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Il Codice dell'organizzazione

    Codice dell'organizzazione - volume I

    Codice dell'organizzazione - volume II

   

   

 

Il Codice dell'organizzazione, i cui volumi possono essere scaricati nei link sopra indicati, rappresenta una raccolta organica e selezionata della normativa secondaria e delle delibere del CSM in materia di organizzazione degli uffici giudiziari. Tali provvedimenti sono stati organizzati anche in queste pagine, dove possono essere consultati attraverso i menù laterali, che riproducono la ripartizione dei volumi cartacei e contengono i singoli documenti, nel testo aggiornato alle più recenti modifiche.

Di seguito è possibile leggere l'introduzione del Codice, a cura dei Presidenti della Settima commissione Antonio Ardituro, Francesco Cananzi, Nicola Clivio e Claudio Maria Galoppi.

1. - L’organizzazione è uno dei principali ambiti nei quali si è manifestata l’azione riformatrice del Consiglio Superiore della Magistratura nella consiliatura 2014 - 2018. Si pensi non solo all’organizzazione giudiziaria ma anche a quella propria del Consiglio, che è stata interessata da una profonda revisione del Regolamento interno.

Tali interventi si inseriscono tra le misure adottate per fornire un nuovo volto all’assetto ordinamentale della magistratura, ispirato a criteri di efficienza e di razionalità del servizio giustizia. Nello stesso contesto sono stati approvati i nuovi criteri di selezione della dirigenza contenuti nel Testo Unico, che hanno consentito al nostro Paese di raggiungere gli standard di selezione qualitativa che sono già in vigore in altri Stati dell’Unione Europea.

 

2. - Per quanto riguarda, in particolare, il settore dell’organizzazione giudiziaria, siamo passati in questi anni da una concezione statica e burocratica dell’organizzazione, che sostanzialmente coincideva con il diritto tabellare, a una concezione aperta e dinamica, espressione di sinergie istituzionali e sociali.

L’organizzazione diventa così l’ambito nel quale si esprime la responsabilità della dirigenza giudiziaria, selezionata con criteri moderni e all’avanguardia, e a cui concorrono tutti i magistrati che compongono l’ufficio.

Una buona organizzazione implica regole predeterminate e dunque trasparenza nell’azione degli uffici, al fine di garantire ai cittadini un servizio efficiente, tempestivo e di qualità.

L’oggettività delle regole non può però rappresentare un limite o un ostacolo all’elaborazione e sperimentazione di moduli organizzativi quale strumento per garantire l’effettività dei diritti.

 

3. - Questa concezione dell’organizzazione incrocia due temi fondamentali riguardanti la posizione ordinamentale della magistratura.

Il primo è quello della necessità di ripensare la legittimazione sociale della magistratura nel terzo millennio. Se si intende raccogliere e vincere la sfida dell’efficienza, occorre rileggere i concetti di autonomia e indipendenza, che rappresentano non solo una prerogativa della magistratura, garantita dalla Costituzione, ma anche l’espressione di una responsabilità sociale,  strettamente connessa, in una concezione moderna e innovativa,  con i temi dell’organizzazione.

Il secondo tema è quello della sfida del cambiamento culturale insito nella nuova concezione dell’organizzazione, che richiede il superamento di una visione autoreferenziale della magistratura  attraverso l’apertura alle sinergie istituzionali o sociali.

Non si può infatti più parlare di una moderna ed avanzata concezione dell’organizzazione senza una rapporto stabile di condivisione culturale, oltre che operativa, con l’avvocatura e tutti gli attori della giurisdizione: il personale amministrativo, la magistratura onoraria, che è parte del percorso di cambiamento dell’ intera magistratura,  e i soggetti che operano nella società e nel mondo economico. Si pensi, tra le altre, alle sinergie sviluppate  dal CSM con il CNF, con l’associazione bancaria italiana e con le associazioni dei consumatori.

Tutto questo in un’ottica di necessario superamento dell’autoreferenzialità e di cambiamento culturale che richiede la partecipazione attiva non solo di coloro che rivestono posizioni di responsabilità organizzativa all’interno degli uffici, ma di ogni magistrato, di tutti gli operatori e della stessa Associazione Nazionale Magistrati, alla quale spetta un decisivo compito propulsivo.

 

4. - Il cambiamento culturale si misura anche nella capacità del Consiglio di utilizzare appieno gli strumenti della soft law, che non sono imposizioni di regole o comportamenti, ma suggeriscono e veicolano prassi virtuose e promuovono l’adozione di moduli organizzativi sperimentati. Il CSM, dunque, non si sostituisce alle decisioni di competenza del giudice e dei dirigenti degli uffici giudiziari, ma ne accompagna le scelte fornendo strumenti utili di consultazione e prassi che si sono rivelati efficaci in alcuni contesti giudiziari.

Numerosi sono stati gli interventi, compiuti sia attraverso le più tradizionali forme della circolare e della risoluzione, sia mediante l’approvazione di linee guida e  buone prassi finalizzate a rendere più efficiente ed efficace il servizio giustizia.

