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Risoluzione sulle linee guida in tema di organizzazione e buone prassi per la trattazione dei procedimenti relativi a reati di violenza di genere e domestica

circolari e risoluzioni - VII commissione


09 maggio 2018
Risoluzione sulle linee guida in tema di organizzazione e buone prassi per la trattazione dei procedimenti relativi a reati di violenza di genere e domestica

La delibera del 9 maggio 2018 rappresenta uno dei punti culminanti del percorso intrapreso dal Consiglio su una materia che vede una enorme recrudescenza di fatti di reato, che hanno quindi reso necessario un intervento del CSM volto a promuovere le buone prassi organizzative al fine di rendere più efficiente ed efficace la risposta giurisdizionale.

Attraverso un monitoraggio, è stato analizzato l’assetto organizzativo degli uffici giudiziari, al fine di verificare la presenza di gruppi o sezioni specializzate, di protocolli con organismi esterni, di strumenti volti a ridurre i tempi di trattazione dei procedimenti.

Più specificamente, con riferimento all’organizzazione degli uffici requirenti, il punto di partenza è la constatata necessità di un approccio “specialistico” ai procedimenti per violenza di genere, che consente lo sviluppo di prassi investigative efficaci e il consolidamento di un background di conoscenze non solo giuridiche, così da consentire alle autorità inquirenti un migliore vaglio sulla fondatezza della notitia criminis, anche in funzione preventiva di eventuali escalation, e un più corretto rapporto con la vittima. Si rileva, quindi, che l’assetto organizzativo migliore coincida con la costituzione di dipartimenti/gruppi di lavoro specializzati, valorizzando le specifiche attitudini dei singoli magistrati in fase di assegnazione a tali raggruppamenti. A tal fine, il Consiglio reputa necessaria di una puntuale formazione da parte della Scuola superiore, necessità ancor più marcata per quegli uffici di ridotte dimensioni ove non è possibile la costituzione di gruppi di lavoro specializzati.

Quanto alle tipologie di reato, ferma restando l’autonomia organizzativa dei procuratori, le indicazioni contenute nella delibera vanno nel senso di allargare la sfera dei reati a tutti quelli contro la libertà sessuale e la famiglia, il femminicidio, la prostituzione minorile, i maltrattamenti, la pedopornografia, nonché quelli ex artt. 583 bis, 591, 593 bis e ter, 574 e
574 bis, 609 undecies, 414 bis c.p.

La stessa esigenza di specializzazione si pone per gli uffici giudicanti, per una migliore gestione della delicata fase dibattimentale. Viene quindi auspicata la creazione di sezioni specializzate in materia, o comunque di gruppi di lavoro nell’ambito della sezione o, infine, l’assegnazione ai collegi predeterminati con giudici specializzati.

Inoltre, attesa la complessità e delicatezza di tali procedimenti, si segnala l’opportunità di introdurre strumenti correttivi di riequilibrio rispetto alle pendenze medie sui ruoli.

Ovviamente, il criterio della specializzazione dovrebbe connotare anche la fase in cui è previsto l’intervento del GIP o del GUP, cui sono demandati incombenti delicati quali l’incidente probatorio per le vittime vulnerabili, o la definizione del giudizio mediante riti speciali.

Per quanto concerne i magistrati onorari, cui spesso sono affidati i procedimenti monocratici, è emersa la necessità di potenziarne la formazione, anche decentrata, e di garantire, ove possibile, una forma di specializzazione anche per costoro.

Altra positiva prassi organizzativa è l’utilizzo dello strumento processuale di cui all’art. 132 bis att. c.p.p., che consente corsie preferenziali per la trattazione dei procedimenti per violenza di genere e domestica.

In questa prospettiva, è auspicabile un’intesa fra gli uffici giudicanti e requirenti per un coordinamento e raccordo nell’individuazione dei criteri di priorità e nella scelta degli incombenti processuali più adeguati a garantire la protezione della vittima.

In parzialmente diversa ottica, la delibera si concentra sulle prassi virtuose che consentono a magistratura e forze di polizia di riconoscere gli indici sintomatici della violenza di genere e di garantire alla vittima una protezione efficace al di là dell’applicazione di misure cautelari.

In proposito, vanno valorizzati i protocolli operativi che garantiscono la specializzazione delle forze di polizia, un efficace coordinamento delle stesse con l’autorità giudiziaria, onde prevenire i rischi per la vittima, un’accurata attività di raccolta delle notizie di reato, la previsione – nelle Procure – di un c.d. “turno violenza”; l’adozione di strumenti ed accorgimenti – in fase investigativa e dibattimentale – tali da evitare danni emotivi alle vittime (si pensi alle modalità di ascolto della vittima, che – per il trauma psicologico subito – può avere bisogno della presenza di esperti in psicologia o psichiatria che supportino gli inquirenti). Sotto il profilo della protezione della vittima, si auspica poi la diffusione di informazioni complete, comprensibili e chiare alle potenziali vittime di violenza.

Ulteriori profili rilevanti riguardano l’opportunità di un coordinamento con la magistratura minorile, i giudici civili, le reti antiviolenza, i presidi sanitari e i servizi sociali, onde mettere a disposizione della magistratura tutti gli strumenti utili a prevenire i reati o, comunque, a fornire protezione e supporto alle vittime.

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