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Discorso del Vice Presidente Giovanni Legnini in occasione dell’Assemblea generale della Corte di Appello di Milano per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015

discorsi e interventi


emanato il 24 gennaio 2015
Discorso del Vice Presidente Giovanni Legnini in occasione dell’Assemblea generale della Corte di Appello di Milano per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015

Saluto cordialmente le autorità convenute:

il Cardinale Angelo Scola,
il Vice Presidente della Corte costituzionale Giorgio Lattanzi,
il Presidente della Regione Roberto Maroni,
i Giudici costituzionali,
il Vice Ministro della Giustizia Enrico Costa,
il Primo Presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce,
il Sindaco Giuliano Pisapia,
i Senatori e Deputati,
le Autorità civili e militari,
la Stampa.

L’inaugurazione dell’anno giudiziario costituisce un momento vivificante per l’amministrazione della Giustizia:
un’occasione di riflessione e di proposte, in cui i distretti e il centro si confrontano, scambiandosi reciprocamente dati conoscitivi indispensabili per programmare iniziative positive per il futuro. E ciò assume particolare valore nella cultura del governo autonomo di prossimità che pervade il Consiglio superiore della magistratura.

Al riguardo, l’apprezzatissima relazione svolta dal Presidente Santacroce, nel corso della giornata di ieri, è stata illuminante e sarà per parte mia fonte di riflessione per l'impegnativa attivita' che ci attende.
Ringrazio il Presidente Canzio per l’ospitalità e l’illustrazione ricca di suggestioni fertili per le quali esprimo il mio pieno apprezzamento e vive congratulazioni.

Ella, Presidente Canzio, ha voluto riferirsi al “proficuo dialogo tra le Istituzioni dello Stato e la società civile, inteso quale valore fondante della Democrazia”. Cerco di pormi, quindi, nel solco metodologico segnato, soffermandomi sullo stato dei rapporti tra l’ordine giudiziario, in primis quello milanese, il Consiglio superiore e i grandi temi della giustizia italiana, percorsa dalla prolungata fase di crisi che caratterizza questo momento storico.


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Il resoconto delle attività e delle performance dell’Amministrazione della Giustizia nel Distretto milanese che Ella ha illustrato, ci offrono un quadro confortante, caratterizzato da molteplici risultati positivi, tra i quali risalta la tendenza discendente delle pendenze e l’elevato indice della stabilità/prevedibilità delle decisioni.

D’altronde, il quadro delineato si colloca in un contesto di diffusa elaborazione ed attuazione di buone pratiche che rendono gli Uffici giudiziari di primo e secondo grado di questo Distretto una frontiera dell’innovazione, per la quale ringrazio anch’io ciascuno dei magistrati, i capi degli Uffici, il personale e l’avvocatura, gli altri soggetti istituzionali e sociali esterni che hanno fornito il loro generoso contributo.

Già in occasione della presentazione del bilancio di responsabilità sociale del Tribunale, promossa dalla Presidente Livia Pomodoro che saluto e ringrazio, ho manifestato l’intenzione di fare tesoro della Vostra esperienza e dei Vostri risultati per l’elaborazione delle migliori soluzioni organizzative da proporre e diffondere da parte del Consiglio superiore della magistratura.

Oltre alle sfide che attendono l’intero sistema giudiziario, il Distretto sarà chiamato a fronteggiare il sicuro incremento della domanda di giustizia derivante dall’imminente avvio di Expo2015 che condurrà a Milano oltre 20 milioni di persone.

Per questo, aderendo alle sollecitazioni del Presidente del Tribunale, del Procuratore della Repubblica, dell’Avvocatura, con il sostegno espresso del Presidente della Corte d’Appello e del Procuratore generale, il Consiglio Superiore ha predisposto un programma straordinario di copertura degli organici sulla base delle indicazioni ottenute dalla Terza e dalla Quinta Commissione consiliare che si compone delle seguenti soluzioni:

1. la copertura già disposta da pochi giorni di sei posti di Consigliere di questa Corte di Appello, un posto di Consigliere della Sezione Lavoro della stessa Corte e due posti di sostituto procuratore generale della Repubblica.

2. Nelle prossime settimane, il bando straordinario di primo grado vedrà la pubblicazione di quindici posti vacanti per giudice destinati a questo Tribunale e di due posti di sostituto procuratore.

3. L’individuazione delle sedi dei magistrati di prima nomina in numero congruo alle esigenze straordinarie del Distretto, numero che dovrebbe attestarsi intorno alle 10 unita'.