Si pensi ai programmi di gestione dei procedimenti civili, al tema delle esecuzioni immobiliari, all’esame preliminare delle impugnazioni e modalità stilistiche di redazione dei provvedimenti, alla nomina dei consulenti e dei periti nei procedimenti di responsabilità sanitaria, alla protezione internazionale, alle intercettazioni, all’organizzazione degli uffici di procura ed all’avocazione, alla ricostituzione di una banca dati della giurisprudenza di merito, alla violenza di genere e alle tecniche di comunicazione degli uffici giudiziari.

 

5. - Il Consiglio Superiore della Magistratura costituisce la pietra angolare dell’autonomia e dell’indipendenza dell’ordine giudiziario e l’azione di forte cambiamento culturale e operativo intrapresa in questi anni ha inteso coniugare questi principi costituzionali con la dimensione dell’organizzazione intesa quale valore strumentale alla migliore difesa dei diritti ed alla effettività di un’efficiente risposta alla domanda di giustizia. Così concepita ed attuata, l’organizzazione, in una forma dinamica ed aperta agli operatori del diritto e ad altri soggetti portatori di istanze di natura economica e sociale, è essa stessa strumentale a garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

In quest’ottica, il Codice dell’organizzazione degli uffici giudiziari rappresenta una novità assoluta nell’ambito delle fonti normative in materia di ordinamento giudiziario e mira ad assicurare una immediata visione d’insieme degli strumenti organizzativi e delle innovazioni introdotte consentendone, al contempo, una più agevole consultazione da parte dei dirigenti, dei magistrati e di tutti gli operatori del diritto.

 

 

 



La struttura del Codice

I. - Il codice dell'organizzazione giudiziaria contiene e pubblica in modo sistematico le principali delibere del Consiglio superiore della magistratura nella materia dell’organizzazione giudiziaria.

Il testo, in conformità all’art. 25 del regolamento interno, adottato con decreto del Presidente della Repubblica del 4 ottobre 2016, riordina, in un’unica raccolta, le principali disposizioni vigenti in un settore dell’ordinamento giudiziario fondamentale per garantire la qualità e l’efficienza dell’esercizio delle funzioni giurisdizionali.

 

II. - L’intervento si colloca nell’ambito delle delibere che hanno visto progressivamente riscrivere e sistematizzare settori fondamentali attribuiti alla competenza consiliare, con l’intento di rendere più chiara, semplice e facilmente applicabile la relativa disciplina.

Si richiamano qui, fra le altre, le disposizioni adottate in tema di trasferimenti (delibera del 24 luglio 2014 e succ.mod. "Disposizioni in tema di trasferimenti dei magistrati, conferimento di funzioni e destinazione a funzioni diverse da quelle giudiziarie"), di conferimento degli incarichi dirigenziali (delibera del 28 luglio 2015 e succ.mod. "Testo unico sulla dirigenza giudiziaria"), di regolamento interno (delibera del 26 settembre 2016, Riforma del regolamento interno del Consiglio superiore della magistratura), di tabelle per il triennio 2017/2020 (circolare approvata con delibera del 25 gennaio 2017 e succ.mod.), di organizzazione degli uffici di Procura (circolare approvata con delibera del 16 novembre 2017), di supplenze, assegnazioni, applicazioni e magistrati distrettuali per assicurare il regolare svolgimento della funzione giurisdizionale in presenza di difficoltà organizzative (circolare approvata con delibera del 20 giugno 2018).

In mancanza di una disciplina organica sull’ordinamento giudiziario, tali interventi di normazione secondaria, in conformità al rilievo costituzionale del Consiglio, rappresentano un importante contributo “ordinante” della materia, al fine di ricondurre a sistema disposizioni sparse nei diversi testi normativi tuttora vigenti. Rimane infatti tuttora inattuata la VII delle disposizioni finali e transitorie della Costituzione sulla “nuova legge sull’ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione”, poiché le riforme Castelli e Mastella non hanno abrogato del tutto le norme previgenti (lo stesso r.d. 12/1941 continua tutt’oggi a essere in vigore), mentre non è stata data attuazione alla delega per l’adozione dei testi unici delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di ordinamento giudiziario di cui all’articolo 2, commi 19 e 21, della legge 25 luglio 2005 n. 150.

 

III. - Atteso il carattere dinamico della materia e la sua ampiezza, l’intervento è stato concepito non come un testo unico, con articoli ordinati progressivamente, ma come una raccolta organica dei principali testi di riferimento dell’organizzazione giudiziaria, così da consentire il progressivo aggiornamento dei temi e delle delibere nel corso del tempo in una materia particolarmente dinamica e significativa.

Si è scelto di soffermarsi, principalmente, sui testi di carattere generale, rinviando all’albero delle tabelle, in via di complessiva rivisitazione, la soluzione di casi specifici, frutto di risposte a quesito per l’interpretazione di singole previsioni.

