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Guido Galli

                                          

In occasione del trentottesimo anniversario della scomparsa, per tenerne vivo il ricordo e ripercorrerne la vita professionale, pubblichiamo alcuni atti estrapolati dal  fascicolo personale di Guido Galli e dagli archivi del Consiglio, nonché le sentenze pronunciate nei giudizi relativi all'omicidio del magistrato

 

Un investigatore acuto e un fine giurista: la vita professionale di Guido Galli

 

Guido Galli nasce a Bergamo il 28 giugno 1932.

Compie gli studi universitari a Milano, dove si laurea il 10 novembre 1954, superando poi gli esami per procuratore legale nel novembre del 1956.

Dopo essersi congedato dal servizio militare (svolto come sottotenente di artiglieria) ed aver superato il concorso in magistratura indetto con D.M. 4 marzo 1957 viene nominato, con D.M. del 10 aprile del 1959, uditore giudiziario.

Il 27 aprile 1959 inizia il “corso di perfezionamento” presso il Tribunale di Roma e il 10 ottobre 1959 viene trasferito alla Procura della Repubblica di Milano.

Nel parere per il conferimento delle funzioni giudiziarie, redatto dal Consiglio giudiziario di Milano il 6 luglio 1960, Guido Galli viene descritto come: “...un giovane al quale non può mancare il miglior successo nello ulteriore svolgimento della carriera per la sua precisa e vasta preparazione tecnica, per lo scrupolo col quale usa approfondire ogni questione di fatto e di diritto, approfondimento e studio che trovano concreta espressione nei suoi scritti, che si distinguono oltre che per la forma impeccabile, per la impostazione logica e per il rigore delle argomentazioni giuridiche”.

Il Consiglio Superiore della Magistratura, con delibera del 13 luglio 1960, conferisce le funzioni giurisdizionali al dott. Guido Galli destinandolo definitivamente alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano.

L’anno successivo è ammesso a sostenere l’esame pratico per la promozione ad aggiunto giudiziario; ottenendo l’idoneità il 15 febbraio 1960.

Guido Galli trascorre due anni presso la Procura di Milano per poi chiedere di essere trasferito alla Pretura di Milano, con funzioni di Pretore: il passaggio viene deliberato dal Consiglio Superiore della Magistratura il 2 febbraio del 1962 . Il 7 aprile dello stesso anno il magistrato prende possesso nel nuovo ufficio e nelle nuove funzioni.

Il 27 aprile del 1964, nel positivo parere redatto dal Consiglio giudiziario di Milano per la promozione a magistrato di Tribunale, può tra l’altro leggersi che: “...Il Consigliere Pretore dirigente riferisce che il dott. Galli è un giovane fornito di ottima cultura generale e di non comune preparazione giuridica, ed ha inoltre, grande passione per lo studio dei vari problemi giuridici (ha partecipato alla stesura di un volume sul procedimento davanti al conciliatore ed ha scritto un altro volume sul diritto alla riservatezza).”

Dopo più di cinque anni trascorsi in Pretura, Guido Galli ritorna alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano con funzioni di sostituto procuratore: prende possesso nel nuovo ufficio il 4 marzo del 1968

In quegli anni si occupa di inchieste importanti; è, ad esempio, il Pubblico ministero nella vicenda legata al fallimento del Cotonificio Vallesusa (un vero e proprio impero che contava oltre trenta stabilimenti tra Val di Susa, Canavese e Lombardia e 18 mila dipendenti). Guido Galli sostiene l’accusa per la bancarotta dell’imprenditore Felice Riva, amministratore delegato del cotonificio, noto, oltre che per aver lasciato senza lavoro migliaia di dipendenti a causa di un buco di decine di miliardi di lire, anche per aver ricoperto il ruolo di presidente del Milan Calcio.

Nel 1969 sostiene l’accusa in un altro importante processo per bancarotta, quello della Società Finanziaria Italiana nel quale, per uno strano gioco del destino, troverà come collaboratore dei commissari liquidatori, un giovane avvocato coetaneo del magistrato, Giorgio Ambrosoli.

