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Per non dimenticare - Bruno Caccia

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26 giugno 2019

Per non dimenticare - Bruno Caccia
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Domenica 26 giugno 1983, intorno alle ore 23.30, Bruno Caccia, Procuratore della Repubblica di Torino mentre portava a passeggio il proprio cane, veniva affiancato da una Fiat 128 di colore verde, con “almeno” due uomini a bordo, e raggiunto da 14 colpi, alcuni dei quali esplosi a distanza ravvicinata.

Aveva deciso, come era solito fare nei giorni festivi, di concedere un giorno di riposo alla propria scorta. Soltanto un mese prima dell’omicidio aveva revocato la domanda per il posto di Procuratore Generale di Torino.

Nella propria carriera aveva, tra l’altro, curato le indagini e firmato il rinvio a giudizio nel processo al nucleo storico delle Brigate Rosse, oltreché occuparsi di numerose e delicate inchieste (come le indagini sul riciclaggio di denaro nei casinò del nord, o il cd. scandalo dei petroli o l’inchiesta sulle tangenti che negli anni 70 coinvolse numerosi esponenti politici locali) che toccheranno interessi e affari di enorme interesse per la criminalità organizzata, che ne commissionerà il barbaro delitto.

Per l’omicidio del magistrato, con sentenza divenuta definitiva il 23 settembre 1992, verrà condannato Domenico Belfiore, leader del cd “gruppo dei calabresi”

Nella notte tra lunedì 21 e martedì 22 dicembre 2015, a Torino, la polizia arresta un uomo di 62 anni di origini calabresi, con precedenti penali, che lavora in una panetteria in piazza Campanella, nella zona ovest della città. Rocco Schirripa (detto «Barca») è accusato di essere uno degli uomini che la sera del 26 giugno 1983, in via Sommacampagna, uccise con 14 colpi di pistola l’allora Procuratore della Repubblica Bruno Caccia.

Il 17 luglio 2017 la Corte d’assise di Milano lo condannerà alla pena dell’ergastolo

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Nel giorno del trentaseiesimo anniversario della morte del dott. Bruno Caccia, per tener vivo il ricordo di un magistrato integerrimo, altissimo esempio di professionalità ed integrità morale, viene pubblicata la sentenza emessa dalla Corte di assise di appello di Milano del 14 febbraio 2019 che si aggiunge alle altre sentenze relative all’omicidio del magistrato torinese, già rese disponibili nella sezione giurisdizione e società di questo sito.

Con la predetta non definitiva sentenza il giudice di appello ha confermato la pronuncia del 17 luglio 2017 con la quale la Corte d’assise di Milano, dopo 34 anni dal brutale assassinio, ha ritenuto Rocco Schirripa (detto «Barca») uno dei concorrenti nell’esecuzione dell’omicidio del dott. Bruno Caccia, condannandolo alla pena dell’ergastolo.

Nella sezione del sito dedicata al magistrato sono invece disponibili alcuni documenti estrapolati dal fascicolo personale del dott. Caccia, ed altri atti estratti dagli archivi del Consiglio che consentono di ripercorrere la carriera del magistrato

E’ il doveroso omaggio che il Consiglio Superiore della Magistratura vuole rendere ad un onesto e irreprensibile servitore delle Istituzioni.

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