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Plenum con il Presidente della Repubblica

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21 giugno 2019

Plenum con il Presidente della Repubblica
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Durante il plenum straordinario del 21 giugno 2019, presieduto dal Presidente della Repubblica, sono stati effettuati gli adempimenti necessari a ricostituire il plenum nella sua integrità, dopo le dimissioni di 4 componenti.

Si sono dunque insediati i consiglieri Giuseppe Marra (già magistrato destinato all’ufficio del massimario e del ruolo della Corte di Cassazione) e Ilaria Pepe (già consigliere della corte di appello di Napoli), primi dei non eletti nelle elezioni del 2018 fra i magistrati con funzioni giudicanti di merito.

Al contrario, per i magistrati con funzioni requirenti di merito, in mancanza di subentranti, è necessario procedere ad elezioni suppletive, che si terranno il 6 e 7 ottobre 2019.

Pertanto, il Consiglio ha approvato la delibera di indizione delle elezioni ed ha nominato la Commissione elettorale centrale.

 

Successivamente, il Presidente della Repubblica ha pronunciato il seguente intervento:

Rivolgo a tutti un saluto cordiale, particolarmente ai due nuovi consiglieri, cui auguro buon lavoro all’interno del Consiglio nell’interesse della Repubblica.

Il saluto e gli auguri sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, nel corso di un’inchiesta giudiziaria, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile.

Quanto avvenuto ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche per il prestigio e l’autorevolezza dell’intero Ordine Giudiziario; la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica.

Il coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare il CSM, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello Stato, si manifesta in totale contrapposizione con i doveri basilari dell’Ordine Giudiziario e con quel che i cittadini si attendono dalla Magistratura.

Tengo a ringraziare il Vice Presidente, il Comitato di Presidenza e i Consiglieri presenti per la risposta pronta e chiara che hanno fornito, con determinazione, non appena si è presa conoscenza della gravità degli eventi.

La reazione del Consiglio ha rappresentato il primo passo per il recupero della autorevolezza e della credibilità cui ho fatto cenno e che occorre sapere restituire alla Magistratura italiana.

Di essa i cittadini ricordano i grandi meriti e i pesanti sacrifici anche attraverso l’esempio di tanti suoi appartenenti e hanno il diritto di pretendere che quei meriti e quei sacrifici non vengano offuscati.

A questo riguardo non va dimenticato che è stata un’azione della Magistratura a portare allo scoperto le vicende che hanno così pesantemente e gravemente sconcertato la pubblica opinione e scosso l’Ordine Giudiziario

Oggi si volta pagina nella vita del CSM. La prima di un percorso di cui non ci si può nascondere difficoltà e fatica di impegno. Dimostrando la capacità di reagire con fermezza contro ogni forma di degenerazione.

Tutta l’attività del Consiglio, ogni sua decisione sarà guardata con grande attenzione critica e forse con qualche pregiudiziale diffidenza. Non può sorprendere che sia così e occorre essere ancor più consapevoli, quindi, dell’esigenza di assoluta trasparenza, e di rispetto rigoroso delle regole stabilite, nelle procedure e nelle deliberazioni.

Occorre far comprendere che la Magistratura italiana – e il suo organo di governo autonomo, previsto dalla Costituzione – hanno al proprio interno gli anticorpi necessari e sono in grado di assicurare, nelle proprie scelte, rigore e piena linearità.

La Costituzione prevede che l’assunzione di qualunque carica pubblica – ivi comprese, ovviamente, quelle elettive – sia esercitata con disciplina e onore, con autentico disinteresse personale o di gruppo; e nel rispetto della deontologia professionale.

Indipendenza e totale autonomia dell’Ordine Giudiziario sono principi basilari della nostra Costituzione e rappresentano elementi irrinunziabili per la Repubblica. La loro affermazione è contenuta nelle norme della Costituzione ma il suo presidio risiede nella coscienza dei nostri concittadini e questo va riconquistato.

Potrà avvenire – e confido che avverrà - anzitutto sul piano, basilare e decisivo, dei comportamenti. Accanto a questo vi è quello di modifiche normative, ritenute opportune e necessarie, in conformità alla Costituzione.

Ad altre istituzioni compete discutere ed elaborare eventuali riforme che attengono a composizione e formazione del CSM. Viene annunciata una stagione di riforme sui temi della giustizia e dell’ordinamento giudiziario in cui il Parlamento e il Governo saranno impegnati.

Il Presidente della Repubblica potrà seguire - e seguirà con attenzione - questi percorsi ma la Costituzione non gli attribuisce il compito di formulare ipotesi o avanzare proposte.

Il CSM, peraltro, può – ed è, più che opportuno, necessario - provvedere ad adeguamenti delle proprie norme interne, di organizzazione e di funzionamento, per assicurare, con maggiore e piena efficacia, ritmi ordinati nel rispetto delle scadenze, regole puntuali e trasparenza delle proprie deliberazioni.