Guido Galli non era solo un ottimo magistrato ma anche un uomo con la passione per lo studio e l’insegnamento.

Nel 1963 inizia la carriera universitaria. Allievo del professor Alberto Candian, prima assistente volontario alla cattedra di procedura penale presso l’università di Modena, nel 1969 viene abilitato alla libera docenza in procedura penale. Sarà poi professore incaricato presso la cattedra di antropologia criminale dello stesso ateneo fino al 1976, quando diventerà professore incaricato di criminologia alla facoltà di giurisprudenza della Statale di Milano

Un docente appassionato e un fine giurista, dunque, autore di diversi saggi fra cui la celebre monografia “La politica criminale in Italia negli anni 1974-1977”, un testo che guardava con altri occhi ed affrontava con spirito ed animo diverso da quello che si respirava in quegl’anni, temi scottanti come la detenzione preventiva, gli interrogatori, la libertà dei cittadini, spesso sacrificata per contrastare la criminalità. Nella premessa al volume Guido Galli scrive: “Viviamo, certo, tempi scuri: ma gli strumenti per uscirne non devono essere totalmente inidonei alla difesa delle istituzioni e della vita dell’individuo; od indiscriminatamente compressivi della libertà individuale, in nome di ‘ragioni di emergenza’ il cui sbocco frequente ci è purtroppo ben noto”.

Secondo Guido Galli, le esigenze di sicurezza sociale non potevano mai costituire ragione di deroga ai diritti fondamentali dei cittadini (tematica sempre attuale nel dibattito sulle misure di contrasto ai fenomeni eversivi). 

Una impostazione ribadita in molti passaggi di un altro volume scritto insieme ai colleghi Bruno Siclari e Francesco Siena dal titolo: "Le recenti leggi contro la criminalità". Come ad esempio, in tema di fermo di polizia ai sensi dell'art. 238 c.p.p precedente la riforma della Legge 22 maggio 1975 n. 152 (disposizioni a tutela dell'ordine pubblico) può leggersi: "l'abbassamento ad <<indizio>> delle <<prove>> richieste per un provvedimento restrittivo della libertà personale e la qualificazione degli indizi - non necessariamente concordanti - come <<gravi>>, aggettivo che dice tutto e niente e dice in ogni caso assai poco a chi aspiri ad un minimo di tassatività, sono altrettante aperture, forse inevitabili, all'errore e all'abuso." Ed ancora, con riferimento al medesimo istituto nella nuova formulazione legislativa: "Che, di fronte ad un istituto il quale già di per sè si presentava, dunque, e pur dopo una faticosa evoluzione in  senso riduttivo, come facile occasione se non altro di errori pesantemente incidenti sulla libertà personale, se ne sia dilatata l'applicabilità attraverso l'ampliamento sia dei presupposti che delle ipotesi può spiegarsi soltanto con una serie di ragioni, il cui minimo comun denominatore non può sfuggire ad un giudizio negativo: sul piano del rispetto dei valori costituzionali, prima ancora che delle linee di tendenza emergenti dalla legge-delega per il nuovo codice di procedura penale.". Ed ancora, in punto nuova disciplina della libertà provvisoria nel testo di cui all'art. 1 Legge 22 maggio 1975 n. 152 (Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico): "Salvo invalga la prassi, incivile prima ancora che pericolosa negli stessi risultati concreti, di riversare sull'imputato le manchevolezze del sistema, pretendendo una risposta sui suoi precedenti penali e giudiziari che lo stesso potrebbe non essere in grado di dare e che certamente contraddice non poco, almeno sullo specifico punto, il suo diritto a difendersi tacendo: anche se la minaccia incombente di essere poi con pesantezza colpito attraverso il meccanismo dell'art. 495 comma 2o n. 2 c.p. dovrebbe ormai ritenersi superata dall'apprezzabile sentenza n. 108 del 1976 della Corte costituzionale."

