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Ricognizione di buone prassi in materia di intercettazione di conversazioni.

La  risoluzione ha una funzione ricognitiva in primo luogo delle direttive, che possa offrire un contributo a tutte le Procure, sia che abbiano assunto tali determinazioni sia anche che non l’abbiano ancora fatto, al fine di favorire un confronto fra le opzioni intraprese e per promuovere ulteriori approfondimenti sul tema.

Per altro va anche evidenziato che compito del Consiglio è quello – nello spirito delle risoluzioni riguardanti l’organizzazione degli uffici di Procura del 2007 e del 2009 -  di analizzare e diffondere prassi operative virtuose già adottate dagli uffici giudiziari,  ferma restando l’autonomia organizzativa dei singoli dirigenti.  

Il tema della salvaguardia del dato personale sensibile, che si palesa già oggetto di attenzione degli interventi assunti nelle singole Procure, interpella quello del bilanciamento con altri principi di rango costituzionale, quali quelli relativi al diritto di difesa (art. 24 Cost.), al giusto processo (art.111) ed all’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.).

Da qui l’attenzione del Consiglio che, se per un verso con questa risoluzione  non intende sostituirsi all’autonomia organizzativa dei singoli dirigenti, cui spetta anche la valutazione della sostenibilità organizzativa delle scelte a farsi, in funzione dell’efficienza complessiva del servizio, per altro  deve ribadire  che la risposta ad un così serio problema non può passare dalla semplicistica soluzione di ridurre la portata e utilizzabilità dello strumento investigativo delle intercettazioni, che costituirebbe un pericoloso arretramento nel contrasto ai multiformi e variegati fenomeni criminali che affliggono il Paese.

Non è infatti la raccolta del dato a rappresentare un vulnus al diritto alla riservatezza dei dati personali, ma l’eventuale profilo patologico della violazione delle corrette regole di gestione, nella sua duplice direzione della divulgazione non autorizzata, o comunque non giustificata da esigenze investigative o processuali, e della  distruzione, perdita o modifica del dato.

Solo una corretta relazione fra raccolta, trattamento, utilizzazione e finalità dell’acquisizione del  dato  a mezzo intercettazione costituisce presidio di garanzia e  luogo di compensazione degli interessi coinvolti.

Con la presente risoluzione, pertanto, ci si occuperà esclusivamente del segmento tutto interno al procedimento penale ed al trattamento dei dati ad opera degli attori del processo, con la consapevolezza che fughe di notizie e disvelamento di informazioni non autorizzate possono sempre essere il frutto di condotte illecite, non prevenibili solo attraverso il corretto uso delle norme processuali. Per altro tenendo in debito conto che il sistema è oggi tutto affidato a soggetti privati ed esterni all’amministrazione, in mancanza di un sistema proprietario gestito da soggetti pubblici.

Dopo una premessa atta a individuare l'ambito tematico trattato, la risoluzione affronta nei rispettivi paragrafi i seguenti argomenti:

  1. Principi tratti dalle circolari delle Procure e prescrizioni del Garante della Privacy.
  2. Il ruolo ordinamentale e processuale del P.M. – La delega alla polizia giudiziaria.
  3. Le misure di salvaguardia: mere indicazioni nel brogliaccio dei dati estrinseci delle conversazioni e formazione di un indice riepilogativo delle conversazioni.
  4. La selezione delle conversazioni ad opera del Pubblico Ministero.
  5. Misure per la custodia delle registrazioni delle conversazioni.
  6. L’ attivazione dell’udienza stralcio. Il ricorso mirato a questo istituto.
  7. Il contributo di tutte le parti del procedimento per un uso equilibrato delle intercettazioni.



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