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Il fenomeno buone prassi

Le buone prassi non sono un fenomeno nuovo né limitato al mondo giudiziario. Si tratta invece di una realtà che si manifesta a livello globale, nei campi più svariati.


Una realtà in grande espansione

Grande attenzione alle buone pratiche in ambito giudiziario riserva anche la Commissione Europea per l’Efficienza della Giustizia costituita presso il Consiglio d’Europa.

Il  fenomeno delle buone prassi ha rilievo globale e si irradia nei campi più svariati. Un’organizzazione delle Nazioni Unite, UN Habitat, ha istituito un database di più di 3800 delle migliori pratiche a livello mondiale nel campo delle problematiche sociali, economiche e ambientali, provenienti da 140 paesi.


Come nascono le best practices

Nella Giustizia italiana le iniziative nate per risolvere determinate problematiche (ad esempio la lunghezza dei processi o l’inefficienza dei colloqui tra diverse autorità giudiziarie) sempre più spesso ricevono, una volta convalidate e verificate, dignità di regole generali per tutto il sistema. Il valore riconosciuto alla buona esperienza ne comporta la progressiva e spontanea diffusione e replicazione fino a che una autorità non la eleva a standard organizzativo.

Muovendo dalle procedure ripetibili che nel tempo si sono dimostrate migliori sia per la loro efficienza (meno sforzo) sia per la loro efficacia (migliori risultati), la best practice garantisce il raggiungimento degli obiettivi nel massimo dell’economia e/o della qualità.

Nel contesto manageriale, ma non solo, è frequente il ricorso alla tecnica del giudizio comparativo definita  benchmarking, cioè del confronto fra le esperienze considerate più significative nell’ambito in esame.


La dimensione sovranazionale delle best practices

Il progetto buone prassi del Consiglio è stato presentato il 17 gennaio 2017 alla Commissione Europea DG JUSTICE, nell’ambito del Workshop tenutosi a Bruxelles sul tema delle Best Practices e del processo civile telematico.
Il Csm  ha presentato il manuale ricognitivo delle buone pratiche di organizzazione degli uffici giudiziari italiani e ha assistito alle presentazioni delle rappresentanze di Italia, Lituania, Finlandia, Romania.
Le presentazioni sono state seguite da uno scambio di opinioni e osservazioni, nel corso del quale i partecipanti alla discussione sono stati invitati a dare il loro contributo sui seguenti temi:

  • caratteristiche principali, pratiche e sfide con riferimento ai sistemi di gestione dei procedimenti e degli arretrati (strumenti informatici e organizzazione del lavoro);
  • finanziamento dei sistemi di gestione dei procedimenti e delle riforme del settore.

Il manuale italiano, tradotto in inglese, sarà diffuso dalla stessa Commissione Europea-DG Justice tra i membri del gruppo denominato Contact persons on national justice systems, che ha il compito di favorire un dialogo maggiormente sistematico a livello di esperti in vista dello sviluppo di un quadro generale della Giustizia in Europa, oltre che a promuovere lo scambio di Best Practices tese ad agevolare l’effettività del sistema giudiziario, con inclusione anche delle raccolte di dati, con l’ulteriore compito di prestare assistenza alla Commissione nella preparazione di proposte legislative e di iniziative politiche.



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