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Lavoro in sequenza - Modello 21 (approfondimento)

Lavoro in sequenza - Modello 21 (approfondimento)









Obiettivi

Si tratta di un modello  di gestione del ruolo civile basato sul lavoro in sequenza piuttosto che in parallelo.  

La gestione tradizionale del processo civile si basa sulla trattazione in ogni udienza  “in parallelo” di diverse cause, per ciasuna delle quali viena svolta una frazione di attività di trattazione o di istruttoria, che poi prosegue a distanza di settimane o di mesi ad altra udienza, sempre in parallelo con altre cause.

L’esperienza in oggetto tende invece a mettere “in successione” o “in serie”  i diversi processi, sicchè ognuno di essi va trattato in udienze consecutive e ravvicinate e definito, per poi passare al caso successivo e così via.

Si tratta di un modello  sperimentale, che il Consiglio intende monitorare e promuovere per il suo valore di  incentivo alla ricerca di nuove tecniche di gestione del ruolo civile.

La tesi  è che un giudice a cui vengano assegnati a titolo di esempio due casi, A e B, richiedenti 100 giorni ciascuno di lavoro, se  lavora nei giorni pari sul caso A e nei giorni dispari sul caso B impiegherà  200 giorni a completare entrambi i casi, e la durata media di entrambi i casi sarà pari a 200 giorni; se invece il medesimo giudice lavora prima solo sul caso A e poi solo sul caso B, completerà il primo in 100 giorni e il secondo in 200 dalla data di assegnazione: lavorando in sequenza, su un caso alla volta, la durata media sarà  quindi  di 100+200/2 =150 giorni.

Dunque  il lavoro sequenziale allunga i tempi  di  attesa dei singoli casi, prima che gli stessi possano essere trattati,   ma riduce al minimo possibile la durata di completamento di ciascun caso, consentendo nel contempo di ridurre la durata totale media dei processi.

Una possibile variante muove dal presupposto che, una volta fissata la data della precisazione delle conclusioni delle parti  o la data della discussione del processo, le attività istruttorie non debbano essere  parcellizzate nel tempo di attesa necessario a giungere a quella data, ma vadano  concentrate  in prossimità di essa, assicurando così una ragionevole concentrazione processuale e una decisione prossima alla attività istruttoria.  

Tale approccio alla gestione del ruolo richiede  un approfondimento che, prendendo spunto da  studi scientifici come quello fondato sull’indagine condotta nel 2009 nei tribunali del lavoro di Milano e Torino, tenga anche conto delle peculiarità processuali del rito civile e dei riti speciali e dei  tempi tecnici, delle innovazioni normative (come il calendario del processo), dell’attesa di giustizia del singolo utente e della presenza in taluni uffici di un arretrato ormai tanto pesante  da incidere gravemente sull’organizzazione del lavoro in generale. 



Normativa di riferimento

Normativa primaria e secondaria sul processo civile e sulle tabelle di organizzazione degli uffici.

Progetto Strasburgo per la rilevanza del metodo FIFO di svuotamento  del “magazzino”  



Risorse umane e materiali necessarie

Per la realizzazione del modello non sono necessarie risorse aggiuntive, ma un ottimo coordinamento delle risorse esistenti e il coinvolgimento responsabile degli attori del processo al fine di rendere possibile: 

  • Concertazione adeguata con gli ordini professionali;
  • Gestione del ruolo secondo una visione di insieme che preveda al contempo la pesatura dei singoli fascicoli attraverso le risorse umane e materiali dell’Ufficio per il processo;
  • Utilizzazione efficace della Consolle del magistrato e, in particolare, della sua funzione  “agenda”.



Descrizione sintetica e punti caratterizzanti

  • Individuazione degli attori da coinvolgere nel processo di concertazione (in particolare Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, CTU);
  • Definizione  concertata degli obiettivi comuni, anche parziali,  da raggiungere in tempi predeterminati;
  • Formazione dei soggetti partecipi dell’attuazione (personale di cancelleria, tirocinanti, giudici onorari e ausiliari, magistrati);
  • Determinazione delle modalità di monitoraggio periodico dell’attuazione del processo per settori, attraverso una analisi dei tempi dei processi inclusi nel progetto del lavoro in sequenza, e sua comparazione con i tempi dei processi non inclusi 



Condizioni di replicabilità, trasferibilità e sostenibilità nel tempo

Disponibilità degli attori alla realizzazione del  progetto  e alla verifica  periodica dei risultati



Controlli e rendicontazione

E’ necessario prevedere momenti ravvicinati di verifica periodica e condivisa con i soggetti coinvolti nel progetto  dei risultati raggiunti,  e di  adeguamento dello strumento alle criticità emerse ed alle novità normative, e  la volontà di  estensione del progetto ad ulteriori settori



BP validate in materia

BP 2258 Tribunale di Roma

BP 2262 Corte di Appello di Roma



Documenti

Giudici in Affanno, indagine del 2009 condotta nei tribunali di Milano e Torino da COVIELLO, ICHINO E PERSICO 



Riferimenti utili

SCIACCA, VERZELLONI E MICCOLI (a cura di), Giustizia in Bilico, Roma 2013

RANA, La Governance della Giustizia Civile, Roma, 2014



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