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Discorso del Vice Presidente Giovanni Legnini all'incontro con i Magistrati Ordinari in Tirocinio nominati con D.M. 20 febbraio 2014

discorsi e interventi


emanato il 09 marzo 2015
Discorso del Vice Presidente Giovanni Legnini all'incontro con i Magistrati Ordinari in Tirocinio nominati con D.M. 20 febbraio 2014
Signor Presidente della Repubblica,

è un onore per me introdurre alla Sua presenza i nuovi magistrati ordinari in tirocinio.
Mi permetta di ringraziarLa per aver immediatamente dato, a pochi giorni dalla sua elezione, la disponibilità a presenziare a questa cerimonia.

La solennità della presentazione dei giovani magistrati al cospetto del Capo dello Stato assume un significato assai più rilevante del semplice momento di incontro poiché coincide con l'alto valore simbolico dell’assunzione delle funzioni da parte di 346 nuovi magistrati ordinari.
A loro è affidata una missione complessa e delicata che assume tanto più peso e ruolo quanto più lo stato costituzionale di diritto muta rapidamente.
Quella odierna è un’investitura che ha la duplice funzione di conferire forza e consapevolezza del ruolo e dell’appartenenza all’ordine giudiziario di ciascuno dei giovani magistrati qui presenti.

I tratti dell'alto valore di tale appartenenza sono sintetizzati nella traccia dell’art. 104, primo comma, della Costituzione il cui incipit, nell’affermare la natura della magistratura quale ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, stabilisce il fondamento della posizione del giudice nell’ordinamento italiano; un ruolo, quello magistratuale, ulteriormente rafforzato dal primo comma dell’art. 106 della stessa Carta costituzionale il quale statuisce che le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso. Dunque, la dura selezione concorsuale superata deve costituire, al contempo, elemento di soddisfazione e fonte di consapevolezza delle grandi aspettative sulle funzioni e sulle attitudini dei nuovi magistrati.

Nell’arco di un ventennio, l’analisi dei dati emergenti dalle procedure concorsuali espletate lascia intendere che l’età media per l’assunzione delle prime funzioni va ormai innalzandosi, anche in virtù della lentezza delle procedure di selezione cui occorrerà porre rimedio.

All'innalzamento dell'età di assunzione delle funzioni si aggiunge, da quest'anno, la corrispettiva riduzione, in virtù del recente intervento del legislatore, del limite massimo per il collocamento a riposo. Due elementi cui conseguono percorsi di carriera più brevi rispetto al passato e che rafforzano l’esigenza di una concentrata programmazione concorsuale, caratterizzata da bandi a scadenze regolari e volta a mantenere la continuità e l’adeguatezza del contingente di magistrati in ruolo, comunque destinato, nel breve periodo, a subire un decremento.

Questo evento augurale è l’occasione per esprimere ai nuovi magistrati sentimenti di viva speranza e grande fiducia che si accompagnano ad un convinto incoraggiamento nell’affrontare le difficoltà di un impegno che assume caratteristiche nuove e assai variegate.

Non intendo soffermarmi sulla cruciale portata della funzione giurisdizionale nelle fasi di crisi come quella che da anni attraversa il Paese.

Mi preme soltanto sottolineare come alle gravi difficoltà economiche e finanziarie che hanno profondamente segnato la storia recente, si accompagnino diffusi fenomeni di disagio sociale e culturale che investono inesorabilmente il mondo del diritto nella sua interezza.

Crescenti aspettative e nuove domande vengono rivolte alla giurisdizione, la quale è chiamata a farsi carico degli effetti dei prolungati fenomeni di crisi e ad essere spesso destinataria di domande improprie, frutto di una sfiducia, cresciuta negli anni passati, nella capacità delle Istituzioni di fornire le risposte attese e dovute. A fronte della lentezza delle soluzioni normative, troppo spesso si sono scaricate sulla giurisdizione le aspettative nutrite dalla cittadinanza e dagli attori economici.

Occorre quindi essere consapevoli che l’autorità giudiziaria, oltre a dover integrare, mediante l'esercizio delle funzioni giurisdizionali, la tutela delle libertà e dei diritti sociali previsti dalla prima parte della Costituzione, è anche chiamata a rendere effettive le esigenze di certezza e prevedibilità dell’intero sistema giuridico.

Infatti, il servizio giustizia è sempre più individuato come uno degli snodi fondamentali attraverso il quale perseguire una rinnovata stabilità sociale, una ripresa economica basata sulla prevedibilità dei tempi di decisione, nonché la concreta difesa delle posizioni di maggiore sofferenza diffuse nel Paese.

Il metodo per conseguire tali risultati dipende anche dalla costanza con cui l’intero ordine giudiziario saprà coltivare l’eccellenza professionale, la formazione e l’aggiornamento continui, l’apprendimento di nuove e determinanti capacità organizzative e gestionali. E qui torno a ringraziare la Scuola Superiore della Magistratura per il prezioso lavoro di questi primi tre anni di attività.

È questo il complesso dei fattori che ci induce a parlare di una nuova cultura della giurisdizione che va affermata coltivando sensibilità verso l’apertura culturale e mediante il dialogo, scevro da qualsiasi rigidità, anche con scienze diverse da quella giuridica.

Si tratta di un elemento di non poco conto giacché esso riflette l’esigenza di offrire giustizia alla cittadinanza rispondendo a domande che si situano su terreni nuovi e caratterizzano la vita della società contemporanea; mi riferisco, in primo luogo, ai mutati rapporti tra diritto e nuove tecnologie, alle emergenze ambientali, alla dimensione globale delle dinamiche economiche e al carattere sempre più diffusivo e liquido delle criminalità e delle mafie.

Proprio su questo terreno si misura oggi il grado di legittimazione attribuito all’ordine giudiziario e la sua autorevolezza. Questione non facile poiché l’appartenenza ad un ordine diffuso implica, in certa parte, legare le proprie sorti ed il consenso sociale sulla propria opera, all’attività e alla responsabilità dei colleghi. Ma occorre evitare di indulgere in chiusure corporative, né è utile sentirsi astretti a vincoli di appartenenza che comprimono l’autonomia di giudizio e la capacità di approfondimento; ci si deve guardare dalle lusinghe dell’effimero protagonismo, che è opportuno cedano il passo a una seria meditazione su un nuovo rapporto con la comunicazione ed i suoi molteplici mezzi.

Concludo questo mio breve saluto di presentazione rivolgendo a tutti voi un convinto invito a nutrire fiducia, a riporla in voi stessi, nei vostri colleghi, in una solidarietà che deve anche accompagnarsi ad orgoglio ed entusiasmo nell’affrontare una stimolante sfida culturale e professionale.

La vincerete con la capacità di mantenere una forte consonanza con la società cui offrire Giustizia. Siate infine consapevoli che anche nelle vostre mani è riposta una parte non minima delle speranze di evoluzione e sviluppo della convivenza civile del nostro Paese.

Vi rinnovo la mia stima e Vi formulo fervidi auguri di buon lavoro per il cammino che oggi intraprendete, nell’auspicio che dall’esercizio delle importanti e delicate funzioni che state per assumere, discendano per Voi grandi soddisfazioni professionali e di vita.
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