Il modo del dott. Galli di essere e di vivere la professione, di magistrato e di docente, e le idee dello stesso in punto processual-penalistico, sono testimoniate dal professor Alberto Candian, nella  toccante prefazione ad una raccolta postuma degli scritti del magistrato, dal titolo: "Difesa dell'imputato e speditezza del processo dalla Costituzione alle leggi dell'emergenza",  curata e pubblicata a due anni dalla scomparsa dello stesso. 

Altra testimonianza della finezza e dell’acume del ragionamento giuridico di Guido Galli è rinvenibile nella relazione tenuta ad un incontro di studio organizzato dal Consiglio superiore e svoltosi a Roma, sui rapporti tra pubblico ministero e giudice istruttore.

Il 18 settembre 1974 è inoltre nominato membro della Commissione ministeriale per l’elaborazione del progetto del nuovo codice di procedura penale, presieduta da Giandomenico Pisapia e Giovanni Conso, che elabora il noto “Progetto preliminare” del 1978.

Guido Galli assume anche il ruolo di componente e segretario della giunta esecutiva della sezione distrettuale di Milano dell’Anm. In tale veste, insieme agli altri componenti della giunta stessa, viene sottoposto a procedimento disciplinare per aver concorso ad elaborare ed approvare un ordine del giorno in cui veniva “criticata” la decisione di rimettere a Catanzaro il processo per la strage di Piazza Fontana.

Il 3 dicembre 1974 viene assolto dalle incolpazioni ascrittegli perché il fatto non costituisce illecito disciplinare.

La sezione disciplinare valuterà infatti quella “critica” come mossa dalla “necessità di tutelare gli interessi morali della magistratura di Milano, sentitasi ingiustamente colpita dal trasferimento del noto processo”.

Negli anni ’70 Guido Galli esercita le funzioni giudicanti presso il Tribunale di Milano ricoprendo prima la funzione di giudice presso la terza sezione penale (alternandosi nella presidenza del collegio con il presidente titolare), poi come Presidente della VI sezione penale  per poi passare all’Ufficio Istruzione, dove rimarrà fino al giorno della sua tragica scomparsa, nella qualità di giudice istruttore.

Il Consiglio giudiziario di Milano, il 26 giugno 1975, esprimendo parere favorevole alla nomina del dott. Galli a magistrato di Corte d’appello segnalerà, tra l’altro, che il magistrato”....durante la permanenza alla Procura della Repubblica ha compiuto un rilevante numero di istruttorie, ha definito numerosi procedimenti penali, ha pronunciato una gran quantità di requisitorie orali e scritte, alcune delle quali in procedimenti di grande complessità ed importanza, mentre durante il servizio presso il Tribunale risulta da lui depositato un elevato numero annuo di sentenze e redatto un alto numero di provvedimenti in camera di consiglio”.

Durante la permanenza all’Ufficio Istruzione si occupa prevalentemente di terrorismo, affrontando quella che potrebbe essere definita come la madre di tutte le inchieste in materia: la lunga istruttoria contro il più importante gruppo di capi e dirigenti della formazione terrorista Prima Linea.

L’inchiesta prende il via dalla cattura, il 13 settembre 1978, del latitante Corrado Alunni, già esponente di spicco delle Brigate Rosse, lasciate nel 1975 per continuare la lotta armata sotto altre sigle (come quella delle Formazioni Comuniste Combattenti).

Dopo appena un anno dall’arresto di Alunni, l’11 settembre 1979, il giudice Galli conclude l’istruttoria depositando un documento di 311 pagine (la requisitoria del Pubblico Ministero e l’ordinanza di rinvio a giudizio redatta da Guido Galli sono disponibili negli allegati alla relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia). 

Proprio quell’istruttoria consente di mettere a fuoco - tra l’altro - l’attività di una organizzazione terroristica meno nota delle due principali (Brigate Rosse e Prima Linea), le FCC (Formazioni Comuniste Combattenti), risultate più vicine a PL che alle BR nonchè il fatto che  Corrado Alunni, non era più un militante delle BR, come si era a lungo pensato sulla base di precedenti indagini.

