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Polizia Giudiziaria e obbligo di informare la scala gerarchica, il Plenum approva la risoluzione per chiedere il cambiamento della norma

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15 giugno 2017

Polizia Giudiziaria e obbligo di informare la scala gerarchica, il Plenum approva la risoluzione per chiedere il cambiamento della norma
CSM

Il legislatore intervenga  per modificare la controversa norma  di cui all’art.18, comma 5, d.lgs. 177/2016 che prevede l’obbligo per la polizia giudiziaria di trasmettere alla scala gerarchica del Corpo di appartenenza le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria. E’ quanto chiesto dal Plenum del CSM che ha oggi approvato la proposta della VI Commissione (relatori Ercole Aprile, Antonio Ardituro e Luca Forteleoni) rilevando “la disarmonia della norma introdotta con uno dei cardini del sistema processuale italiano, il segreto investigativo, nonché con i principi contenuti negli articoli 112 e 109 della Costituzione”.

Così come la norma è  formulata,  la comunicazione in via gerarchica delle informazioni, senza alcun filtro o controllo del pubblico ministero procedente, tra l’altro a soggetti che non rivestono la qualifica di  ufficiale di polizia giudiziaria, non appare in linea con le prerogative riconosciute al pm nell’esercizio dell’attività d’indagine. Pertanto, al fine di evitare problemi nell’applicazione quotidiana della disposizione, il CSM chiede “un intervento legislativo in grado di far maggiore chiarezza e, soprattutto, riportare la norma nell’alveo di un sistema che si caratterizza per l’autonomia della funzione investigativa coordinata dal pubblico ministero autonomo ed indipendente”. “La proposta più semplice ed immediata – è scritto nella proposta trasmessa al Ministro della Giustizia - è caratterizzata dalla sostituzione della locuzione “indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale”, con la locuzione “salvi (o compatibilmente con) gli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale”.

“Il segreto investigativo va tutelato – ha spiegato il Vice Presidente del CSM Giovanni Legnini,  nel suo intervento in Plenum -  e la sicurezza nazionale, da garantire anche a mezzo del coordinamento informativo di cui all’art. 18 del d.lgs 177/2016, va ugualmente garantita”. “Non possiamo consentire una contrapposizione tra questi due interessi di grandissima rilevanza. Ecco perché – ha aggiunto -  al  fine di salvaguardare tutti i principi costituzionali coinvolti, abbiamo ritenuto auspicabile da parte del legislatore la rimeditazione di una disposizione di legge capace di evitare il rischio di subordinare un interesse all’altro determinando invece il miglior equilibrio possibile”.

“Le informazioni delle attività investigative – ha aggiunto il consigliere Antonio Ardituro, relatore della delibera approvata dal Plenum – devono essere nel dominio del pubblico ministero che non mancherà di far arrivare le informazioni agli alti vertici delle forze di polizia, come sempre avvenuto anche nel passato. Ma è necessario che il pubblico ministero abbia un dominio, una possibilità di scelta sul tipo di informazioni, sul tempo dell’informazione, sulla quantità dell’informazione”. A rilevare il fatto che tutti i Procuratori della Repubblica avessero “segnalato problemi dovuti alla pubblicazione di questa norma” è stato anche il Presidente della VI Commissione, Ercole Aprile: “Era impossibile che il CSM di fronte ad una segnalazione di possibili disfunzioni di questo tipo rimanesse inerte”.

 


 

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