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notifiche telematiche eseguite dagli avvocati




(*testo rielaborato dalla relazione "La notifica telematica" a cura di Pietro Lupi e Antonella Ciriello, corsi formazione PCT a cura della SSM, anno 2016)

L’art. 16-quater del d.l. 179/2012 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, ha inserito nella legge n. 53 del 1994, l’art. 3-bis che prevede la possibilità per gli avvocati, senza necessità di preventiva autorizzazione del Consiglio dell’Ordine di appartenenza, di notificare atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale a mezzo della posta elettronica certificata.

 






riferimenti normativi

Per la notificazione telematica di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale, che può essere eseguita in proprio dagli avvocati, deve essere utilizzato, ai sensi della legge 53/1994, il sistema della posta elettronica certificata (PEC) di cui al DPR 11 febbraio 2005, n. 68 (Regolamento recante disposizioni per l'utilizzo della posta elettronica certificata a norma dell'art. 27 L. 3/2003) ed al DPCM Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie 2 novembre 2005 (regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della posta elettronica certificata).

Le norme di riferimento sono le seguenti:

- la legge 21 gennaio 1994, n. 53, e, in particolare, gli artt. 1, 3-bis, 6, 9 e 11;

- l'art. 16-ter del d.l. 179/12 conv. dalla legge n. 221/12 indica i pubblici elenchi delle caselle PEC utilizzabili per le notifiche. 

- l’art. 16-septies del d.l. 179/12 conv. dalla legge n. 221/12 (che richiama gli orari dettati dall’art. 147 c.p.c. e prevede che, se la ricevuta di avvenuta consegna viene generata dopo le ore 21,00, la notificazione a mezzo pec si intende perfezionata per il destinatario alle ore 7 del giorno successivo);

- l’art. 18 del D.M. 44/2011;

- gli artt. 19-bis e 19-ter del Provvedimento del Responsabile S.I.A. del 16 aprile 2014.

Negli allegati è riportato il documento "riferimenti normativi della notifica telematica" contenente queste norme.

 

la legge 21 gennaio 1994, n. 53

L’art. 3-bis della legge 21 gennaio 1994, n. 53, stabilisce che, per effettuare una notifica telematica, l’avvocato deve utilizzare una casella di posta elettronica risultante da un pubblico elenco e che anche l’indirizzo PEC del destinatario risulti da tale elenco.

La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna, ricevute previste dall' articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68.

Nel messaggio di posta elettronica certificata deve essere inserito l’atto da notificare e la relazione di notificazione e l’oggetto del messaggio deve portare la dizione «notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994».

La relata di notificazione, che è un documento informatico separato rispetto all’atto da notificare e che deve essere sottoscritto digitalmente dall’avvocato, deve contenere:

a) il nome, cognome ed il codice fiscale dell'avvocato notificante;

b) (SOPPRESSO);

c) il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale ed il codice fiscale della parte che ha conferito la procura alle liti;

d) il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale del destinatario;

e) l’indirizzo di posta elettronica certificata a cui l'atto viene notificato;

f) l’indicazione dell'elenco da cui il predetto indirizzo è stato estratto;

g) l’attestazione di conformità della copia informatica al documento analogico (cartaceo) da cui la copia è stata estratta.

Per le notificazioni effettuate in corso di procedimento deve, inoltre, essere indicato l'ufficio giudiziario, la sezione, il numero e l'anno di ruolo.

Se l’atto da notificare è cartaceo, l’avvocato dovrà estrarre copia informatica dello stesso ed attestarne la conformità ai sensi dell’art. 16-undecies del d.l. 179/2012.

Se l’atto da notificare è una copia informatica di documenti informatico, l’avvocato, nel silenzio dell’art. 3-bis, dovrà attestarne comunque la conformità nella relazione di notificazione ai sensi dell’art. 16-undecies, co. 2 e 3, del d.l. 179/2012.

Se, invece, il documento informatico da notificare è un duplicato informatico dell’atto o provvedimento da notificare non vi è bisogno di attestazione.