Il periodo temporale affrontato dall’istruttoria si ferma a dicembre del 1978. Il 29 gennaio 1979 cadeva sotto il fuoco di Prima Linea un altro giudice del Tribunale di Milano: Emilio Alessandrini. Quell’omicidio, insieme ad altri reati ascrivibili al predetto gruppo terrorista, saranno trattati nel medesimo procedimento relativo all’omicidio del dott. Guido Galli.

Forse con quell’atto Guido Galli ha involontariamente scritto anche la propria condanna a morte: il processo nei confronti di Corrado Alunni e degli altri esponenti del gruppo terrorista si sarebbe infatti aperto pochi giorni dopo l'omicidio del magistrato.

Una settimana dopo il suo barbaro assassinio, il 26 marzo 1980, il Consiglio giudiziario di Milano emetterà l’ultimo positivo parere per la nomina del dott. Guido Galli a magistrato di Cassazione.

Nelle parole utilizzate nel parere, che ripercorre tutta la straordinaria carriera del magistrato, si può leggere anche l’elogio per come il dott. Guido Galli ha interpretato la propria funzione di magistrato. In particolar modo nella chiosa finale può leggersi: “La morte avvenuta il 19 marzo del c.a. non è di ostacolo alla nomina del dott. Galli a magistrato di Cassazione, avendo egli maturato fin dal 10 aprile 1979 la prescritta anzianità. Anzi, essendo certo che egli è stato assassinato a causa delle sue funzioni di giudice e per il modo coraggioso di esercitarle, tale evento doloroso pone in maggior risalto le doti sopra illustrate e aggiunge un ulteriore merito al magistrato, che resta per tutti un esempio indimenticabile

           


Ucciso perché faceva bene il suo lavoro

 

Sembra che la logica distorta perseguita dai terroristi nel periodo a cavallo fra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80 sia quella di voler eliminare chi meglio lavora a servizio della società; il pericolo maggiore per i terroristi è rappresentato dai magistrati e dalle loro indagini: non solo perché rappresentano la battaglia per la repressione del fenomeno ma anche perché contribuiscono ad aumentare la conoscenza e la comprensione degli eventi, semplificandone il contrasto.

In quegli anni, inoltre, la magistratura, più di ogni altra Istituzione, rappresenta la “forza” e la “tenuta” dello Stato: eliminare un magistrato significa incrinare simbolicamente quella “forza”, quella “tenuta”, specialmente quando la magistratura si fa baluardo del rispetto delle garanzie di libertà dei cittadini.

Il 1980, nella contabilità tragica di quegli anni, è il più violento, ed i primi tre mesi iniziano con altrettanti tragici “segnali”.

Il 12 febbraio le Brigate Rosse uccidono Vittorio Bachelet, vicepresidente in carica del Consiglio Superiore della Magistratura.  Viene ucciso nei corridoi  dell’Università La Sapienza di Roma al termine di una lezione.

Il 16 marzo e il 18 marzo cadono ancora per mano brigatista Nicola Giacumbi e Girolamo Minervini, rispettivamente Procuratore della Repubblica di Salerno e Direttore degli istituti di prevenzione e pena.

Il 19 marzo, davanti all’aula 309 dell’Università Statale di Milano, cade anche Guido Galli.

Il killer lo avvicina nel corridoio, qualche istante prima che inizi la lezione, e dopo aver gridato il nome del magistrato, esplode tre colpi calibro 38 special colpendolo al capo e al torace.

La notizia dell’agguato giunge al Consiglio durante i lavori del plenum

Il vicepresidente, parlando anche a nome del presidente Pertini, sottolinea la “opportunità di elaborare e prospettare un piano di emergenza che possa rapidissimamente assicurare la protezione dei magistrati “più esposti”...”, considerato anche che “l’atto terroristico ferisce e atterrisce non solo per la persona dell’ucciso di cui erano noti il valore e l’impegno, ma anche perché esso palesa una strategia che persegue la destabilizzazione dell’ordine giudiziario, colpendo il cuore dello Stato” .

