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Discorso del Vice Presidente Giovanni Legnini alla inaugurazione dei corsi della Scuola Superiore della Magistratura per l'anno 2015 a Scandicci

discorsi e interventi


emanato il 24 febbraio 2015
Discorso del Vice Presidente Giovanni Legnini alla inaugurazione dei corsi della Scuola Superiore della Magistratura per l'anno 2015 a Scandicci
Signor Presidente,

Onorevole Ministro,

Professor Onida,

Autorità tutte,

Magistrati,


desidero innanzitutto congratularmi per l’elevato livello didattico ed organizzativo che, in così breve tempo, la Scuola Superiore della Magistratura ha raggiunto e per la dedizione e la passione dimostrata nel conseguire livelli formativi degni dell’alta funzione attribuita dal legislatore a questa istituzione.

Ebbi già modo di affermare, in occasione della visita alla Scuola di una delegazione del Consiglio Superiore della Magistratura lo scorso mese di novembre, che è intenzione dell’organo di governo autonomo, nell’esercizio delle prerogative attribuitegli dalla legge, sviluppare una cooperazione attiva e costante e un indirizzo effettivo per la programmazione dei percorsi formativi e per la valutazione degli esiti delle attività didattiche. Occorre, infatti, superare l’iniziale “freddezza” nei rapporti, certo determinata, al di là delle volontà di ciascuno, dal venir meno dell’esclusiva riserva dell’attività formativa in capo al Consiglio Superiore.

Quale Senatore della Repubblica condivisi, nel 2006, la scelta di dare vita alla Scuola Superiore e, in qualità di Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, sono oggi ancor più convinto del valore di tale opzione che va interpretata, per quel che riguarda il ruolo consiliare, non tanto alla stregua di un “committente” dei percorsi formativi, ma all’insegna del reciproco ascolto e dello scambio continuo di orientamenti, valorizzando i ruoli a ciascuno assegnati dalla legge. Infatti, si situa proprio nel biennio 2005 – 2006 il decisivo scarto di direzione da parte del legislatore che concentrò nella Scuola Superiore della Magistratura la competenza esclusiva, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo numero 26 del 2006, in punto di formazione dei magistrati. Si trattò di un approdo fortemente indotto da altri modelli continentali e, mi permetto di aggiungere, anche dalla felice elasticità di scelte consentite dalle disposizioni costituzionali in materia di ordine giudiziario. Non posso prescindere dall’evidenziare i valori compositivi del tracciato delineato dai Costituenti, i quali nell’articolo 105 della Carta fecero confluire le competenze devolute al Consiglio Superiore della Magistratura, in chiave di guarentigia dell’indipendenza e dell’autonomia, mentre con la celebre espressione recata dall’articolo 110, ultima parte, vennero attribuiti al Ministro “l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”. Dunque, le scelte normative per lo svolgimento delle attività formative trovano spazi di disciplina relativamente elastici, ma questo non deve indurre, per alcuna ragione, a sottovalutarne la portata strategica e i decisivi effetti sull’intero ordinamento giuridico. Infatti, la formazione permanente si pone a un crocevia poiché è presupposto dell’effettiva autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario, ma è anche attività che determina notevoli riflessi organizzativi ed effetti cruciali sull’offerta di giustizia. Dunque, costituisce una delle più rilevanti scelte di politica della giurisdizione cui è chiamato il sistema giuridico.

E ancora oggi, tra Consiglio Superiore e Scuola, vi è indubbiamente una comunanza di fini che non deve mai venire meno: dotare l’ordinamento italiano di Magistrati preparati, aggiornati e specializzati, nel superiore interesse della Giustizia italiana e, in definitiva, dei cittadini primi destinatari dell’elevata professionalità di chi esercita la giurisdizione.

Saluto il Presidente della Repubblica che ci onora con la Sua presenza. Signor Presidente, sono certo che il Suo intervento farà da stimolo e sarà di buon auspicio perchè, anche in questo nuovo ciclo formativo, le attività della Scuola siano nutrite di nuovo slancio e si rivelino proficue e stimolanti per tutti i magistrati che vi prenderanno parte. E invero, per le ragioni che illustrerò a breve, l’anno formativo che s’inaugura oggi si annuncia determinante per la Scuola Superiore della Magistratura, per l’attività del Consiglio Superiore e per l’ordine giudiziario.

