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Valutazioni di professionalità: Circolare n. 20691/2007 + Risposte a quesito

circolari e risoluzioni - IV commissione


21 febbraio 2018
Valutazioni di professionalità: Circolare n. 20691/2007 + Risposte a quesito

1 - Circolare P. 20691 del 2007 e successive modifiche

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2 - Risposte a quesito
  • 21 dicembre 2016
  • 6 dicembre 2016
  • 23 settembre 2015

NB: i testi dei provvedimenti sono disponibili in allegato in calce.

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CIRCOLARE

La circolare n. 20691 disciplina tutti i casi in cui la legge o altre disposizioni normative richiedono valutazioni della professionalità dei magistrati; si occupa, in particolare, degli elementi, dei parametri, della documentazione e del procedimento per le valutazioni di professionalità.

Delineate le disposizione generali relative, tra l’altro, alla formulazione dei pareri ed all’oggetto della valutazione, il C.S.M. afferma, al capo III, che “costituiscono imprescindibili condizioni per un corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali l’indipendenza, l’imparzialità e l’equilibrio” ed indica, a quello successivo, i parametri normativi cui occorre avere riguardo ai fini delle valutazioni di professionalità, individuati nella capacità, nella laboriosità, nella diligenza e nell’impegno.

Ai parametri di valutazione vengono riferiti specifici indicatori, che hanno la funzione di consentire un giudizio analitico e completo, ancorato a criteri predeterminati, in ordine a ciascun parametro.

Chiarito che le disposizioni in materia di valutazioni di professionalità si applicano anche ai magistrati destinati a funzioni non giudiziarie, in quanto compatibili, la circolare enuclea la documentazione acquisibile ed utilizzabile ai fini della valutazione di professionalità.

Indicati i criteri di giudizio da utilizzare in relazione ai singoli parametri di valutazione (“positivo”, “negativo”, “carente”, “gravemente carente”), si stabilisce che l’esito finale può essere “positivo”, “non positivo” o “negativo” e si descrive il rapporto tra il procedimento inteso alla valutazione e i procedimenti disciplinari o penali pendenti.

La Parte II della circolare, poi, dedicata alle disposizioni di natura procedimentale, indica, tra l’altro, quali adempimenti devono essere compiuti da ciascuno degli attori del procedimento (il magistrato interessato, il dirigente dell’ufficio, il Consiglio giudiziario, il Consiglio superiore della magistratura) e le incombenze che discendono da valutazioni negative o non positive.

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Con delibera del 12 aprile 2017, il Consiglio superiore ha provveduto ad abrogare il Capo XIV par. 4 della Circolare n. 20691, il quale prevede che, in ogni caso, i dirigenti degli uffici entro il mese di febbraio e di settembre di ciascun anno devono inviare al Consiglio superiore della magistratura ed ai Consigli giudiziari le statistiche comparate redatte sulla base dei moduli allegati alla circolare stessa nonché che i dirigenti degli uffici devono inviare ai Consigli giudiziari, entro il mese di febbraio di ciascun anno, una relazione sull’andamento generale dell’ufficio, che deve riguardare la consistenza dell’organico dei magistrati dell’ufficio e del personale amministrativo, le eventuali vacanze, i flussi e la distribuzione degli affari nei vari settori di lavoro e i provvedimenti sulla destinazione interna dei magistrati per far fronte alle esigenze dell’ufficio.

Tale modifica si inserisce nella progressiva azione consiliare volta alla semplificazione degli adempimenti degli uffici giudiziari, rafforzata dall’ulteriore considerazione per cui, quanto alla relazione sull’andamento dell’ufficio, nella prassi applicativa delle valutazioni di professionalità, l’esame della stessa è meramente eventuale e, comunque, non direttamente funzionale alla valutazione della professionalità del singolo magistrato e che l’estrazione delle statistiche è adempimento già previsto dal Capo XIV par. 3 della citata Circolare, svolto in occasione di ciascuna valutazione.

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Con delibera del 25 ottobre 2017, è stata apportata una serie di modifiche.

Un primo intervento riguarda la definizione del controverso rapporto fra valutazioni di professionalità e provvedimenti disciplinari. Il Consiglio stabilisce in proposito che i fatti accertati nel giudizio disciplinare sono oggetto di valutazione autonoma nel procedimento inerente la valutazione di professionalità, valutazione indipendente e priva di automatismi – dunque – rispetto dall’esito assolutorio o di condanna del giudizio disciplinare.