L’avvocato, che compila la relazione o le attestazioni di conformità, è considerato pubblico ufficiale ad ogni effetto ed il compimento di irregolarità o abusi nell'esercizio delle facoltà previste dalla presente legge costituisce grave illecito disciplinare, indipendentemente dalla responsabilità prevista da altre norme (art. 6 L. 53/1994; art. 16-undecies, ult. comma, d.l. 1709/2012).

E’ importante sottolineare che, ai sensi dell’art. 11 della legge 53/1994, le notificazioni in proprio, analogiche o digitali, sono nulle e la nullità è rilevabile d'ufficio, se mancano i requisiti soggettivi ed oggettivi ivi previsti, se non sono osservate le disposizioni di cui agli articoli precedenti e, comunque, se vi è incertezza sulla persona cui è stata consegnata la copia dell'atto o sulla data della notifica. Nella sezione dottrina e giurisprudenza sono riportate le prime pronunce in materia.

 

i pubblici elenchi

Ai sensi dell’art. 16-ter d.l. 179/2012, dal 15 dicembre 2013 sono pubblici elenchi dai quali possono essere attinti gli indirizzi PEC dei destinatari delle notifiche telematiche eseguite dagli avvocati:

1) l’ANPR, l’anagrafe nazionale della popolazione residente (non ancora attiva), che darà attuazione a quanto previsto dall’art. 62 del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) che prevede la facoltà per il cittadino di indicare tra i propri dati anagrafici un domicilio digitale (un indirizzo PEC) con il quale avere rapporti con la pubblica amministrazione;

2) l’INI-PEC, l'Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata istituito dal Ministero dello sviluppo economico che raccoglie tutti gli indirizzi di PEC delle Imprese e dei Professionisti presenti sul territorio italiano (art. 6-bis CAD);

3) il ReGIndE, Registro Generale degli Indirizzi Elettronici, gestito dal Ministero della giustizia e che contiene i dati identificativi nonché l’indirizzo di PEC dei soggetti abilitati esterni (avvocati, curatori, CTU ed ausiliari del giudice in genere); tale registro è consultabile dai magistrati all’interno della rete giustizia tramite il Portale dei Servizi Telematici del Ministero (http://pst.giustizia.it/PST/) e mediante accesso autenticato (login) con le credenziali costituite dal codice fiscale e dalla password della rete ADN (ossia quella necessaria per accedere al computer di ufficio);

4) il Registro delle Pubbliche Amministrazioni, gestito sempre dal Ministero della giustizia e che contiene gli indirizzi di Posta Elettronica Certificata delle Amministrazioni pubbliche ed è consultabile esclusivamente dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, e dagli avvocati (entro il 30.11.2014 le PPAA dovevano comunicare al Ministero della Giustizia il proprio indirizzo PEC); anche questo visitabile dall’ufficio, previa autenticazione attraverso il PST;

5) il Registro delle Imprese (http://www.registroimprese.it/). 

6) l'Indice nazionale dei domicili digitali delle persone fisiche e degli altri enti di diritto privato, non utenti di diritto privato, non tenuti all'iscrizione in albi professionaili o nel registro delle imprese (art. 6-quater CAD) (non ancora attivo).

Dal 19 agosto 2014 non è più, invece, un pubblico registro l’Indice PA, l’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (iPA), previsto dall’art. 6-ter del CAD (ed in passato dell’art. 57-bis del medesimo codice), realizzato e gestito dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che costituisce l’archivio ufficiale contenente i riferimenti organizzativi, telematici e toponomastici delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi.

Non si deve confondere questo registro con quello gestito dal Ministero della Giustizia e sopra riportato al n. 4 dell’elenco; inoltre, è importante rilevare che l’iPA, per effetto di modifiche succedutesi nel tempo dell’art. 16-ter d.l. 179/12, è stato un “pubblico registro” ai fini della legge n. 53/1994 solo dal 15 dicembre 2013 al 18 agosto 2014. Pertanto, notifiche effettuate su indirizzi presenti su questo registro al di fuori di questo periodo devono ritenersi nulle ai sensi dell’art. 11 di quest’ultima legge.