Lo sviluppo delle attività di formazione permanente viene assumendo, ormai, un peso decisivo e stabile per la cultura della giurisdizione.

E’ definitivamente compiuto il percorso che ha consentito di superare una concezione delle funzioni formative incentrate al solo momento, pur cruciale, dell’accesso ai ruoli, proiettandole all’opposto lungo tutto il percorso di carriera dei magistrati. E non potrebbe essere altrimenti poiché la preparazione approfondita e costante, l’aggiornamento permanente degli appartenenti all’ordine giudiziario costituisce la chiave di volta per vincere sfide nuove e complesse.

La sempre maggiore integrazione nel sistema di Giustizia e Affari Interni dell’Unione Europea e nella trama delle relazioni internazionali in materia giudiziaria nonché la progressiva evoluzione dell’ordinamento giuridico in cui s’iscrive l’attività magistratuale, conferiscono valore decisivo alla formazione dei giudici e dei procuratori. A riconoscerlo, sin dal 2003, fu anche la rete di Lisbona in seno al Consiglio d’Europa, dai cui lavori emerse, tra l’altro, che la soluzione preferibile, al fine di collegare la formazione alle funzioni e alla carriera in magistratura, consiste nel far sì che la partecipazione alle attività formative, “oggettivamente considerata, possa essere tenuta in debito conto ai fini della valutazione di professionalità”.

Ma vi è di più. Mutamenti di vaste proporzioni sono in atto o alle viste anche nel più limitato ambito dell’ordinamento giuridico interno. Basti pensare alle innovazioni che via via investono il sistema penale con l’introduzione di una causa di non punibilità per i fatti delittuosi di particolare tenuità, nonché con il profilarsi di ampie modifiche ad interi settori del diritto penale sostanziale; cito, tra tutte, la riforma organica dei delitti ambientali, in questi giorni in discussione in Senato, la modifica del reato di corruzione, la disciplina penale contenuta nell’ambito della riforma fiscale e le più recenti novità normative in materia di contrasto al terrorismo internazionale.

E ancora, l’introduzione del processo civile telematico e, a seguire, la progressiva digitalizzazione anche degli atti del processo penale, le rilevanti e recenti modifiche introdotte in seguito alla conversione del decreto legge 12 settembre 2014, n. 132, sul processo civile, cui seguirà, mi auguro al più presto, la riforma organica del rito, di recente varata dal Consiglio dei Ministri.

E’ anche alla luce di queste profonde innovazioni, talune già vigenti altre in corso di perfezionamento - per le quali mi permetto di ringraziare il Ministro per l’importante e difficile lavoro che quotidianamente svolge e per il dialogo con il governo autonomo della magistratura ordinaria - che occorre domandarsi verso quale profilo di magistrato si tenda nel prossimo futuro e, dunque, quali traguardi perseguire nell’organizzazione dei progetti di formazione.

Da quest’anno l’attività della Scuola si arricchisce di un profilo di enorme rilevanza che coinvolge i magistrati aspiranti agli incarichi direttivi e semidirettivi. Mi riferisco ad una specifica attività di formazione ancora, allo stato, volontaria e sperimentale ma che, nei prossimi mesi, occorrerà svolgere in via stabile e continuativa in corrispondenza del progressivo incremento di peso che verrà conferito agli stessi percorsi formativi, al fine di affrontare la selezione per il conseguimento degli incarichi dirigenziali.


Il Consiglio Superiore annette a tale specifico profilo di aggiornamento e conoscenza estrema rilevanza dal momento che, in generale, l’attività della Scuola confina e si fonde, quanto a propositi ed obiettivi, con molte delle competenze degli organi consiliari sulla materia. Un’adeguata preparazione costituirà criterio selettivo delle candidature e risulterà decisiva per l’esercizio efficiente delle funzioni di vertice degli uffici giudiziari con tutte le immaginabili conseguenze in ordine al recupero di efficienza che costituisce la priorità comunemente individuata e perseguita da tutti gli attori del sistema.