La gravità della situazione e della minaccia in corso è testimoniata anche dalla proposta formulata e condivisa da diversi componenti laici e togati circa l’opportunità che il “Consiglio debba sedere in permanenza dal momento in cui si è avuta la notizia dell’assassinio del collega Galli e ciò sia per mettere in mora il potere esecutivo sia per costituire un punto di riferimento per tutto l’ordine giudiziario”.

Il Consiglio delibererà di trasmettere ai Presidenti ed ai Procuratori Generali presso le Corti d’appello un telex che invita: “ad assumere di urgenza contatti con le competenti autorità di pubblica sicurezza al fine di concordare l’immediata adozione di tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei magistrati dei rispettivi distretti nonché la tutela dell’esercizio della funzione giudiziaria (udienze, edifici etc.)....”

L’omicidio viene rivendicato da Prima Linea gruppo di fuoco Romano Tognini ("Valerio").

Il comunicato (probabilmente in maniera involontaria) appare come un elogio al magistrato e al lavoro dello stesso, in quanto ne sottolinea il senso del dovere, la correttezza e l’equilibrio: “Oggi 19 marzo 1980, alle ore 16 e 50 un gruppo di fuoco della organizzazione comunista Prima Linea ha giustiziato con tre colpi calibro 38 SPL il giudice Guido Galli dell'ufficio istruzione del tribunale di Milano... Galli appartiene alla frazione riformista e garantista della magistratura, impegnato in prima persona nella battaglia per ricostruire l'ufficio istruzione di Milano come un centro di lavoro giudiziario efficiente, adeguato alle necessità di ristrutturazione, di nuova divisione del lavoro dell'apparato giudiziario, alla necessità di far fronte alle contraddizioni crescenti del lavoro dei magistrati di fronte all'allargamento dei terreni d'intervento, di fronte alla contemporanea crescente paralisi del lavoro di produzione legislativa delle camere...

Sobrietà, dignità e intelligenza sono contenute nella risposta che la famiglia volle dare, all’indomani della rivendicazione, attraverso una lettera affidata agli organi di stampa e indirizzata “ a quelli che hanno ucciso mio marito e nostro padre”.  Parte di quel messaggio è oggi inciso su una targa posta al secondo piano del Palazzo di Giustizia di Milano e dedicata a Guido Galli:

Abbiamo letto il vostro volantino: non l'abbiamo capito. Sentiamo ugualmente il dovere di scrivere queste righe, anche perché altri possano leggerle. Capiamo solo che il 19 marzo avete fatto di Guido un eroe e lui non avrebbe mai voluto esserlo, in alcun modo: voleva solo continuare a lavorare nell'anonimato, umilmente e onestamente come sempre ha fatto. Avete semplicemente annientato il suo corpo, ma non riuscirete mai a distruggere quello che ha oramai dato per il lavoro, la famiglia, la società. La luce del suo spirito brillerà sempre annientando le tenebre nelle quali vi dibattete”.

Dal 2013 l'Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Milano è intitolata a Emilio Alessandrini e a Guido Galli.

 


Le tappe della vicenda processuale relativa all’omicidio del dott. Guido Galli

 

Relativamente a numerosi fatti delittuosi commessi in diverse regioni del nord Italia, negli anni 1979-1980, che ebbero come protagonisti i componenti del gruppo terroristico Prima Linea verranno rinviati a giudizio 134 imputati per rispondere di numerosi capi di imputazione tra cui l’omicidio del giudice Guido Galli (nonché quello del dott. Emilio Alessandrini)

In primo grado il procedimento Albesano Franco + 133 si concluderà con sentenza:

Corte assise di Torino - 10 dicembre 1983 (parte 1parte 2parte 3; parte 4parte 5parte 6;)

Per l'omicidio di Guido Galli e per altri reati (strumentali e conseguenziali) verrano condannati Sergio Segio, Maurice Bignami, Michele Viscardi, Franco Albesano, Susanna Ronconi, Roberto Rosso, Silveria Russo, Giulia Borrelli, Fiammetta Bertani, Aurelio Gambini, Vincenza Fioroni Giorgio Beretta. I primi quattro saranno ritenuti gli esecutori materiali dell'omicidio.