Deve, tuttavia, ricordarsi che l’art. 65, co. 6, del D.lvo 217/2017 stabilisce che “Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato, di concerto con il Ministro della giustizia, sono stabiliti le modalità e i tempi per la confluenza dell'elenco di cui all'articolo 16, comma 12, del decreto-legge n. 179 del 2012 in una sezione speciale dell'elenco di cui all'articolo 6-ter del decreto legislativo n. 82 del 2005, consultabile esclusivamente dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti e dagli avvocati. Con il medesimo decreto sono altresì stabilite le modalità con le quali le pubbliche amministrazioni che non risultino già iscritte nell'elenco di cui all'articolo 16, comma 12, del decreto-legge n. 179 del 2012, comunicano l'indirizzo di posta elettronica certificata da inserire nella sezione speciale di cui al presente comma. A decorrere dalla data fissata nel suddetto decreto, ai fini di cui all'articolo 16-ter del decreto-legge n. 179 del 2012, si intende per pubblico elenco anche la predetta sezione dell'elenco di cui all'articolo 6-ter del decreto legislativo n. 82 del 2005". In sostanza, il Registro PP.AA., attualmente gestito dal Ministero della Giustizia, confluira nell'iPA in una sezione speciale, unica sezione dell'iPA qualificata come pubblico elenco utile per le notificazioni e comunicazioni telematiche.

Tavola riepilogativa dei pubblici elenchi:

Riferimento normativo Pubblico Elenco
6-bis CAD INI-PEC (Ministero Sviluppo Economico)
6-quater CAD

Indice nazionale dei domicili digitali delle persone fisiche e degli altri enti di diritto privato, non tenuti all'iscrizione in albi professionali o nel registro delle imprese

62 CAD Anagrafe nazionale della popolazione residente - ANPR
16, co. 12, d.l. 179/2012 Registro PP.AA. (Ministero della Giustizia) 
16, co. 6, d.l. 185/2008 Registro delle Imprese
7 DM 44/2011 Reginde (Ministero della Giustizia)

 

 

l'art. 16-septies del d.l. 179/2012

L'art. 16-septies del d.l. 179/2012 richiama per l'esecuzione della notifica telematica gli orari dettati dall’art. 147 c.p.c. e prevede che, se la ricevuta di avvenuta consegna viene generata dopo le ore 21,00, la notificazione a mezzo pec si intende perfezionata per il destinatario alle ore 7 del giorno successivo.

 

le regole e le specifiche tecniche

L’art. 18 del DM 44/2011, contenente le regole tecniche del PCT, modificato dal D.M. 48/2013, richiama anche per i documenti informatici oggetto di notifiche telematiche le medesime caratteristiche richieste nel caso di deposito telematico da parte degli avvocati (ed, in genere degli abilitati esterni, CTU, curatori, ecc.) nei registri di cancelleria: i documenti allegati al messaggio PEC devono essere privi di elementi attivi e devono essere redatti nei formati consentiti dalle specifiche tecniche stabilite ai sensi dell'articolo 34.

Sempre l’art. 18 DM 44/2001 stabilisce che la procura alle liti si considera apposta in calce all'atto cui si riferisce quando è rilasciata su documento informatico separato allegato al messaggio di posta elettronica certificata mediante il quale l'atto è notificato. La medesima disposizione si applica anche quando la procura alle liti è rilasciata su foglio separato del quale è estratta copia informatica, anche per immagine.

Importante è, inoltre, la previsione dell’ultimo comma che prevede che la ricevuta di avvenuta consegna (RdAC) prevista dall’art. 3-bis deve essere “completa” (le ricevute si distinguono in complete, brevi e sintetiche). Questo tipo di ricevuta consente al giudice attraverso la Consolle del Magistrato di aprire la stessa e controllarne il contenuto ai fini dell’accertamento della ritualità della notificazione verificando così quando e cosa esattamente sia pervenuto nella casella di posta elettronica del destinatario.