4. L’istruttoria per la copertura del posto di Presidente di Sezione del Tribunale di Como verrà esaminata dalla Quinta Commissione del Consiglio nel corso della prossima settimana.

5. Sono in fase di definizione le procedure per la copertura del posto di un Procuratore Aggiunto presso la Procura di Milano e di Presidente del Tribunale di Lecco.

6. Circa la procedura di nomina del Presidente del Tribunale di Pavia, di cui è nota l’urgenza, il Consiglio provvederà in modo sollecito, una volta acquisiti i prescritti pareri del Consiglio Giudiziario.

In via generale, quanto alla copertura degli incarichi direttivi nel distretto, rileva evidenziare che permangono talune difficoltà affinchè il Consiglio possa chiudere le procedure di nomina degli uffici direttivi e semidirettivi; ciò a causa dello stato di sofferenza in cui versano i Consigli Giudiziari, non sempre in grado di esitare in tempi congrui i pareri necessari al completamento delle istruttorie consiliari. Si tratta di un problema diffuso pressoché in tutti i distretti. L’organo di autogoverno ne è avvertito a tal punto che un progetto di modifica del Testo Unico sulla dirigenza è in corso di trattazione in Quinta commissione, e tende a compiere un’opera di snellimento e riconduzione a sintesi dei modelli di redazione dei pareri attitudinali.


In definitiva, contiamo di poter assegnare al distretto, prima dell’avvio di Expo 2015 circa 28 magistrati, ivi inclusi i direttivi e semidirettivi gia' menzionati e previa acquisizione dei pareri da parte di ciascun Consiglio Giudiziario coinvolto nei singoli procedimenti, oltre ai suindicati magistrati di prima nomina.


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Signor Presidente, Signore e Signori, la Giustizia italiana è impegnata in un complesso percorso di transizione. Da un lato, gli effetti della grave crisi economica e sociale accentuano l’insoddisfazione dei cittadini nei confronti del sistema giudiziario e la percezione non positiva dentro e fuori dai nostri confini nazionali; dall’altro lato, le innovazioni digitali, le novelle legislative da ultimo entrate in vigore e la diffusione, sia pure ancora disomogenea, di modelli organizzativi efficienti, dimostrano che è possibile conseguire risultati positivi, superando la sterile reiterazione delle analisi e gli approcci inconcludenti.

Occorre contrastare lo scoramento troppo diffuso e incentivare la fiducia ancorandola a basi di consapevolezza nuove circa la cruciale missione affidata all’Ordine giudiziario nel pieno dispiegarsi degli effetti della grave crisi economica e sociale di questi anni e delle trasformazioni epocali in atto.

Le disfunzioni giudiziarie non solo disincentivano l’economia sana, ma, per contro, rischiano di alimentare quella malata.

La criminalità organizzata approfitta dell’inefficacia della risposta giudiziaria; si infiltra, in modo liquido, nel tessuto connettivo societario e, alimentando la corruzione diffusa, sottrae all'economia legale enormi risorse, sfibrando ulteriormente i servizi pubblici, tra cui ovviamente il servizio giustizia.

Il processo recessivo si presenta dunque circolare poiché – impiego una felice espressione del Presidente Canzio - “la distanza tra la giustizia attesa e necessaria e il diritto applicato” deprime gli investimenti ed ingenera sfiducia; l’illegalità diffusa, a sua volta, sottrae risorse pubbliche e gravando il carico giudiziario, debilita ancor di più il funzionamento dei servizi di giustizia.

Si comprende, quindi, quanto sul sistema giudiziario italiano gravino nuove ed inedite domande incidenti sulle sorti di un’intera comunità, dei fondamentali della sua economia, del tessuto connettivo societario, persino della sicurezza interna ed internazionale.

E se tutto ciò è vero, va da sé che il percorso delle riforme, gli investimenti ancora necessari, il rafforzamento delle strutture, del personale, degli organici, insomma tutte le domande che il mondo della giustizia italiana pone all’Esecutivo e al Parlamento, non possono più essere relegate dentro le pur esistenti ristrettezze finanziarie e gli spazi angusti, perché da altri temi occupati, del procedimento legislativo ordinario. Come ho già avuto modo di evidenziare nella giornata di ieri, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Suprema Corte di Cassazione, la questione giustizia deve assurgere al rango di grande priorità nazionale, deve occupare lo spazio riservato alle poche principali scelte strategiche; lo impongonola Costituzione, la contingenza storica e conviene al Paese.