Il giudizio di impugnazione verrà definito con sentenza:

Corte assise appello di Torino - 10 maggio 1986 (parte 1parte 2parte 3parte 4parte 5)

La sentenza confermerà la maggior parte delle condanne pronunciate dal giudice di primo grado applicando lievi riduzioni di pena per alcuni imputati minori.

Tale sentenza verrà annullata dalla Corte di cassazione  in data 8 maggio 1987.

La Corte dichiarerà la nullità del giudizio di appello e della sentenza emessa dalla I sezione della Corte di assise di appello di Torino ordinando la trasmissione degli atti alla stessa Corte di assise di appello. Con successiva ordinanza la Corte di cassazione, accogliendo l’istanza di ricusazione del Presidente e del Consigliere a latere della I sezione della Corte di assise di appello di Torino, rimetterà gli atti alla II sezione della Corte di assise di appello di Torino per il relativo giudizio di rinvio.

Il giudizio di rinvio si concluderà con sentenza:

Corte di Assise di Appello di Torino - 19 aprile 1989 (parte 1parte 2)

Per i fatti principali verranno confermate le precedenti statuizioni.

La sentenza diverrà irrevocabile per la maggior parte degli imputati per scadenza termini o per rinuncia al ricorso.

La sentenza della  Corte di Cassazione in data 28 maggio 1990 determinerà l'irrevocabilità della pronuncia per le rimanenti parti rimaste in giudizio.


I documenti pubblicati

 

 


I corsi di formazione organizzati dal Consiglio Superiore della Magistratura e dedicati alla memoria di Guido Galli

 

Le capacità investigative e l’esempio lasciato da Guido Galli sono tali che il Consiglio, dal 1998 al 2012, ha intitolato alcuni corsi di formazione per magistrati alla memoria di Guido Galli.

Nel 1997, difatti, il Consiglio decise di istituire corsi di approfondimento specialistico destinati proprio a magistrati con funzioni requirenti.

Questi i corsi tenuti:

  • 1998 - Primo corso "Guido Galli" di approfondimento tematico sulle tecniche di indagine (l'elenco dei relatori e le relazioni depositate sono visibili attraverso questo link  inserendo il codice incontro "364");
  • 1999 - Secondo corso " Guido Galli " di approfondimento tematico sulle tecniche di indagine (l'elenco dei relatori e le relazioni depositate sono visibili attraverso questo link  inserendo il codice incontro "410");
  • 2000 - Terzo corso " Guido Galli " di approfondimento tematico sulle tecniche di indagine. la tutela penale dell'attività' bancaria e del mercato mobiliare (l'elenco dei relatori e le relazioni depositate sono visibili attraverso questo link  inserendo il codice incontro "475");
  • 2001 - Quarto corso " Guido Galli " di approfondimento delle tecniche di indagine (l'elenco dei relatori e le relazioni depositate sono visibili attraverso questo link  inserendo il codice incontro "545");
  • 2002 - "Guido Galli". una ricerca processuale transazionale: rogatorie internazionali, indagini internazionali e prova formata all'estero (l'elenco dei relatori e le relazioni depositate sono visibili attraverso questo link  inserendo il codice incontro "602");
  • 2004 - Corso Guido Galli. Criminalità organizzata: aspetti sostanziali e processuali (l'elenco dei relatori e le relazioni depositate sono visibili attraverso questo link  inserendo il codice incontro "1171");
  • 2011 - Corso Guido Galli: "Il punto sui reati fallimentari e societari." (l'elenco dei relatori e le relazioni depositate sono visibili attraverso questo link  inserendo i codice incontro "5325" e "5513");
  • 2012 - Corso Guido Galli. Il punto sui reati fallimentari e tributari  (l'elenco dei relatori e le relazioni depositate sono visibili attraverso questo link  inserendo i codice incontro "5902" e "5952");


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