L’art. 19-bis del Provv. DGSIA 16 aprile 2014 chiarisce che, in caso di notifica telematica a cura degli avvocati, l’atto, sia esso un originale informatico o una copia informatica estratta da un documento cartaceo, deve essere in formato .pdf ottenuto da una trasformazione di un documento testuale, senza restrizioni per le operazioni di selezione e copia di parti.

L’art. 19-bis prescrive all’ultimo comma anche la modalità di trasmissione all’ufficio giudicante dei file contenenti le ricevute di accettazione ed avvenuta consegna.

L’art. 19-ter del medesimo provvedimento, infine, disciplina le modalità dell’attestazione di conformità della copia informatica apposta su un documento informatico separato, cioè proprio il caso dell’attestazione di conformità della copia informatica dell’atto da notificare che, ai sensi dell’art. 11-undecies d.l. 179/2012, deve essere inserita nella relata di notificazione e, quindi, in un documento informatico separato.

 

il DPR 11 febbraio 2005, n. 68 (Regolamento PEC)

Il legislatore ha scelto per le notifiche telematiche eseguite dagli avvocati la  posta elettronica certificata (PEC) il cui utilizzo è disciplinato dal  Decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005 n. 68 (Regolamento recante disposizioni per l'utilizzo della posta elettronica certificata, a norma dell'articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3) e dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie 2 novembre 2005 (Regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della posta elettronica certificata).

In particolare, l’art. 6 del Dpr 68/2005 disciplina la funzione della ricevuta di avvenuta consegna (“La ricevuta di avvenuta consegna fornisce al mittente prova che il suo messaggio di posta elettronica certificata è effettivamente pervenuto all'indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario e certifica il momento della consegna tramite un testo, leggibile dal mittente, contenente i dati di certificazione”) e che la stessa “…è rilasciata contestualmente alla consegna del messaggio di posta elettronica certificata nella casella di posta elettronica messa a disposizione del destinatario dal gestore, indipendentemente dall'avvenuta lettura da parte del soggetto destinatario”.

L’art. 6 prevede che “la ricevuta di avvenuta consegna può contenere anche la copia completa del messaggio di posta elettronica certificata consegnato” ed è ciò che richiede espressamente l’ultimo comma dell’art. 18 del DM 44/2011, prima menzionato, che stabilisce che, nel caso di notificazione a mezzo PEC eseguita dagli avvocati, “la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall'articolo 3-bis, comma 3, della legge 21 gennaio 1994, n. 53 è quella completa, di cui all'articolo 6, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68.

Applicando tali disposizioni alle modalità di controllo della notifica telematica, in termini semplici, è evidente che aprendo il file .msg o .eml contenente la ricevuta di avvenuta consegna della notificazione a mezzo PEC, al giudice sarà possibile reperire  al suo interno e quindi leggere e verificare tutto ciò che il destinatario della notificazione è stato messo in grado a sua volta di leggere con il recapito nella sua casella di posta di quel messaggio PEC. In particolare, la ricevuta di avvenuta consegna conterrà a sua volta come allegato un altro file, ed esattamente un’altra busta di posta elettronica (in genere: postacert.eml) aprendo la quale si rinverranno i documenti allegati dall’avvocato in sede di invio del messaggio pec di notifica (quindi, almeno la relata di notifica e l’atto notificato).

Infine, l’art. 9 del medesimo DPR stabilisce che sulle ricevute di accettazione e di avvenuta consegna il gestore del servizio di posta elettronica appone la sua firma elettronica avanzata “…che consente di rendere manifesta la provenienza, assicurare l'integrità e l'autenticità delle ricevute stesse …”.

 



la prova in giudizio della notifica telematica

La prova della notifica telematica si offre, di regola, telematicamente.