Inoltre, il risultato, in termini di formazione devoluta alla Scuola, è destinato ad integrarsi, anche de iure condendo, con i criteri contenuti nel testo unico per il conferimento degli incarichi direttivi, alla cui revisione sta presiedendo, peraltro, la Quinta Commissione.

Del resto, va ribadito che è ormai impossibile prescindere da un’idonea azione formativa, pienamente integrata con le procedure di conferimento in favore dei magistrati che aspirano a ricoprire gli incarichi dirigenziali. Ci guida, al riguardo, l’articolo 26-bis del decreto legislativo n. 26 del 2006, il quale statuisce due principi di assoluto rilievo. In primo luogo, dispone che la partecipazione ai corsi di formazione è condizione di ammissibilità per concorrere all’attribuzione degli incarichi direttivi e semidirettivi; in secondo luogo, introduce un elemento di valutazione, sia pure “con esclusivo riferimento alle capacità organizzative”, che viene compiuto dal comitato direttivo della Scuola sulla base delle schede valutative dei docenti. Un punto, quello della valutazione degli esiti della formazione, che costituisce uno snodo delicato e ricco di implicazioni che occorrerà approfondire e sviluppare al fine di prevenire rischi di infruttuose interferenze nelle reciproche attribuzioni.

Quel che è certo è che il Consiglio si farà carico, su più fronti, proprio di conferire valore ai percorsi formativi al fine di garantire una maggiore attendibilità, analiticità e oggettività della nuova definizione dei criteri di valutazione.

Non sfugge, in definitiva, il positivo rilievo di questo avvio di esperienze concrete che confermano, peraltro, l’esigenza di raggiungere - nei rapporti tra Consiglio e Scuola in questo decisivo ambito -, e cito una celebre sentenza della Corte costituzionale, quella “meta e direttiva di ogni attività giurisdizionale e legislativa, vale a dire la spinta a conseguire un armonico sviluppo dell’ordinamento giuridico, in modo che le singole norme non siano considerate isolate e chiuse, ma confluiscano in uno sforzo per eliminare le discordanze, le disarmonie, le discrepanze, le lacune”. In sostanza, è bene concorrere ad una raffinata e continua opera di coordinamento nell’esercizio delle rispettive funzioni, in conformità al principio di leale collaborazione, tra il Consiglio e la Scuola, sull’intero versante del procedimento di attribuzione degli incarichi direttivi e semidirettivi.

E ancora, la Scuola rappresenta un punto di riferimento obbligato per riflettere in modo costruttivo e proficuo sulle regole per l’accesso alla magistratura e per le modalità di svolgimento del periodo di tirocinio. E’ indispensabile considerare che, in forza dell’applicazione del contesto normativo vigente, si accede ai ruoli della magistratura ordinaria in un’età media più avanzata che in passato. Per contro, le recenti modifiche introdotte alla disciplina per il collocamento obbligatorio a riposo hanno inciso in profondità sui percorsi di carriera, ormai decisamente più brevi.

Vi è poi da tenere conto, con sguardo lungo, delle nuove diversificazioni e delle crescenti specializzazioni che contraddistinguono in modo sempre più evidente le esigenze del sistema di Giustizia; si tratta di elementi che troveranno nella riforma organica del processo civile un’evoluzione ulteriore, con particolare riferimento al Tribunale delle Imprese e a quello della Famiglia.

Queste tendenze inducono ancora una volta a riconoscere il sempre più avvertito bisogno di una formazione specialistica che corrisponda, in buona sostanza, a percorsi di carriera coerenti e omogenei. Basti riferirsi, ad esempio, all’implicita propensione ad inverare una separazione fattuale tra le carriere, giacchè procedure, contatto con le regole processuali, predisposizioni personali, esperienze maturate, hanno reso meno intensa, negli ultimi anni, l’osmosi tra l’esercizio delle funzioni requirenti e le funzioni giudicanti e, per conseguenza, il crollo drastico dei tramutamenti.

