando in modo puntuale le norme che rischiano di risultare in concreto non aderenti agli obiettivi su indicati e quelle eventualmente lesive del ruolo e della funzione costituzionale dei magistrati.
Signor Presidente, Signore e Signori Consiglieri,
ci attende già dalle prime settimane di attività un impegno forse senza precedenti per quantità e necessaria qualità nel rinnovo di incarichi direttivi e semidirettivi e tramutamenti di funzioni. E’ necessario corrispondere a questo compito non soltanto in modo tempestivo, peraltro utilizzando gli strumenti acceleratori introdotti con il decreto legge n. 90, ma con efficacia, valorizzando al massimo possibile titoli, esperienze professionali e risultati in concreto raggiunti da parte dei magistrati aspiranti.
So che l’intero Consiglio ritiene centrale il criterio del merito nell’attribuzione di tali incarichi e sono fiducioso sulla capacità che avremo di corrispondere a tale convincimento.
I tempi sono maturi per avviare una riflessione e promuovere un’evoluzione positiva degli orientamenti del Consiglio sulla delicata materia disciplinare, sulla questione delle incompatibilità, circa l’istituto delle pratiche a tutela, nonché sull’implementazione del nuovo sistema di valutazione delle professionalità e del rendimento.  Perfezionare il sistema degli indicatori definiti e certi di laboriosità ed efficienza, alla luce dei quali misurare la professionalità dei magistrati, costituisce un passo non rinviabile per caratterizzare la qualità del sistema di autogoverno. Altresì importante sarà l’obiettivo di definire un rapporto costante con la Scuola superiore della magistratura, recuperando un ruolo auspicabilmente condiviso di impulso del Consiglio alle attività formative e di aggiornamento.

Appare inoltre ineludibile l’esigenza di incrementare l’ascolto e il dialogo tra il Consiglio Superiore della Magistratura, i magistrati e l’articolata pluralità di soggetti che contribuiscono, a vario titolo e secondo diverse responsabilità, all’offerta di giustizia nel nostro Paese.
Occorre conferire maggiore forza agli strumenti d’informazione e acquisizione di dati e rilievi statistici di cui dispone il Consiglio, e ciò anche nell’intento di stabilire forme di collaborazione, anche nuove e diversificate, con gli uffici della nostra geografia giudiziaria e con gli organi esponenziali delle professionalità che operano nel sistema.
Dovremo essere capaci di promuovere una fattiva cooperazione e un costruttivo dialogo con il Ministro della Giustizia, che inviteremo al più presto ad avviare un confronto non rituale ma effettivo sul contenuto delle riforme e sui temi che ho sopra menzionato.
Mi impegno a prestare particolare attenzione, sempre in accordo con il Capo dello Stato, quale Presidente di questo Consiglio Superiore, all’armonico funzionamento degli organi consiliari, attribuendo centralità al ruolo del plenum quale sede depositaria della volontà collegiale del Consiglio, tanto più necessaria considerando la forte legittimazione elettorale della componente togata e dei componenti espressi dal Parlamento. 

Come ci ha efficacemente e puntualmente ricordato il Presidente della Repubblica nel suo discorso del 25 settembre scorso, nell’ordito della Carta fondamentale è insita l’esigenza di un’integrazione tra la componente di estrazione politica del Consiglio Superiore e quella rappresentativa delle varie componenti della magistratura, il che implica ben più che la semplice leale collaborazione tra i membri togati e quelli laici di questo consesso. L’ambizione, tanto più per il carattere cruciale degli impegni che ci attendono, è di eludere le tentazioni corporativiste e superare le concezioni dicotomiche tra componente laica e componente togata. Un obiettivo questo che a mio avviso si declina nel compito di favorire la sintesi dei contributi di tutti i componenti del Consiglio, così da valorizzare per intero le potenzialità di un plenum assembleare che saprà rendersi consapevole e forte del pluralismo delle identità, delle culture, delle storie personali e professionali che lo caratterizzano.
Tale approccio dovrà informare anche le sedi collegiali ristrette: le Commissioni, la cui attività istruttoria, non meno di quella decisoria, risulta fondamentale per il rendimento di qualunque organismo plenario, e il Comitato di Presidenza, snodo prezioso per l’ordinato svolgimento del complesso delle attività del Consiglio.
In questa prospettiva ritengo si debbano guidare i lavori del Consiglio nei mesi e negli anni che ci attendono.
Oggi, leggere le funzioni del Consiglio Superiore della Magistratura in chiave innovativa nell’articolata dimensione europea ed internazionale impone di spingerci ben oltre il solo ambito funzionale "dell’amministrazione nella giurisdizione": occorre valorizzare la partecipazione al processo di formazione delle iniziative legislative in materia giudiziaria, facendo tesoro della collaborazione con la rete dei Consigli di giustizia di altri Paesi e segnatamente con quelli dell’Unione Europea la cui tradizione, prossima o lontana che sia rispetto alla nostra, potrà offrirci un importante arricchimento di esperienze. Anche in questo contesto il Consiglio Superiore può e deve farsi artefice e protagonista, favorendo così - sempre nell’ambito dei suoi compiti e dell’esercizio delle funzioni proprie - la costruzione di uno spazio europeo per la giustizia, la libertà, la sicurezza.
Voglio concludere ricordando la memoria del mio illustre predecessore Vittorio Bachelet riprendendo un’affermazione che mi ha molto colpito: “È la prudenza che aiuta a evitare di confondere l'essenziale e il rinunciabile, il desiderabile e il possibile, che aiuta a valutare i dati di fatto in cui l'azione deve svolgersi, e consente il realismo più efficace nella coerenza dei valori ideali.” Ancora Bachelet, nel novembre 1979, pronunciò le seguenti parole di stringente attualità: “la realtà vera in cui operiamo tutti, magistrati, professori universitari, ingegneri, politici, è complessa. C’è il rischio dello scarica barile ed ognuno può pensare che la colpa della situazione sia la non completa efficienza di altri settori, di altre responsabilità. Questo molte volte è vero, ma credo che sia vera anche un’altra cosa, e cioè che in questa situazione difficile solo attraverso un esercizio attivo e responsabile delle funzioni proprie a ciascuno, per la parte che gli compete, con attenzione anche alla realtà sottostante, all’azione che professionalmente ciascuno svolge, si possa raggiungere l’obiettivo di mantenere, nonostante tutto, la possibilità di camminare, di andare avanti, in una società in così rapida trasformazione ed evoluzione”.
Prudenza unita a determinazione e pieno e responsabile esercizio delle funzioni proprie di ciascuno dovranno accompagnare il nostro cammino che, ne sono convinto -  con il suo costante aiuto, Signor Presidente, e con il vostro lavoro appassionato ed intelligente - potranno consentirci di raggiungere gli ambiziosi obiettivi che ci siamo tutti insieme proposti. Posso garantire che ce la metterò tutta e sono sicuro che ce la metteremo tutta, per contribuire nel contesto riformatore che ho richiamato a migliorare durante ed a conclusione del nostro lavoro la giustizia italiana nell’esclusivo interesse dei cittadini e nel pieno rispetto delle prerogative e delle funzioni della magistratura.
Con questo auspicio vi ringrazio ancora e formulo i più fervidi auguri di buon lavoro a tutti.

 

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