Infatti, innanzi ai tribunali ed alle corti di appello, in virtù delle disposizioni degli artt. 9 della L. 53/1994 e 19-bis del Provvedimento del responsabile S.I.A. del 16 aprile 2014, la prova della notificazione a mezzo PEC deve essere fornita dall’avvocato esclusivamente in modalità telematica e non presentandosi in udienza innanzi all’organo giudicante con la stampa del contenuto delle ricevute PEC o provvedendo ad allegare la scansione per immagine di queste stampe ad deposito telematico.

Per provare la notifica elettronica con modalità telematiche l’avvocato deve trasmettere all’ufficio, tramite un deposito telematico, i duplicati dei file contenenti le ricevute di accettazione e di avvenuta consegna; deve, in particolare, allegare alla sua nota di deposito (atto principale) questi due messaggi di posta elettronica (che sono file che hanno estensione .msg o .eml) che il giudice provvederà poi ad “aprire” tramite il suo applicativo Consolle, utilizzando il programma di posta elettronica di cui automaticamente il sistema si avvale, in ragione della natura dei file (che sono delle e-mail, ossia dei messaggi di posta elettronica, sia pure certificata, e che quindi con un programma di posta elettronica si possono visionare)  e controllarne così direttamente il contenuto.

In caso di deposito corretto sarà possibile vedere nella Consolle del Magistrato all’interno del fascicolo, tra gli allegati dell’atto principale, due o più file (nel caso di pluralità di destinatari occorre produrre la RdAC per ciascuno di essi) con estensione .msg o .eml.

Quando fu promulgata nel 1994 la legge n. 53 sulle notifiche in proprio (“cartacee”) dell’avvocato, il legislatore si preoccupò di dare una nuova disciplina agli avvisi che, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo (art. 645 c.p.c.) e di impugnazione (art. 123 disp. att. c.p.c.), l’ufficiale giudiziario effettuava, subito dopo la notificazione, nella cancelleria del giudice che aveva emesso il provvedimento opposto o impugnato.

Fu, quindi, previsto all’art. 9 della l. 53 del 1994 che doveva essere l’avvocato notificante in proprio a depositare copia dell’atto appena notificato presso la cancelleria del predetto giudice producendo così il medesimo effetto del deposito dell’avviso da parte dell’ufficiale giudiziario.

Quando nel 2012 fu inserito l’art. 3-bis nella legge n. 53 del 1994 e, quindi, prevista la possibilità per l’avvocato di notificare atti a mezzo PEC fu anche modificato l’art. 9 aggiungendo all’unico comma prima esistente il comma 1-bis.

Questo prevede che nel caso in cui non si possa procedere al deposito in modalità telematica dell’atto di opposizione o di impugnazione notificato a mezzo PEC ai sensi dell’art. 3-bis, l’avvocato estrae copia su supporto analogico del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesta la conformità ai documenti informatici da cui sono tratte ai sensi dell’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. E, dal momento che quest’ultima norma prevede che “le copie su supporto analogico di documento informatico, anche sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale, hanno la stessa efficacia probatoria dell’originale da cui sono tratte se la loro conformità all’originale in tutte le sue componenti è attestata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato”, alla fine del 2012 fu modificato anche l’art. 6 della legge n. 53 del 1994 riconoscendo all’avvocato la qualifica di pubblico ufficiale quando compiva le attestazioni di cui all’art. 9 della medesima legge.

Occorre notare, da un lato, che questa modalità (cartacea) di prova della notificazione a mezzo PEC era possibile soltanto nel caso previsto dal primo originario comma dell’art. 9 e, cioè, nei casi di notificazione di un atto di opposizione a decreto ingiuntivo o di un atto di impugnazione e non anche nei casi di notificazione elettronica di altri tipi di atti giudiziari in materia civile, e, dall’altro, che la possibilità di depositare una copia dell’atto cartaceo nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento opposto o impugnato era ed è tuttora consentita soltanto nel caso in cui “non si possa procedere al deposito in modalità telematica”.

