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Discorso del Vice Presidente Giovanni Legnini, in occasione dell'Assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta dal Presidente della Repubblica

discorsi e interventi


emanato il 22 dicembre 2014
Discorso del Vice Presidente Giovanni Legnini, in occasione dell'Assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta dal Presidente della Repubblica


Signor Presidente, Consiglieri,

la seduta di questo pomeriggio è straordinaria non solo perché ci onora della Sua gradita ed importante presenza, ma anche perché segna l’avvio dell’esame di un atto di indirizzo in previsione della Relazione sullo stato dell’Amministrazione della Giustizia, prevista dall’art. 28 del Regolamento interno, che abbiamo deciso di produrre dopo più di quattro anni dall’ultimo testo risalente al 2010 relativo ai problemi dell’amministrazione della giustizia nelle Regioni del Sud.
Oggi abbiamo voluto raccogliere il Suo autorevole apporto, frutto anche di un’attenzione e di una partecipazione attiva ai lavori del Consiglio che hanno caratterizzato i quasi nove anni della Sua guida sicura dello Stato e del Consiglio superiore.
Un intervento che costituirà per noi un riferimento solido e prezioso insieme agli altri numerosi che ha tenuto in questi anni qui al Plenum del Consiglio con i quali ha saputo trasmettere e far vivere i principi ed i valori costituzionali dell’autogoverno della magistratura e dell’amministrazione della giustizia. Per noi, Signor Presidente, per questo Consiglio, ciò che ci ha detto oggi e il Suo costante richiamo ai principi e ai valori costituzionali sull’Ordine giudiziario e sulla giustizia in generale costituiranno, ne sia certo, un riferimento costante nel duro ma appassionante lavoro che ci attende.
Dopo aver acquisito gli interessanti e stimolanti interventi di oggi dei Consiglieri Fracassi, Balduzzi, Palamara e Pontecorvo, provvederemo in una prossima seduta ad ascoltare le relazioni dei Consiglieri Morosini ed Ardituro, a sviluppare il dibattito in Plenum e ad approvare l’atto di indirizzo predisposto dalle Commissioni Sesta e Settima, con l’apporto delle altre Commissioni, per poi avviare un lavoro più approfondito in vista della Relazione al Parlamento.
Intendo sentitamente ringraziare per l’accurato lavoro i Consiglieri relatori e tutti i Consiglieri che hanno partecipato a questa prima fase di confronto e coloro che intenderanno fornire il loro contributo al prosieguo dei lavori, nonché l’Ufficio Studi per il prezioso lavoro di supporto.
So bene che la storia recente dell’istituto della Relazione del C.S.M. sullo stato dell’amministrazione della giustizia, che trae il suo fondamento dall’ordine del giorno approvato dal Senato della Repubblica il 29 gennaio 1969, poi recepito e disciplinato nel citato art. 28 del nostro Regolamento interno, fornisce molteplici esempi di relazioni dell’oggetto limitato e puntuale o comunque rivolte ad un particolare snodo critico dell’ordinamento. Ma lo stato attuale del sistema di giustizia italiano richiede risposte e soluzioni articolate a problemi variegati e non di rado indissolubilmente connessi tra loro.
Né una Relazione di portata più generale è destinata a sovrapporsi a quella del Ministro della Giustizia resa alle Camere ai sensi dell’art. 2 comma 29 della legge 150/2005, giacchè tale atto afferisce per lo più, al di là del suo nomen, all’attività normativa, all’analisi delle riforme e degli obiettivi perseguiti da ciascun Governo. Trattasi, quindi, di istituti complementari e comunque la relazione che intendiamo predisporre si muoverà certamente entro il perimetro delle prerogative e delle competenze proprie del Consiglio.
La proposta di risoluzione muove dalla diffusa consapevolezza che il ruolo stesso del giudice va mutando in un contesto di crisi del nostro sistema giudiziario. Il giudice, infatti, non smette, certo, di svolgere – secondo le parole di un mio illustre e compianto predecessore – “complesse funzioni di mediazione e definizione di conflitti sociali”, demandategli da plurimi fattori ordinamentali.
La disorganica e, non di rado contraddittoria, proliferazione legislativa e la generale tendenza a demandare alla sede giudiziaria la soluzione di conflitti sociali non risolti a livello politico dal legislatore, sono solo alcune delle cause del mutamento di segno della giurisdizione.
La proposta di risoluzione tiene conto di questi fattori di mutazione in ciascuna delle sue quattro parti costitutive: quella ordinamentale in senso stretto, l’analisi delle proposte per il settore civile e per quello penale, la parte dedicata all’organizzazione e alle risorse.
