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Ddl in materia di tutela delle vittime di violenza di genere e domestica

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08 maggio 2019

Ddl in materia di tutela delle vittime di violenza di genere e domestica
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Su proposta della VI commissione, con delibera dell'8 maggio 2019, è stato approvato un parere sul disegno di legge AS 1200, in materia di tutela delle vittime della violenza di genere e domestica, al fine di completare le misure predisposte per conformare l’ordinamento interno alla normativa dell’UE e alle pronunce della CEDU.

In linea generale, l’intervento riguarda il diritto penale, gli aspetti processuali, l’ordinamento penitenziario e il settore delle misure di prevenzione e si muove in una duplice prospettiva: inasprire il trattamento sanzionatorio e rafforzare la prevenzione attraverso misure di protezione e obblighi informativi nei confronti della vittima. Inoltre, sotto il profilo processuale, viene perseguito l’obiettivo di incardinare quanto più celermente possibile il procedimento e di garantire un suo altrettanto rapido sviluppo nelle diverse fasi.

Il parere procede quindi a esaminare compiutamente le diverse innovazioni introdotte nel sistema sanzionatorio (attraverso l’introduzione di nuovi delitti, l’aggravamento di talune pene edittali e l’estensione delle circostanze aggravanti ai casi in cui fra autore del reato e vittima vi siano rapporti di convivenza o relazioni affettive, vincoli di discendenza, adozione o infine qualora la vittima sia minorenne), finalizzate ad aumentare l’efficacia deterrente delle norme incriminatrici.

Con riferimento ai profili processuali, le novelle mirano a garantire la trattazione prioritaria dei procedimenti per violenza di genere o domestica, imponendo a PG e PM tempi ristretti per le indagini, attraverso l’introduzione di una sorta di presunzione assoluta di urgenza. Per rafforzare la consapevolezza (e quindi la tutela) della vittima, viene introdotto l’obbligo di informare la stessa dei provvedimenti incidenti sullo status libertatis dell’autore del reato. Viene inoltre previsto un raccordo informativo fra il procedimento penale e quello civile, attraverso la comunicazione al giudice civile che procede su separazione e affidamento dei minori dei provvedimenti adottati in sede penale. Vengono poi introdotte norme funzionali a evitare la vittimizzazione secondaria processuale della persona offesa. Infine, viene ampliato il perimetro applicativo delle misure di prevenzione.

Il parere esprime sostanziale condivisione dell’obiettivo di garantire una tempestiva, completa e approfondita trattazione dei procedimenti, colmando alcuni vuoti di disciplina e rafforzando l’incisività dell’intervento dell’autorità giudiziaria in funzione non solo repressiva ma preventiva. Vengono quindi richiamate le risoluzioni adottate dal CSM in materia, che incentrano l’attenzione sull’adozione di buone prassi e misure organizzative adeguate a garantire la trattazione prioritaria dei procedimenti.

Quanto agli aspetti problematici, viene ritenuto troppo rigido l’obbligo di assumere a sommarie informazioni la persona offesa entro 3 giorni dall’iscrizione della notitia criminis, rigidità mitigata, comunque, dall’assenza di sanzioni (nullità o inutilizzabilità dell’atto) in caso di mancato rispetto del termine. Inoltre, si rileva che la previsione di un obbligo di fatto riduce la discrezionalità del p.m., di fatto impedendogli di scriminare la gravità dei fatti, l’utilità dell’esame e l’effettiva urgenza dell’atto stesso (si pensi ai casi in cui la denuncia querela è sufficientemente esaustiva), con possibili ripercussioni sull’organizzazione del lavoro delle Procure (anche in termini di rispetto del criterio della specializzazione) e sulla vittimizzazione secondaria. Inoltre, termini così ristretti riverberano conseguenze sulla possibilità per il p.m. di elaborare una efficace strategia investigativa, anche nella prospettiva di vagliare l’attendibilità della persona offesa. Il parere auspica, quindi, che nel corso dei lavori parlamentari, venga restituito al p.m. un margine di valutazione discrezionale in ordine all’urgenza dell’atto istruttorio.

Con riferimento al raccordo informativo penale/civile, la delibera rileva la necessità di ampliare il novero degli atti da comunicare al giudice civile e di definire con maggiore chiarezza i presupposti per la trasmissione, il momento in cui essa deve avvenire e l’organo competente alla stessa (giudice o p.m.).

Inoltre, il parere reputa opportuno rendere omogeneo il regime processuale applicabile ai reati catalogabili come violenza di genere o domestica, eliminando alcune aporie e differenze.

Infine, la delibera rileva l’opportunità di introdurre previsioni funzionali a garantire la possibilità di blocco immediato dei contenuti lesivi ove i reati siano commessi attraverso strumenti informatici.

Il testo del parere è disponibile in allegato.

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