Quanto al primo rilievo, il vuoto normativo (l’unica norma richiamabile era quella di cui al secondo comma dell’art. 23 CAD in base alla quale “le copie e gli estratti su supporto analogico del documento informatico, conformi alle vigenti regole tecniche, hanno la stessa efficacia probatoria dell’originale se la loro conformità non è espressamente disconosciuta”, norma all’epoca di difficile applicazione per la mancanza delle regole tecniche di cui all’art. 71 CAD) è stato colmato solo un anno e mezzo dopo dall’art. 46, comma 1, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla l. 11 agosto 2014, n. 114, che ha aggiunto all’art. 9 della legge n. 53 del 1994 un ulteriore comma, 1-ter, che ha previsto che in tutti i casi in cui l’avvocato debba fornire prova della notificazione e non sia possibile fornirla con modalità telematiche procede ai sensi del comma 1-bis.

Pertanto, per tutte le notifiche a mezzo PEC di atti giudiziari in materia civile, e non solo nei casi di notifica telematica dell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo o di impugnazione, sono ora applicabili le disposizioni di cui ai commi 1-bis e 1-ter dell’art. 9.

La possibilità di provare in modalità cartacea la notifica a mezzo PEC è allora del tutto residuale. La stessa è ammessa esclusivamente nel caso in cui “non si possa procedere al deposito con modalità telematiche dell’atto notificato a norma dell'articolo 3-bis”, come ad esempio innanzi al Giudice di Pace oppure alla Corte di Cassazione.

Sul punto si deve precisare che la possibilità per l’avvocato di depositare telematicamente l’atto notificato con le ricevute PEC di accettazione e avvenuta consegna è possibile dall’entrata in vigore, il 16 maggio 2014, del Provv. del Responsabile S.I.A. del 16 aprile 2014 che, sostituendo il precedente provvedimento del 18 luglio 2011, ha previsto all’art. 13 (formato dei documenti informatici allegati) che è ammesso il deposito telematico dei file con estensione .msg e .eml, cioè i file contenenti messaggi di posta elettronica.

Dopo questa modifica delle specifiche tecniche riguardanti il formato dei file depositabili telematicamente, sono stati rilasciati dal DGSIA, alle società che realizzano i programmi cd. imbustatori per i depositi telematici degli avvocati (e degli ausiliari del giudice), gli schemi per i depositi di tali file e con un aggiornamento del luglio del 2014 la Consolle del Magistrato è stata dotata di una funzione che consente di aprire i messaggi PEC.

Da queste ultime modifiche normative e dai conseguenti aggiornamenti dei programmi è possibile procedere al deposito telematico dell’atto notificato a norma dell’art. 3-bis e, pertanto, innanzi ai tribunali ed alle corti di appello, la prova della notifica a mezzo PEC deve essere fornita esclusivamente in modalità telematica potendosi ipotizzare il ricorso alla prova cartacea solo in casi eccezionali e contingenti che devono attenere alle condizioni dell’ufficio e/o dell’infrastruttura che consente i depositi telematici ma non anche ad impedimenti soggettivi o a carenze organizzative dell’avvocato.

L’avvocato estrae, quindi, dal suo programma di posta elettronica i file contenenti i messaggi di accettazione e di avvenuta consegna e li deposita telematicamente inserendoli come allegati, ad esempio, all’atto di citazione o ad una nota di deposito oppure ad un’istanza di esecutorietà ex art. 647 c.p.c..

Le modalità di questo deposito sono disciplinate dal comma 5 dell’art. 19-bis del Provvedimento del responsabile S.I.A. del 16 aprile 2015, che stabilisce che “la trasmissione in via telematica all’ufficio giudiziario delle ricevute previste dall’articolo 3-bis, comma 3, della legge 21 gennaio 1994, n. 53, nonché della copia dell’atto notificato ai sensi dell’articolo 9, comma 1, della medesima legge, è effettuata inserendo l’atto notificato all’interno della busta telematica di cui all’art. 14 e, come allegati, la ricevuta di accettazione e la ricevuta di avvenuta consegna relativa ad ogni destinatario della notificazione”.

