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Criteri e presupposti per l’applicazione dei giudici di pace ai sensi dell’art. 6 della legge n. 57/2016.

circolari e risoluzioni - VIII commissione


05 ottobre 2016
Criteri e presupposti per l’applicazione dei giudici di pace ai sensi dell’art. 6 della legge n. 57/2016.

La circolare de qua è stata adottata dall’Organo di autogoverno in attuazione della delega contenuta all’art. 6 della L. n. 57/2016 (rubricato “applicazione dei giudici di pace”), a termini del quale “La scelta dei giudici di pace da applicare è operata secondo criteri obbiettivi e predeterminati, indicati, in via generale, con deliberazione del Consiglio superiore della magistratura.

Nell’atto consiliare si evidenzia in primis che è ancora vigente l’istituto della reggenza del giudice di pace all’interno del circondario, disciplinato dall’art. 3, 2° comma, L. n. 374/91 (giammai abrogato in via tacita o implicita), che coesiste, pertanto, con quello, di nuova istituzione, dell’applicazione del giudice di pace all’interno del distretto, suscettibile di venire in rilievo anche laddove non sussistano vacanze di organico nell’ufficio interessato, ma sia comunque necessario potenziarne il funzionamento (art. 1) e declinabile secondo i modelli operativi del “tempo pieno” e del “tempo parziale” (art. 3, 1° comma).

Si stabilisce inoltre che il provvedimento di applicazione compete al Presidente di Corte d’Appello (art. 2), che potrà adottarlo solo all’esito di apposito interpello (rivolto a tutti i Giudice di Pace del distretto o a taluni soltanto di essi) e che dovrà indicare in esso l’ufficio o gli uffici in cui intende disporre l’applicazione, il numero di magistrati da applicare, le imprescindibili esigenze di servizio da affrontare, con esplicitazione delle ragioni per cui non si sia potuto farvi fronte con il diverso istituto della reggenza, la natura delle attività giudiziarie da svolgere e la durata dell’applicazione stessa (art. 5, 1° comma).

Si prevede ancora che, nella concreta individuazione del magistrato onorario da applicare, il criterio da privilegiare è quello dell’anzianità, nel senso che dovrà essere preferito il magistrato più giovane come età di servizio, portatore di una maggiore disponibilità di tempo e di energie (art. 5, 3° comma), specificandosi che le deroghe sono consentite solo in presenza di specifiche e documentate situazioni, quali l’irrogazione di provvedimenti disciplinari, la pendenza di procedimenti disciplinari o conclamati deficit di laboriosità (art. 5, 4° comma).

Si sancisce quindi che, all’esito dell’interpello, il Presidente di Corte d’Appello sottopone al Consiglio Giudiziario una proposta di provvedimento adeguatamente motivata, su cui tale Organo, o meglio la Sezione Autonoma per i Magistrati Onorari presso lo stesso istituita (individua tale articolazione l’art. 3 D.L.vo n. 92/2016, abrogativo dell’art. 10 D.L.vo n. 52/2006, a sua volta abrogativo dell’art. 4, 2° comma, L. n. 374/91, cui fa impropriamente rinvio l’art. 6, 2° comma, L. n. 57/2016), rende, entro il termine perentorio di dieci giorni dalla ricezione, un parere obbligatorio, ma non vincolante, la cui mancata formulazione non paralizza l’adozione del provvedimento definitivo (art. 6, 1°, 2° e 3° comma).

Da ultimo, si stabilisce, in analogia a quanto previsto dall’art. 110 R.D. n. 12/41 per i magistrati togati, che il provvedimento presidenziale sia trasmesso al Consiglio Superiore della Magistratura per la successiva approvazione (art. 8, 1° e 2° comma).

Nella relazione introduttiva si evidenzia poi che, essendosi previsto all’art. 6, 5° comma, della L. n. 57/2016 che le disposizioni di tale articolo “cessano di avere efficacia decorsi due anni dalla data di entrata in vigore della norma”, risulta di fatto inattuabile la possibilità di un’ulteriore applicazione, prevista dal precedente 4° comma, al decorso dei due anni dal provvedimento dispositivo della prima.

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