L’accrescimento delle difficoltà gestionali e della complessità del lavoro del Magistrato, la crescente attenzione dei media e dell’opinione pubblica sugli esiti dell’attività giurisdizionale, oltre, ovviamente, alla delicatezza della funzione in quanto tale, contribuiscono a fare proprio dell’esperienza acquisita e delle metodologie di lavoro sviluppate, la modalità preferenziale ed imprescindibile per vedere coronate le proprie aspirazioni a procedere ed evolvere professionalmente e nella carriera. Ritengo, al riguardo, che il programma dei corsi di formazione per il biennio 2014 - 2015 , da parte della Scuola, si sia qualificato proprio in questo senso, cioè per la consapevolezza e la coerenza nell’affrontare le problematiche più spinose che coinvolgono le funzioni magistratuali, investite da importanti novità normative, problemi applicativi particolarmente avvertiti, esigenze di formazione della sensibilità particolarmente delicate.

In proposito, torno ad accennare proprio alla diffusa trattazione delle principali novità connesse con l’implementazione del processo telematico, alle questioni inerenti l’applicazione e l’esecuzione delle misure di sicurezza, alla luce delle modifiche apportate al sistema dal legislatore del 2014, all’analisi del rendimento ottenuto dalla sperimentazione del Tribunale delle imprese. Tutti temi, questi, oggetto di trattazione della Scuola tra il secondo semestre del 2014 e l’avvio di quest’anno.

Le decisioni assunte dalla Scuola e dal Consiglio negli ultimi mesi appaiono, quindi, meritevoli di sostegno e condivisione. Lo sviluppo della formazione decentrata è certamente funzionale ad integrare una visione della giustizia di prossimità; incrementa la qualità della giurisdizione e contribuirà a conseguire miglioramenti nel compensare le rilevanti discrasie dell’offerta di giustizia che si registrano oggi tra i differenti distretti di Corte d’Appello. Si tratta di una direttrice di fondo coerente con l’opera di diffusione capillare delle buone pratiche organizzative che costituisce, tra gli altri, un elemento qualificante del programma di questa consiliatura dell’organo di governo autonomo.

Un ultimo pensiero va naturalmente proprio ai magistrati ordinari in tirocinio, per i quali la fase di formazione semestrale presso la Scuola costituisce anche un’esperienza umana e di confronto costante, quasi quotidiano, con i propri colleghi e colleghe, preludio alla seconda parte, quella annuale, effettuata presso gli uffici giudiziari.

E’ noto che le modalità di svolgimento di queste due sessioni del periodo di tirocinio sono regolate da una delibera del Consiglio Superiore il quale, posso assicurarlo, è consapevole del significato di questa fase che segue l’assunzione in ruolo dopo il concorso e apre l’esperienza in servizio con il carico di responsabilità e le sfide culturali che essa inevitabilmente comporta.

Appare, infine, auspicabile, nell’ottica di fornire risposte di aggiornamento e di riflessione tempestive, seppur su temi puntuali e circoscritti, impegnare il ruolo del Consiglio nella prospettiva di promuovere sedi seminariali di confronto e approfondimento che concernono i temi di più stringente attualità. Al riguardo, occorre privilegiare la promozione congiunta di iniziative che postulano un’assunzione di responsabilità condivisa da parte dell’intero ordine giudiziario ed anche da altri operatori professionali del diritto. Non sembri in alcun modo tale intento un’invasione nel campo della Scuola; al contrario, costituisce soltanto un modo per concretizzare e completare quella cooperazione attiva cui mi sono riferito in avvio di questo intervento e per coinvolgere tutti gli attori istituzionali interessati alla formazione degli appartenenti all’ordine giudiziario. Si tratterebbe, infatti, di momenti di studio e confronto, le cui modalità andranno nel caso definite e concordate, utili anche a preparare la redazione delle linee guida sulla formazione annuale.

Naturalmente, rimane fermo che le residue competenze del Consiglio si dovranno sviluppare eminentemente sul piano organizzativo, utilizzando appieno le straordinarie risorse professionali e culturali di cui dispone la Scuola.

Rivolgo quindi a tutti voi i miglior auguri per il periodo di formazione per l’anno 2015, da parte mia personale e di tutto il Consiglio Superiore della Magistratura, e ringrazio ancora il Professor Onida, gli organi direttivi della Scuola, il Segretario Generale, per la professionalità e l’impegno riservati alla formazione dei Magistrati italiani.
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