 



il controllo della notifica telematica da parte del giudice

I controlli del giudice sono correlati alle modalità sopra descritte, essendo ovviamente diretti a verificare la prova della notifica telematica.

La difficoltà per i giudici, tuttavia, scaturisce dalla circostanza che i controlli devono essere necessariamente effettuati attraverso il software fornito dal Ministero della Giustizia, Consolle del Magistrato, e dalla necessità che, in relazione alla modalità di firma scelta dall’avvocato (CAdES o PAdES) può essere necessario per il giudice disporre di software installati sul proprio computer.

Come evidenziato più volte l’avvocato che intenda fornire prova della notifica telematica deve curare la trasmissione in via telematica all’ufficio giudiziario delle ricevute previste dall’articolo 3-bis, comma 3, della legge 21 gennaio 1994, n. 53, nonché della copia dell’atto notificato ai sensi dell’articolo 9, comma 1, della medesima legge. Sono necessarie entrambe le ricevute, in forza del disposto normativo sopra richiamato, poiché la notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista dall' articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall' articolo 6, comma 2, del medesimo provvedimento normativo

Al riguardo il già richiamato art. 19-bis Provv. Resp. DGSIA  16 aprile 2014 (Specifiche tecniche previste dall'art. 34, c.1, D.M. 44/2011) stabilisce come l’avvocato, tecnicamente, deve procedere al deposito della prova della notifica telematica inserendo all'interno della busta telematica, di cui all'art 14 delle specifiche tecniche, l'atto notificato e, come allegati, la ricevuta di accettazione e la ricevuta di avvenuta consegna relativa ad ogni destinatario della notificazione, che sono file msg o eml, come abbiamo dimostrato nel paragrafo precedente; i dati identificativi relativi alle ricevute sono inseriti nel file DatiAtto.xml di cui all’articolo 12, comma 1, lettera e.

Se il difensore ha svolto correttamente queste attività, il giudice troverà nella Consolle all’interno del fascicolo e tra gli allegati all’atto depositato:

1) la ricevuta di accettazione in formato .msg o .eml;

2) la ricevuta di avvenuta consegna in formato .msg o .eml (una per ogni destinatario dell’atto notificato);

3) il file DatiAtto.xml di cui all’articolo 12, comma 1, lettera e), contenente dati identificativi relativi alle ricevute.

Occorre precisare che l’indicazione qui sopra riportata è esemplificativa, perché gli avvocati possono denominare i file contenenti le ricevute RAC e RdAC come preferiscono.

firma CAdES e firma PAdES

Il controllo del giudice non si deve limitare alla verifica della data della RdAC ai fini della tempestività della notificazione ma deve ovviamente riguardare anche il contenuto della notificazione a mezzo PEC. Occorre, quindi, verificare se allegato al messaggio vi siano l’atto che si intendeva notificare, la relazione di notificazione sottoscritta digitalmente, con tutti gli elementi previsti dall’art. 3-bis L. 53/1994, e le eventuali attestazioni di conformità.

Le concrete modalità di controllo da parte del giudice sono, tuttavia, ancorate alla natura della firma utilizzata dall’avvocato tramite il redattore atti di cui si serve (ossia il suo software che gli consente di firmare gli atti e di inserirli nella busta telematica).

Le modalità di firma dei documenti informatici inseriti dall’avvocato nel messaggio PEC (si ricorda che la relata di notificazione deve essere necessariamente sottoscritta digitalmente a pena di nullità) previste dalla normativa del PCT sono alternativamente la firma CAdES con estensione .p7m e la firma PAdES con estensione .pdf per effetto delle specifiche tecniche del 16 aprile 2014.

La firma CAdES (CMS Advanced Electronic Signatures) è una firma digitale che può essere apposta su qualsiasi tipo di file. In seguito all’apposizione si genera una busta crittografata contenente il file originale che si presenta come un file la cui estensione (la parte finale del nome del file che succede il punto) è .p7m.