Il testo giunge al culmine di un nuovo modo di intendere l’organizzazione giudiziaria, espresso negli ultimi anni dall’organo di governo autonomo della magistratura, di cui è parte anche il costante lavoro di confronto e leale collaborazione con il Ministero della giustizia, svolto anche in sede di comitato paritetico, in attuazione delle concorrenti competenze in materia desumibili da una moderna ed avanzata lettura del combinato disposto degli artt. 105 e 110 della Costituzione.

 

IV. - Da una visione statica dell’organizzazione, che si identificava sostanzialmente nella disciplina tabellare e nelle regole  in materia di assegnazione delle funzioni giudiziarie e  di distribuzione degli affari, si è passati, specie nell’attuale consiliatura, ad una visione dinamica, tesa a valorizzare tutte le potenzialità degli strumenti tecnici e dei moduli organizzativi a disposizione degli uffici giudiziari e dei singoli magistrati.

Il Consiglio superiore della magistratura ha così provveduto all’approvazione di un numero crescente di linee guida e di buone prassi di organizzazione, tese a proporre modelli organizzativi virtuosi, idonei anche  ad “orientare” la giurisdizione, in ambiti tradizionalmente lasciati alle valutazioni e scelte organizzative dei singoli magistrati.

Se un tempo la trattazione del procedimento appariva slegata da una visione complessiva e di insieme, la situazione attuale è caratterizzata per un verso dalla consapevolezza che la decisione che definisce il procedimento non è un fatto isolato, ma si inserisce in un iter più ampio che ha un “prima” (processo; fasi e gradi pregressi di giudizio) e un “dopo” (esecuzione; impugnazione), per l’altro verso dalla ormai radicata convinzione che una migliore organizzazione del ruolo e dell’ufficio facilita una risposta tempestiva e  di qualità alle esigenze di tutela dei diritti degli utenti.  

Alla base di questa concezione vi è l’idea che la giustizia è un servizio secondo i migliori standard, onde garantire qualità ed efficienza; e che per consentire un’efficace risposta di giustizia, l’organizzazione giudiziaria deve essere intesa come un sistema “condiviso”, costruito con i contributi di tutti gli attori della giurisdizione e non solo dei magistrati.

Ne consegue il rilievo riconosciuto agli avvocati, al personale amministrativo, agli operatori economici e sociali e a tutti i  soggetti che partecipano al processo.

In questa direzione possono essere richiamati i numerosi protocolli conclusi a tutti i livelli della giurisdizione (con avvocati, tra uffici giudicanti e requirenti, con le realtà territoriali, etc., come riportati nel manuale ricognitivo sulle buone prassi) e da parte dello stesso CSM.

Espressione di tale indirizzo sono anche le linee guida, tra cui quelle adottate in materia di protezione internazionale, di esecuzioni immobiliari e di consulenti tecnici.

Sul punto è bene chiarire che le linee guida non hanno contenuto precettivo ma esclusivamente propositivo di buone pratiche, suggerendo l’adozione di quelli che sono apparsi, sulla base dei risultati conseguiti, i modelli organizzativi migliori. Il CSM, dunque, non si sostituisce alle decisioni di competenza del giudice e dei dirigenti degli uffici giudiziari. Si tratta di un intervento che si colloca nell’ambito della soft law ed è espressione di una specifica politica giudiziaria che fa propria l’idea di una giustizia come servizio nell’interesse di chi vi accede e che richiede, in un tempo ragionevole, una decisione di qualità, chiara e comprensibile.

Nello stesso contesto vanno segnalati gli interventi in materia di informatica giudiziaria, volti a promuovere l’utilizzazione delle tecnologie nel processo nella dinamica organizzativa fra uffici, chiamati ormai costantemente dal Consiglio a confrontarsi e condividere linee organizzative comuni a livello di circondario e di distretto.

 

V. - Il Codice è suddiviso in cinque parti.

La prima, di carattere generale, è dedicata all’organizzazione degli uffici giudiziari, ove sono inserite le disposizioni in tema di tabelle di organizzazione degli uffici giudicanti e benessere organizzativo, l’organizzazione degli uffici del pubblico ministero, la permanenza ultradecennale e gli strumenti per il governo delle difficoltà organizzative.

La seconda parte, sulla gestione degli uffici giudiziari, contiene gli interventi in materia di programmi di gestione,  criteri di priorità, magistratura onoraria,ufficio del processo, tirocini e ferie.

La parte terza riguarda il settore dell’informatica.

La parte quarta racchiude le delibere in tema di buone prassi e linee guida. Accanto ai provvedimenti generali sul progetto  in materia di buone prassi di organizzazione degli uffici giudiziari, si distinguono le linee guida negli ambiti della comunicazione istituzionale, delle intercettazioni, di esame preliminare delle impugnazioni e modalità stilistiche di redazione dei provvedimenti,  di esecuzioni immobiliari, responsabilità sanitaria, ausiliari del giudice, violenza di genere, rapporti con il Consiglio nazionale forense.        

La parte quinta è dedicata infine alla protezione internazionale.


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