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Discorso del Vice Presidente Legnini alla posa di una lapide in memoria dei magistrati uccisi durante la Resistenza

discorsi e interventi


emanato il 10 settembre 2015
Discorso del Vice Presidente Legnini alla posa di una lapide in memoria dei magistrati uccisi durante la Resistenza
Ringrazio, a nome dell’intero Consiglio Superiore della Magistratura, l’Onorevole Ministro per avere inteso onorare la memoria dei magistrati che sacrificarono la vita nella lotta di Liberazione e quindi ricordare la fiera resistenza che la magistratura italiana oppose alla dittatura fascista, mantenendo vivi i valori e i capisaldi della giurisdizione. Ringrazio tutte le autorità convenute, il Vicepresidente dell’ANPI la cui presenza qui, a settanta anni dalla Resistenza, assume un valore simbolico e concreto al contempo.

Nel riferirmi all’intero ordine giudiziario - potere diffuso per antonomasia secondo il tratto che il Costituente sottolineò negli articoli 102 e 104 - non penso solo a quei magistrati valorosi che diedero la vita per la libertà, nel lottare contro la tirannide.

E’questa l’occasione per tributare un omaggio riconoscente anche a tutti quei giudici che si batterono sotto traccia, con le armi del diritto, disapplicando nel silenzio leggi inumane o norme degradanti e infamanti, decidendo secondo coscienza e autonomia di spirito e valutazione. Le gesta di quegli uomini di giustizia si congiungono idealmente alle azioni cui presero parte tanti magistrati che si unirono alla lotta di Liberazione, offrendo un contributo in prima persona e pagando spesso il prezzo supremo della vita. Anche grazie al loro esempio e al loro ideale fu possibile preservare la cultura della giurisdizione nel nostro Paese. E allora può dirsi oggi che quel sacrificio fu prezioso oltre che nobile: offrendo la possibilità di mantenere una continuità ideale tra le loro vite e le generazioni successive sviluppando una coscienza politica e un umanesimo fiero oppositore di ogni forma violenta, assoluta e cieca di potere.

Ringrazio il Ministro Orlando per aver voluto ricordare uno ad uno tutti i magistrati che parteciparono alla Resistenza o che seppero, con gesti simbolici e cruciali, ricusare il volto antidemocratico e liberticida del Regime fascista. La rievocazione di coloro che sacrificarono la vita per la più alta delle battaglie di libertà costituisce una parte straordinaria di quel fare memoria senza il quale un Paese, non sapendosi riconoscere, si condanna ad un doloroso oblio.

E’stato detto che “la memoria non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci ricorda. La memoria è un presente che non finisce mai di passare”.

E infatti vi è qualcosa d’altro in questo dovere di ricordare riferito all’ordine giudiziario e ai magistrati che hanno contribuito a una pagina tanto esaltante ma anche dolorosa della storia italiana.

Proprio l’apporto e il sacrificio della magistratura ordinaria alla vittoria contro la tirannia nazifascista consentì poi alla cultura giuridica italiana di guardare ad un solido patrimonio di ideali, con rinnovata consapevolezza e genuino entusiasmo. Fu proprio per il tramite delle esperienze di vita di quei giudici, che i principi di autonomia e indipendenza fecero ingresso nell’articolo 104 della Costituzione italiana, così da inverare in modo limpido il principio della separazione dei poteri. E occorre gelosamente custodire il significato di tali prerogative della magistratura, autentico caposaldo per la vita democratica del Paese, posto innanzitutto a garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini, che si collega in modo inscindibile al disegno costituente che volle il Consiglio superiore a presidio di tali valori. Bisogna custodire ed inverare tali conquiste e questi principi ordinatori della nostra vita collettiva ed evitare ogni forma di delegittimazione di un’Istituzione nel cui ruolo prezioso l’indipendenza e l’autonomia trovano tutela.

E ciò anche quando si avverte il dovere di denunciare, come molti di noi nel tempo hanno fatto, fenomeni negativi dell’altra forma libera di tutela dell’autonomia e dell’indipendenza, quella dell’associazionismo tra i magistrati.

Ma rinnovare l’impegno civile e comunitario dei magistrati che contribuirono alla lotta di Resistenza significa onorare un’idealità e un sentimento che vanno declinati anche oggi, di fronte a nuove sfide e tragiche vicende che pongono in rilievo i valori di solidarietà politica, economica e sociale” cui l’articolo 2 della Costituzione italiana accosta l’aggettivo così esatto e al contempo semplice, di “inderogabili”.
Dunque un monito che giunge sin qui dal sacrificio di quei numerosi magistrati che parteciparono alla Resistenza e persero la vita; viene a ricordare la necessità di difendere con tenacia i valori della Costituzione la cui traduzione in effettivi diritti – non dobbiamo dimenticarlo mai - è affidata alla giurisdizione.
Il che conferma il celebre adagio secondo cui “Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere”.

Vi ringrazio.
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