Del resto, già Francesco Carnelutti, nel suo celebre scritto sulla crisi della legge, osservava: “Se si tratta di risolvere sul serio il problema della magistratura, che è per nove decimi una questione economica, anche ai nostri uomini migliori manca la risolutezza”

Occorre, dunque, un mutamento di paradigma. La Giustizia quale fattore decisivo per il recupero di fiducia dei cittadini, leva per restituire prestigio e credibilità anche internazionale al nostro Paese.

Se tale ambizione vuole essere coltivata, non è più sufficiente un approccio settoriale, per addetti ai lavori, né le opzioni normative possono essere adottate a ridosso degli eventi e delle emergenze. Occorre definire con maggior precisione il punto di partenza e quello di arrivo, definire una linea stabile che non può vacillare ogni volta che si verifica un mutamento del quadro politico o un’oscillazione degli umori dell’opinione pubblica.
La relazione al Parlamento del Ministro della Giustizia, lo scorso 19 gennaio, illustra, al riguardo, passi compiuti e obiettivi da raggiungere in una direzione che appare condivisibile.

Occorre che ciascuno faccia la propria parte e il Consiglio superiore intende assolvere ai propri compiti sulla base di precisi obiettivi programmatici già definiti o in via di definizione.

Con l’adozione di una risoluzione volta a preparare la relazione al Parlamento sullo stato dell’amministrazione della giustizia, Il Consiglio ha intrapreso un percorso di rinnovamento, peraltro tenuto a battesimo, lo scorso dicembre, dall’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, cui rivolgo un deferente e grato pensiero.

Il Consiglio ha innanzitutto avviato un’approfondita attività di revisione della normativa secondaria concernente il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, orientata a rendere le relative procedure, spesso gravate da un eccessivo carico procedimentale, più snelle, efficienti e funzionali.

La sfida è tra le più delicate, poiché riesaminare il Testo Unico sul conferimento degli incarichi direttivi è decisivo, non solo al già citato fine di accelerare e semplificare le procedure in vista delle scadenze che attendono il Plenum e la Quinta Commissione del Consiglio, ma anche per garantire un’obiettività e una certezza dei criteri di valutazione cui gli aspiranti possano guardare in anticipo, riducendo l’aleatorietà o l’eccessiva dispersione di sistemi valutativi, i quali, stratificatisi nel tempo, possono risultare non facilmente predeterminabili e conoscibili.
Al riguardo, il Consiglio procede a ritmi serrati per far fronte alle scadenze. Rimane auspicabile che il Governo e il Parlamento valutino se l'effetto indotto dall'abbassamento dell'età per il collocamento a riposo dei magistrati, che obbligherà il Consiglio a deliberare l’attribuzione di quasi cinquecento incarichi in un tempo ristrettissimo, sia o meno sostenibile. Il Consiglio Superiore ritiene che tale impresa non sia ragionevolmente perseguibile e, non a caso, ha proposto una calendarizzazione biennale delle procedure di rinnovo, data l’eccezionalità della situazione congiunturale, soluzione peraltro prospettata ieri anche dal Presidente Santacroce.

Il già citato valore nell’elaborazione delle buone pratiche organizzative e di comunicazione costituisce uno stimolo per il Consiglio a farsi carico di diffonderne e censirne l’impiego. Si tratta, peraltro, di un elemento da collocare nel più ampio quadro del rilancio e dell’integrazione dei rapporti tra il Consiglio superiore e ciascun Consiglio giudiziario, per garantire un’offerta di giustizia di prossimità, legata alla specificità del territorio e alle variegate esigenze organizzative che caratterizzano l’attività di ciascun ufficio.

Vogliamo con ciò assumere quale obiettivo prioritario dell’attività consiliare il determinante tema dell’organizzazione giudiziaria, nella consapevolezza dei reciproci limiti di competenza del Consiglio e del Ministero della Giustizia sulla base della costante interpretatione dell’articolo 110 della Costituzione.
Occorrerà, inoltre, tener conto degli sviluppi evolutivi che si profilano nel ruolo e nelle funzioni esercitate dagli appartenenti all’ordine giudiziario. Si tratta di un fenomeno complesso, indotto in gran parte da novità normative. Mi riferisco, in ambito penale, al profilarsi dell’istituto dell’archiviazione immediata nei casi di particolare tenuità del fatto, per la limitata rilevanza e offensività della condotta illecita, oppure alla sospensione del processo, fin dal termine delle indagini, nei riguardi degli irreperibili.