Assume, altresì, l’obiettivo di affrontare ed elaborare proposte rivolte al Legislatore, al Governo e a noi stessi anche su diverse e non risolte problematiche quali l’assetto organizzativo degli uffici di Procura, la digitalizzazione del processo civile e penale da diffondere su tutto il territorio nazionale, la formazione e il rapporto con la Scuola superiore della magistratura, il contributo della magistratura giudicante e di sorveglianza nella direzione del definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari ed alla soluzione dell’emergenza carceraria su cui, anche nella giornata odierna, Ella, Presidente, ha richiamato l’esigenza di perseverare affinando gli obiettivi. Non mancano, ovviamente, altri importanti temi di rilevante interesse.
L’ambizione è quella di ottenere un quadro aggiornato sullo stato dell’amministrazione della giustizia italiana frutto di un punto di vista approfondito dell’Organo di autogoverno della magistratura, nella fase di avvio della consiliatura, ed espressivo sia della prerogativa di formulazione di proposte al Parlamento che di stringenti linee guida sull’esercizio delle funzioni proprie del Consiglio, in vista della necessità inderogabile, per la magistratura, di partecipare attivamente al recupero di efficienza degli uffici giudiziari.
Tre sono gli obiettivi più avanzati, e forse sin qui non sufficientemente perseguiti, sui quali intendiamo concentrare l’attenzione del Consiglio:
1) una puntuale attitudine a prendere posizione attiva nel percorso delle RIFORME in atto, esprimendo i pareri man mano che ci verranno richiesti dal Ministro della Giustizia ma esercitando tale prerogativa nella cornice che vogliamo definire di principi ed obiettivi irrinunciabili o quantomeno auspicabili dell’Organo di autogoverno. In sostanza, una sorta di preliminare quadro di insieme organico entro il quale posizionare le valutazioni che saremo chiamati ad esprimere sulle iniziative di riforma;
2) assumere con convinzione e consapevolezza un protagonismo del Consiglio sul grande tema dell’ORGANIZZAZIONE dell’attività giudiziaria, vagliando le buone prassi che vanno diffondendosi in diversi uffici giudiziari italiani ed assumendole, ove possibile, anche quali indirizzi per la generalità degli uffici. Se a risorse umane e materiali assimilabili ed in condizioni comparabili di quantità e natura degli affari trattati, un ufficio funziona ed un altro no, vorremo analizzarne le cause e tentare di dare un contributo propositivo utile anche per l’esercizio delle valutazioni di professionalità, per il conferimento degli incarichi, per le valutazioni disciplinari. Tale particolare attenzione al tema dell’organizzazione dell’attività giudiziaria vogliamo esprimerla non certo invadendo le funzioni del Ministero della Giustizia, ma collaborando ciascuno per le attribuzioni proprie, come già abbiamo iniziato a fare, e ponendo la magistratura nella condizione di essere parte attiva e propositiva e, quando serve, anche critica sull’assolvimento di impegni non propri ma di altri. Sempre, si badi, nel quadro definito dall’art. 110 della Costituzione. Dobbiamo comprendere che non si tratta soltanto di offrire esempi ai fini di una migliore organizzazione del lavoro giudiziario e della ottimizzazione delle risorse. Non intendiamo soltanto sollecitare da lontano, con una sorta di segnale simbolico, un generale recupero di efficienza del sistema giudiziario. Invece, dobbiamo impegnarci perché la spinta alla valorizzazione delle buone prassi di organizzazione possa conferire ulteriore vitalità agli uffici giudiziari italiani. Il ruolo del Consiglio può diventare cruciale nel sostenere la diffusione e favorire adeguato sviluppo al loro monitoraggio, all’approfondimento e all’implementazione;
3) un percorso di autoriforma ed efficientamento delle attività del Consiglio, in attesa ed a prescindere, allo stato, dal percorso di riforma del CSM che il Ministro, anche in questi giorni, ha dichiarato di voler promuovere e sul quale, eventualmente, non mancheremo di esprimere il nostro approfondito punto di vista. Le attività del Consiglio sono troppo lente ed a volte distanti dalle urgenze che gli uffici giudiziari ci propongono e ciò nonostante il lavoro intenso e l’elevata professionalità competente della struttura e del personale tutto. Troppo spesso le decisioni intempestive costituiscono fattore di rallentamento e fonte di difficoltà per l’attività giudiziaria. Si impongono dunque decisioni più celeri, maggiore capacità di comunicazione istituzionale, decentramento e collaborazione con i Consigli giudiziari, per favorire un integrato autogoverno di prossimità. Occorre uno sforzo di semplificazione della normativa secondaria pletorica ed a volte poco comprensibile, un lavoro di revisione dei regolamenti. Abbiamo già iniziato con la reingegnerizzazione delle attività del Consiglio, con il tavolo paritetico con il Ministero della Giustizia, con l’avvio di revisione del Testo Unico per gli incarichi direttivi, con le visite e il confronto presso gli Uffici Giudiziari, tutte attività che dovremo meglio programmare e sviluppare.