Vengono altresì tipizzate le ipotesi in cui determinati periodi vengono esclusi dalla valutazione perché il magistrato non ha prestato servizio (sospensione disciplinare, aspettativa per motivi di famiglia, etc.). In tali casi, la valutazione viene effettuata a decorrere dal termine ottenuto sommando il periodo ordinario e quello trascorso senza prestare servizio, così da garantire un giudizio relativo a quattro anni effettivi (in caso di cessazione degli effetti della sospensione cautelare, gli effetti della valutazione retroagiscono).

Quanto al contenuto del rapporto del capo dell’ufficio, al fine di ampliare le fonti di conoscenza a disposizione del Consiglio, viene inserita una previsione in forza della quale il rapporto deve contenere l’indicazione di situazioni, rappresentate da terzi e delle quali il dirigente abbia tenuto conto; tali situazioni devono essere riferite a fatti specifici che possano incidere sulla valutazione, anche con riferimento all’esercizio non indipendente delle funzioni o all’evidente mancanza di equilibrio o preparazione giuridica. Gli atti o le segnalazioni relative a tali situazioni devono essere allegati al rapporto stesso.

A sua volta, il Consiglio giudiziario, nel redigere il parere, in relazione agli aspetti sopra indicati, può assumere informazioni e svolgere attività istruttoria, senza sovrapporsi, però, con accertamenti penali o disciplinari in corso.

Infine, viene definita in dettaglio la decorrenza degli effetti della valutazione di professionalità positiva ottenuta dopo il periodo di valutazione “supplementare” conseguente ad un giudizio non positivo o negativo.

Nella stessa prospettiva, in caso di condanna alla perdita di anzianità, la decorrenza delle valutazioni positive successive alla condanna è posticipata in funzione della perdita irrogata.

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La delibera del 21 febbraio 2018 opera un mero coordinamento formale del testo.

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RISPOSTE A QUESITO

Con la risposta a quesito del 6 dicembre 2016 il CSM chiarisce che il magistrato, cessato dal servizio senza redigere i pareri parziali di cui al paragrafo XIX comma II della Circolare n. 20691/2007, e che abbia, nel frattempo, assunto un incarico di tipo fiduciario, a carattere politico, da esercitare nell’ambito territoriale in cui ricade il circondario di competenza dell’ufficio a quo, non è più tenuto a redigere tali rapporti parziali.

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Nella prima delle risposte a quesito del 23 settembre 2015, al Consiglio Superiore della Magistratura viene chiesto di stabilire se, in caso di parere parziale espresso dal Consiglio Giudiziario di altro distretto, il parere formulato dal Consiglio Giudiziario presso il quale il magistrato matura il quadriennio della valutazione di professionalità debba essere relativo al solo periodo di esercizio delle funzioni nel distretto (diverso da quello coperto dal parere parziale) ovvero se debba estendersi all’intero arco temporale della valutazione di professionalità e se il giudizio finale di sintesi sia o meno riservato al C.S.M.

La delibera chiarisce che, in ipotesi di trasferimento extradistrettuale, il parere finale compete sempre al Consiglio Giudiziario della Corte d’Appello nella quale è compreso l’ufficio presso cui il magistrato presta servizio al momento della scadenza, organismo che valuterà l’attività complessivamente svolta dal predetto nell’intero periodo di osservazione e che, a tal fine, potrà tener conto delle risultanze del parere parziale (tanto più nel caso in cui sia ampio il lasso temporale durante il quale il soggetto in valutazione ha prestato servizio presso un ufficio di diverso distretto).

Con la seconda delle risposte a quesito in oggetto, invece, l’Organo di autogoverno è stato investito della richiesta di stabilire se il Consiglio Giudiziario possa prendere in esame – e, in caso positivo, in quali limiti – fatti di rilievo disciplinare commessi dal magistrato in un periodo precedente a quello in valutazione ed accertati soltanto nel corso di quest’ultimo – o successivamente – e mai in precedenza valutati sotto il profilo della professionalità.

La delibera chiarisce che, essendo il sistema di valutazione della professionalità finalizzato a ottenere un profilo lavorativo del magistrato che tenga conto di ogni aspetto rilevante, deve escludersi che possano lasciarsi prive di rilevanza gravi vicende (quali quelle disciplinari) che, per qualsiasi ragione, non siano state oggetto di disamina nel quadriennio di pertinenza.

 

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