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Sentenza n. 38/2015

Provvedimenti


Sentenza n. 38/2015

Presidente: LEONE                                                     Estensore: APRILE

 

Illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni – Doveri del magistrato – Correttezza - La reiterata o grave inosservanza delle norme regolamentari o delle disposizioni sul servizio giudiziario o sui servizi organizzativi o informatici adottate dagli organi competenti – Magistrato del pubblico ministero – Funzioni di sostituto procuratore nazionale antimafia -  Frequenti contatti con importanti esponenti della criminalità organizzata – Mancata segnalazione al Procuratore Antimafia – Mancata adozione di iniziative formali- Illecito disciplinare – Sussistenza.

Integra l’illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni per la reiterata o grave inosservanza delle norme regolamentari o delle disposizioni sul servizio giudiziario o sui servizi organizzativi o informatici adottate dagli organi competenti la condotta del magistrato del pubblico ministero  il quale, nell’esercizio delle proprie funzioni di sostituto procuratore nazionale antimafia, intrattenga, senza darne notizia al Procuratore Nazionale Antimafia e senza farne comunque oggetto di segnalazione o di altra iniziativa formale nell’ambito delle attribuzioni di coordinamento investigativo assegnate all’ufficio, continuativi contatti  anche tramite soggetti interposti – di persona ovvero a mezzo corrispondenza, telefonica  o epistolare -  con un  soggetto legato da stretti legami di parentela con importanti esponenti della criminalità organizzata ed egli stesso condannato per il reato di associazione di stampo mafioso, oltre che sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati.

Riferimenti normativi:
Regio decreto legisl. 31 maggio 1946, n. 511, art. 18
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 2, comma 1, lettera n)

 

 

Illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni – Doveri del magistrato – Diligenza -  La grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile -  Magistrato della direzione nazionale antimafia – Intenzionale violazione delle norme regolanti l’attività dell’ufficio –  Incompatibilità con la condotta colposa contemplata dalla  disposizione disciplinare contestata - Illecito disciplinare – Insussistenza.

Non integra  l’illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni per la grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile la condotta del magistrato il quale inntenzionalmente violi gravemente e ripetutamente  le norme di legge, ordinamentali e processuali che regolano l’attività della Direzione nazionale antimafia, atteso che la fattispecie disciplinare prevista dall’art. 2, comma, 1, lett. g) del d.lgs. 109/2006 punisce le sole condotte colpose.

Riferimenti normativi:
Regio decreto legisl. 31 maggio 1946, n. 511, art. 18
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 2, comma 1, lettera g)

 

 

Procedimento disciplinare - Intercettazioni telefoniche ritualmente raccolte in un procedimento penale – Utilizzabilità - Arbitraria divulgazione e pubblicazione delle stesse –  Irrilevanza.

Deve escludersi che l’eventuale divulgazione o pubblicazione arbitraria di atti o del contenuto di documentazione legittimamente acquisita al fascicolo di un procedimento penale ne determini la inutilizzabilità in sede disciplinare, trattandosi di attività illecita successiva al momento della lecita formazione dell’atto ed  acquisizione della relativa documentazione.

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 16
Nuovo Cod. Proc. Pen. , art. 270

 

 

Procedimento disciplinare – Eccezione di nullità del capo di incolpazione per genericità – Comprensibilità della  contestazione – Conseguenze -  Conseguimento dello scopo – Nullità – Esclusione.

E’ infondata l’eccezione di nullità del  capo di incolpazione disciplinare contenente l’analitica indicazione delle regole di condotta violate dal magistrato, corrispondenti alle direttive contenute negli  ordini di servizio, anche nel caso in cui non siano  specificati gli estremi di questi ultimi atteso che  la  indicazione dei fatti formulata in modo  da consentire la  immediata e compiuta conoscenza da parte dell’incolpato di quanto addebitatogli assicurata pienamente l’ esercizio del diritto di difesa

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 17

 

 

Procedimento disciplinare – Disciplina applicabile – Procedimento relativo a fatti compiuti in data antecedente e successiva a quella di entrata in vigore del D.Lgs. n. 109/2006 – Disciplina di cui al D.Lgs. n. 109/2006.

Posto che, in tema di procedimento disciplinare a carico dei magistrati, l’ultrattività della legge anteriore più favorevole è prevista dall’art. 32 bis, comma 2, D.Lgs. n. 109/2006 esclusivamente in riferimento alle condotte poste in essere e compiutamente esauritesi in data anteriore al 19 giugno 2006, qualora nel corso di un procedimento disciplinare a carico di magistrati siano contestate condotte iniziate nel vigore della precedente disciplina, ma protrattesi in epoca successiva, devono trovare applicazione  esclusivamente le nuove disposizioni, senza alcuna possibilità di scissione, quanto all’apprezzamento della gravità del fatto, dell’unica condotta permanentemente lesiva dell’interesse tutelato.

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 32 bis

 

allegati

Sentenza n. 38 del 2015 (143,3 kB)

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