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Criminalità minorile nel distretto di Napoli

News


11 settembre 2018

Criminalità minorile nel distretto di Napoli
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Il plenum del CSM si è riunito - per la prima volta dopo molti anni - fuori sede, nel Palazzo di Giustizia di Napoli, a testimonianza della vicinanza del Consiglio agli uffici giudiziari più direttamente impegnati nel contrasto all’emergenza criminale.

Nel corso della seduta straordinaria, cui hanno assistito rappresentanti delle istituzioni, magistrati, avvocati e cittadini, e nel corso della quale sono intervenuti (dopo i saluti del Presidente della Corte d’appello De Carolis Di Prossedi, e del Procuratore generale Riello) il Vice Presidente Legnini, i relatori Balducci, Ardituro e Cananzi e i cons. Morgigni, San Giorgio, Aschettino , Balduzzi e Morosini, è stata approvata una risoluzione “in materia di attività degli uffici giudiziari nel settore della criminalità minorile nel distretto di Napoli”.

Difatti, tali fenomeni criminali – la cui recrudescenza è estremamente marcata nel territorio campano - richiedono un’analisi delle strategie di intervento e contrasto, sia dal punto di vista giudiziario che normativo.

La delibera si basa su una cospicua attività istruttoria, nel corso della quale sono stati raccolti i contributi degli uffici giudiziari e delle istituzioni più direttamente coinvolte (forze dell’ordine, dirigenti scolastici, esponenti del mondo associativo, autorità garante per l’infanzia).

Tale elaborazione ha consentito di procedere ad una accurata disamina delle diverse forme degli epifenomeni criminali (che in delibera vengono classificati in fisiologici, patologici ed epidemici), nell’ambito dei quali si registra un incremento esponenziale dei reati ascrivibili alla criminalità organizzata (per effetto del mutamento delle dinamiche interne ai clan camorristici) e di quelli di tipo “predatorio” (che trovano radici nelle dinamiche e nel contesto sociale e ambientale). Il profilo attinente alla genesi di tali condotte illecite assume estremo rilievo nella definizione delle strategie di intervento: dall’analisi istruttoria è emerso che il quadro in cui maturano tali reati si alimenta per effetto di condizioni ambientali di degrado sociale e familiare e disoccupazione diffusa e della conseguente una ingente forza attrattiva dei disvalori espressi dalla “cultura” camorristica.

A ciò si aggiunge la problematica assenza o carenza di presenza delle istituzioni nei territori più direttamente interessati a descritti fenomeni, con particolare riferimento agli assistenti sociali, ai servizi pubblici, alle politiche sociali.

Ne discende come sia fondamentale, nella pianificazione di una strategia di intervento, il coinvolgimento della società civile, in primo luogo con riferimento alla dispersione scolastica, che nei territori interessati ha una incidenza elevata e si aggiunge alle concause della recrudescenza della criminalità giovanile. In proposito, gli strumenti di intervento attualmente previsti dalla legge appaiono inadeguati, in quanto le segnalazioni e il successivo intervento dei servizi sociali sono – ove effettuate – tardive e quindi inefficaci.

A ciò va aggiunto un intervento incisivo che renda la scuola una realtà idonea ad attrarre i minori e ad intervenire sulle situazioni di disagio.

A tali fini, appare necessaria una più fattiva interazione fra magistratura minorile e istituzioni scolastiche.

Inoltre, è necessario dotare istituzioni e associazioni di adeguate dotazioni organiche e finanziarie per porre in essere le iniziative necessarie, anche attraverso la creazione di strutture di coordinamento dei diversi servizi per i minori.

È altresì indispensabile offrire ai minori altre attività culturali, sportive e ricreative che possano contribuire a prevenire la devianza verso comportamenti criminali, ancora una volta attraverso il contributo della società civile, di istituzioni nazionali e locali e associazioni.

Ed ancora, una strategia efficace impone l’adozione di misure di sicurezza urbana volte a prevenire episodi delittuosi e ad incrementare la percezione del controllo del territorio da parte dello Stato e non delle organizzazioni criminali.

Sotto il profilo dell’intervento giudiziario, la delibera riconosce la necessità di bilanciare la risposta di giustizia con un percorso rieducativo dei minori, anche al fine di aumentare l’efficacia general preventiva dell’intervento e diminuire la sensazione di impunità, combinando percorsi di risocializzazione con interventi cautelari e sanzionatori detentivi per i reati di maggiore gravità.

Inoltre, la delibera evidenzia la necessità di introdurre misure normative che senza compromettere gli esiti delle indagini, consentano l’attivazione tempestiva di rimedi a protezione dei minori, con rispetto del contraddittorio tra le parti.

A ciò vanno coniugati interventi sulla potestà genitoriale ove si riconosca che il permanere dei legami familiari possa aumentare la devianza verso comportamenti criminali. Altrettanto efficaci nella medesima prospettiva possono dimostrarsi misure di allontanamento dai luoghi di origine. In tal senso, la delibera sollecita interventi normativi finalizzati, fra gli altri:

  • all’adozione di provvedimenti civili nell’interesse del minore a seguito di sentenze di condanna per associazione mafiosa
  • all'abbassamento dei limiti edittali per l’adozione di misure cautelari e precautelari
  • all’estensione del gratuito patrocinio ai procedimenti de potestate
  • alla modifica delle previsioni e delle sanzioni in materia di evasione scolastica
  • alle modalità di assegnazione dei minori alle comunità in funzione del fatto commesso

Infine, la peculiarità dei fenomeni criminali impone una strettissima cooperazione – anche attraverso protocolli organizzativi - fra gli uffici giudiziari minorili e quelli ordinari, attesi i legami strettissimi fra i fatti criminali di rispettiva competenza.

La delibera, quindi, viene trasmessa non solo agli uffici giudiziari, ma anche a tutte le istituzioni convolte, proprio a rimarcare la necessità di una forte assunzione di responsabilità non solo degli organi giudiziari, ma di tutti gli operatori istituzionali e della società civile.

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