Comune a tutti gli attori istituzionali deve essere, tuttavia, lo scopo primario che vede oggi il Consiglio parte attiva e in prima linea. E’ il contrasto alla delegittimazione, elemento cruciale dell’odierna crisi della giurisdizione che rischia di risolversi anche nell’affievolimento della credibilità dello stesso autogoverno e può condurre a scivolare in tentativi di riforma non meditati. Il recupero di autorevolezza e prestigio non è antidoto miracoloso ma cura quotidiana e si ottiene anche con il saggio ma deciso esercizio di riformismo interno.

Ho accennato ad alcuni elementi di questo percorso, ma altri ve ne sono e giustificano un cauto ottimismo: la completa attuazione del processo di reingegnerizzazione delle attività e delle procedure consiliari, la modifica del Regolamento interno, l’incremento e l’adeguamento delle tecniche di comunicazione istituzionale, l’integrazione delle soluzioni organizzative con l’indirizzo politico sulla Giustizia.

Ben al di là dei recenti fatti balzati alle cronache, l’esperienza maturata circa l’applicazione della disciplina del trasferimento di ufficio di cui all'art. 2 Legge Guarentigie (come modificato dall'art. 26, primo comma, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109), ha evidenziato una portata assai limitata dell’ambito di operatività di quest’istituto. E ciò a causa dell’inevitabile “conflitto” con il trasferimento di ufficio quale conseguenza del procedimento disciplinare.

Pertanto, è auspicabile una modifica legislativa che consenta l’introduzione di strumenti idonei ad attribuire al Consiglio un più efficace potere di intervento su situazioni oggettivamente pregiudizievoli della «fiducia dei cittadini verso la funzione giudiziaria e nella credibilità di essa», e ciò anche quando tali situazioni siano state determinate da condotta “colpevole” del magistrato, indipendentemente dalla configurabilità di un illecito disciplinare e dall’attivazione del relativo procedimento.

Peraltro, non può non tenersi conto che in seguito alla riforma del 2006 l’organizzazione e il funzionamento delleProcure sono improntati ad elementi più netti di gerarchia attribuita a ciascun capo dell'Ufficio. Di tale elemento il Consiglio è chiamato a tenere conto continuativamente e nei diversi ambiti procedurali in cui maturano le scelte del governo autonomo sulla magistratura requirente.

Nel complesso, alla luce dei rilievi svolti, si tratta di seguire un percorso di autoriforma che abbia l’ambizione di accrescere l’autorevolezza del Consiglio nei confronti dei magistrati, ma che persegua anche il più ampio obiettivo di ricollocare la sua attività nel vivo delle aspirazioni dell’intera comunità istituzionale e civile.

Al riguardo sono orgoglioso di poter citare le parole di Emilio Alessandrini - cui è dedicata, insieme a Guido Galli, questa splendida Aula e del quale proprio in questi giorni ricorre l’anniversario del sacrificio. L’indimenticato magistrato nel 1977 ribadiva l’esigenza della“partecipazione popolare alle istituzioni, fra cui quella giudiziaria; istituzioni che dovranno essere sentite come proprie dai cittadini; e di qui il sentimento e l’orgoglio della loro difesa… , che è applicazione di quel principio di solidarietà sociale previsto nell’art. 2 della Costituzione”.

Quel richiamo è vivo ancora oggi e ci dovrebbe sempre guidare, perché guarda proprio all’esigenza di una nuova legittimazione e di un ritrovato prestigio che occorre circondi i componenti dell’ordine giudiziario.
Insieme con Emilio Alessandrini, consentitemi di ricordare, in coincidenza con il 70° anniversario della Resistenza, la figura di Ettore Troilo e ciò non per la comune provenienza territoriale che mi lega ad entrambi.

Ettore Troilo fu Comandante della Brigata Maiella e, in seguito, Prefetto di Milano nell’immediato dopoguerra, contribuendo non poco ad avviare la ricostruzione materiale e morale di questa città adoperandosi, tra l’altro, per la riapertura del Teatro alla Scala e della Fiera e per la nascita del Piccolo Teatro di Milano.

Alessandrini e Troilo, due uomini, un magistrato e un avvocato, capaci di testimoniare l’uno con il sacrificio, l’altro con l’esperienza coerente di una vita, i valori inverati dalla celebre affermazione, che fu del Calamandrei: “la libertà è condizione ineliminabile della legalità; dove non vi è libertà non può esservi legalità”.

Nel ricordo di questi grandi uomini e servitori delle Istituzioni, rivolgo a tutti voi i miei migliori auguri per questo anno giudiziario che si apre oggi.

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