La firma PAdES (PDF Advanced Electronic Signatures) è una firma che può essere apposta su un solo tipo di file, il PDF che è lo standard di riferimento per quanto riguarda i documenti in formato digitale. L’apposizione di una firma PAdES su un file .pdf genera un nuovo file la cui estensione (la parte finale del nome del file che succede il punto) è ancora .pdf.

Le conseguenze di tali differenze sono che il file firmato PAdES può essere letto utilizzando qualsiasi lettore di file PDF (il più diffuso è Adobe Reader), mentre utilizzando la firma CAdES sarà necessario disporre di un software specifico per l’apertura della busta crittografata (il file .p7m) che contiene il documento per poterli visualizzare. La firma PAdES, inoltre, permette di aggiungere una firma grafica visibile sul documento, oltre alla firma digitale. Da tutto ciò consegue che se il file è firmato CADES dovrà disporre sulla propria postazione di lavoro di un software per aprire il documento.

Occorre, quindi, che il magistrato verifichi, eventualmente tramite l’assistenza, se il proprio computer dispone del software per poter aprire e leggere i file firmati CAdES. In caso contrario (ossia quando cliccando sul file in questione il computer non lo apre), è necessario chiederne la installazione (non potendo il magistrato nella maggior parte dei casi provvedere autonomamente al download, in quanto non amministratore della macchina).

Quando il software è disponibile, la notifica si controlla cliccando sui file contenuti nella busta e riportati tra gli allegati di consolle, ossia sulla ricevuta di accettazione e su quella di avvenuta consegna. Quest’ultima, come già esposto, è una ricevuta di tipo “completo” (cioè contiene l’intero messaggio pervenuto alla casella del destinatario).

Dopo aver selezionato l’allegato contenente questa ricevuta e, quindi, valorizzato il tasto “Apri Pec” della finestra che subito dopo si apre, la consolle indirizza al programma di posta elettronica attraverso il quale si apre il file .msg  o .eml.

Una volta aperto il programma di posta elettronica, il giudice potrà leggere il contenuto della ricevuta di avvenuta consegna. Si potrà, quindi, verificare la data e l’ora in cui il messaggio, del quale è riportato l’oggetto (che deve essere “notificazione ai sensi della legge 53/94”), è pervenuto nella casella postale del destinatario. Questa è la data e l’ora della notificazione per il destinatario (salva l’applicazione dell’art. 16-quater d.l. 179/12 con la posticipazione degli effetti alle ore 7,00 del mattino successivo quando la data riportata sulla ricevuta di avvenuta consegna sia successiva alle ore 21,00).

Tuttavia, ciò, come detto, non è sufficiente per il giudice il quale deve anche verificare il concreto contenuto della notifica.

Per eseguire questo controllo occorre cliccare sul file “postacert.eml”  allegato al messaggio; questo file è il duplicato del messaggio PEC notificato dall’avvocato al destinatario con tutti i suoi allegati sui quali il giudice potrà effettuare i controlli necessari.

Aprendo ad uno ad uno gli allegati il giudice verificherà il contenuto della notifica a mezzo PEC.

Se l’avvocato notificante ha allegato al messaggio PEC documenti sottoscritti con firma digitale CAdES riconoscibili dall’estensione .p7m cliccando sul file si aprirà lo specifico programma che consente di verificare dapprima la validità della firma e, quindi, utilizzando gli appositi tasti, di leggere il contenuto dell’atto.

Se, invece, i file allegati allegati al messaggio PEC sono stati sottoscritti dall’avvocato con firma PAdES, quando si cliccherà sul file “postacert.eml” si aprirà il documento, ad esempio con il programma Adobe Reader, è sarà possibile leggerne il contenuto testuale e, quindi, verificare la validità della firma digitale apposta utilizzando l’apposita funzione che appare nel programma (in Adobe Reader: “Pannello firma”).

 



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