Vorremmo, con queste iniziative e con le nostre proposte, certo tentare di assolvere bene alle molteplici funzioni del Consiglio ma anche contribuire al recupero di efficienza e di fiducia nel sistema giudiziario italiano, del prestigio della Magistratura e della sua alta funzione il cui valore è intimamente connesso alla capacità di offrire risposte celeri ed efficaci alla complessiva domanda di giustizia.
Signor Presidente, nell’elaborare soluzioni di cui questa proposta di risoluzione, e dunque questa seduta straordinaria dell’Assemblea plenaria, costituiscono una tappa significativa, il mio invito è che si faccia tesoro del Suo costante richiamo alla ricerca di punti di convergenza anche tra soggetti istituzionali investiti di competenze tanto diverse. Ho sempre colto, in questa Sua sottolineatura, l’intento di evitare che la dignità dei magistrati venga ingiustificatamente ferita da gratuite forme di delegittimazione. Vi è, in questo, qualcosa di più che l’imperativo di improntare i nostri rapporti con gli altri soggetti istituzionali al necessario principio di leale collaborazione.
Ella, nella seduta del Consiglio del 14 febbraio 2008, a proposito di tale cruciale, tema sempre attuale, ebbe a dire che “la politica e la giustizia, i protagonisti, ed ancor più le istanze rappresentative dell’una e dell’altra, non possono percepirsi come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco, anziché uniti in una comune responsabilità istituzionale”. A questa visione vogliamo ispirarci non rinunciando mai ad esercitare fino in fondo le nostre funzioni anche a tutela del prestigio e dell’autorevolezza della magistratura.
Risale al 2006 il Suo invito a che le nomine degli uffici direttivi siano tempestive, non siano esposte alle forche caudine di interminabili tentativi di mediazione che espongono un adempimento primario del Consiglio a polemiche sul condizionamento di visioni correntizie.
Queste, quando travalicano la normale dialettica, possono accrescere i rischi di paralisi rallentando l’attività consiliare; inoltre, finiscono per dare vita a logiche di lavoro e collocazione del Consiglio, quasi fosse un Organo separato, al vertice di un ordinamento sezionale. Sono quei rischi di chiusura ed autoreferenzialità che Ella ha sempre raccomandato di eludere, perché ci conducono fuori dalla prospettiva delineata dal Costituente e rischiano di far avvitare l’autogoverno della magistratura in una spirale di delegittimazione crescente che non possiamo permetterci e che anzi dobbiamo con i fatti contrastare, nella delicata fase che vivono il Paese e la Giustizia.
Anche per questo, mentre ci accingiamo ad affrontare l’impegno straordinario relativo al conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, preventivati, nell’anno che ci attende, in quasi 500 posizioni, ci siamo posti contestualmente gli obiettivi di velocizzare le procedure e precisare i criteri di merito, con la modifica della disciplina di rango secondario, di rafforzare la disponibilità di risorse professionali capaci di redigere le motivazioni, ed abbiamo indirizzato al Governo una motivata sollecitazione a valutare la possibilità di adeguare i tempi legislativamente scanditi con la riduzione dell’età pensionabile dei magistrati, al cronoprogramma che abbiamo ipotizzato.
Se il nuovo Consiglio conseguirà anche in parte gli ambiziosi obiettivi e gli altri che ispirano la proposta di risoluzione oggi incardinata, non soltanto migliorerà la qualità dell’esercizio delle sue funzioni istituzionali, ma contribuirà in concreto a rafforzare la credibilità e l’autorevolezza dell’Ordine giudiziario. Concludo, Signor Presidente, ringraziandoLa a nome di tutto il Consiglio, per la Sua alta testimonianza ed il Suo costante e poderoso lavoro al servizio delle nostre Istituzioni e del Paese.
Una parte importante della Sua attività è stata dedicata al Consiglio superiore della magistratura alle cui decisioni ha sempre riservato una speciale dedizione, che abbiamo avvertito anche in queste settimane faticose ma fruttuose di avvio della consiliatura.
Ribadisco che faremo tesoro di quanto Ella ci ha chiarito oggi, così come dei Suoi interventi succedutisi in questi anni, sempre animati dal convincimento del necessario e rigoroso rispetto inveramento del dettato costituzionale e della piena osservanza delle leggi, del più severo e corretto controllo di legalità nell’interesse dei cittadini, del rispetto del compito essenziale della magistratura, quali imperativi assoluti per la salute della Repubblica. Grazie Presidente, e tanti affettuosi auguri da tutti quanti noi.

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