La giustizia è amministrata in nome del popolo italiano e in base alla Costituzione e alla legge: queste indicazioni riguardano anche il Consiglio Superiore della Magistratura.

Questo è l’impegno che al Consiglio chiede la Comunità nazionale ed è il dovere inderogabile che tutti dobbiamo avvertire”.

 

Sono poi intervenuti i cons. Lanzi, Cascini, Davigo, Miccichè, Mancinetti e Benedetti.

 

In chiusura di seduta il Vice presidente Ermini ha svolto il seguente intervento:

"Signor Presidente della Repubblica,

colleghi Consiglieri,

nell’assemblea plenaria del 4 giugno avevo detto che gli eventi degli ultimi giorni avevano inferto alla magistratura e al Consiglio superiore una ferita profonda e dolorosa e che era necessaria una forte assunzione di responsabilità al fine di riscattare con i fatti il discredito subìto.

Oggi, a distanza di qualche settimana, pur essendo consapevole che quella ferita potrà guarire soltanto all’esito di un percorso lungo e faticoso che richiede la condotta esemplare di ognuno di noi al servizio dell’istituzione che abbiamo l’onore di rappresentare, sono certo tuttavia di poter affermare, con rinnovata fiducia, che essa non ha colpito le fondamenta del Consiglio superiore.

La reazione a condotte indiscutibilmente non compatibili con lo status di consigliere del CSM si è avuta, infatti, in maniera chiara non solo attraverso la fermezza con la quale si è preso atto delle doverose dimissioni dei singoli consiglieri che sono stati in maniera diversa coinvolti dalle vicende emerse all’esito dell’inchiesta della Procura di Perugia, ma anche attraverso l’ininterrotta continuazione dei lavori consiliari, nella consapevolezza che l’istituzione viene prima delle persone che la compongono e che le vicissitudini circoscritte a singoli componenti, per quanto dolorose, non possono e non debbono condizionare l’azione di un organo di rilevanza costituzionale posto a tutela delle libertà democratiche.

La prosecuzione ininterrotta dell’attività consiliare – che non si esaurisce nelle nomine e nell’attività giurisdizionale della sezione disciplinare ma si articola nelle innumerevoli, difficili e spesso delicatissime pratiche trattate nelle commissioni – è stata possibile grazie allo spirito di servizio e al senso istituzionale dei consiglieri, togati e laici, cui va la mia gratitudine.

Ma soprattutto è stata resa possibile dalla guida illuminata che Ella, Signor Presidente, non ha fatto mai venir meno e per la quale voglio rinnovarle, con animo gratissimo, la riconoscenza del Consiglio e mia personale. In più di un’occasione ho ripetuto, pubblicamente, che il consiglio autorevole e l’esempio animatore del Presidente della Repubblica rappresentano per me un irrinunciabile punto di riferimento. La ringrazio dunque, Signor Presidente, non solo per avermi concesso, sin dall’inizio del mio mandato, il privilegio di una continua, proficua e per me indispensabile interlocuzione, ma anche per il conforto della sua vicinanza e della sua presenza in queste difficili settimane.

La pronta reazione alle condotte di singoli componenti disvelate dall’indagine della Procura di Perugia è stata necessaria ma non è sufficiente. Nel prossimo futuro, il Consiglio sarà chiamato a dimostrare che è in grado di riaffermare la propria legittimazione agli occhi della magistratura e dei cittadini.

Lo dovrà fare assumendo ogni determinazione nell’interesse generale della giurisdizione e al riparo dall’influenza di interessi particolari e da logiche spartitorie e non trasparenti; munendo ogni deliberazione di una congrua, preventiva istruttoria e di una adeguata, approfondita motivazione; informando le nomine agli uffici direttivi e semidirettivi alla rigorosa osservanza del metodo cronologico e di quello meritocratico; assegnando agli uffici ove si svolgono funzioni che richiedono peculiari requisiti di idoneità i candidati che siano risultati in possesso delle necessarie competenze tecniche, senza cedere alla tentazione di accordi preventivi volti alla ripartizione dei posti.

Il rigoroso rispetto di questi criteri, unitamente alla decisa ricusa dei traffici propri della degenerazione correntizia, è percorso obbligato per dissipare il grave turbamento nell’opinione pubblica e far sì che i cittadini ritrovino la fiduciosa convinzione in una magistratura indipendente ed imparziale.

Ed è quanto dobbiamo alla stragrande maggioranza di magistrati valorosi e silenti che nella solitudine delle loro stanze operose esercitano ogni giorno la sacra funzione del rendere giustizia. A loro dobbiamo offrire il senso della nostra presenza e le ragioni per tornare a confidare nel carattere virtuoso e insostituibile del proprio governo autonomo."

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