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Parere sulla proposta di legge AC 392/C, abbinata alla n. AC 460/C, avente ad oggetto: “Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo"

pareri e proposte


06 febbraio 2019
Parere sulla proposta di legge AC 392/C, abbinata alla n. AC 460/C, avente ad oggetto: “Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo"

Il parere del 6 febbraio 2019 ha ad oggetto la proposta di legge in materia di giudizio abbreviato, incentrata sulla eliminazione della possibilità, per l’imputato, di accedere al giudizio abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo. La ratio della proposta di legge è quella di garantire una risposta sanzionatoria severa in presenza di fatti di particolare gravità e allarme sociale.

A tal proposito, il parere – richiamando la giurisprudenza costituzionale - rileva che rientra nell’ambito della discrezionalità del legislatore l’introduzione di limiti all’accesso ai riti premiali rispetto a reati il cui trattamento sanzionatorio è indice di massimo disvalore per l’ordinamento, fermo restando il divieto di irretroattività di previsioni che incidono sul trattamento sanzionatorio.

La delibera rileva che la contrazione degli spazi applicativi per il giudizio abbreviato potrebbe avere significative ripercussioni sul complessivo assetto del sistema giudiziario, ed in particolare sul carico di lavoro delle Corti di assise, anche in considerazione del fatto che un sistema accusatorio, per essere efficace, necessita del massimo spazio possibile per i riti alternativi.

Un ulteriore problema riguarda l’accesso al rito abbreviato da parte dei collaboratori di giustizia che – pur beneficiando di un trattamento sanzionatorio di favore per espressa previsione di legge – non potrebbero accedere al giudizio stesso perché la preclusione configurata dal disegno di legge è ancorata all’imputazione. Di conseguenza, tale limitazione potrebbe avere un effetto negativo sulla scelta di accedere alla collaborazione con la giustizia.

Il parere segnala poi il problema ermeneutico che potrebbe porsi in presenza di imputazioni cumulative in cui coesistono contestazioni preclusive del rito abbreviato e contestazioni davanti alle quali lo stesso è ammissibile: difatti, ove si accedesse alla tesi favorevole ad una richiesta “parziale” di abbreviato (relativa, cioè, ai soli reati per i quali lo stesso è ammissibile), così garantendo il trattamento premiale per l’imputato, si avrebbe come effetto la celebrazione di due distinti processi e, quindi, un aggravio del carico di lavoro degli uffici giudiziari.

La delibera, quindi, individua - quale possibile strumento per raggiungere l’obiettivo di evitare una eccessiva distanza fra gravità del fatto e sanzione irrogata senza incidere eccessivamente sull’effetto deflattivo dei riti – un intervento sul trattamento sanzionatorio, piuttosto che sul tipo di rito.

Successivamente, il parere analizza le ulteriori modifiche al Codice di procedura apportate dal disegno di legge, modifiche funzionali ad armonizzare l’impianto codicistico alla novella sopra descritta.

In particolare, una parte delle disposizioni è funzionale a consentire il recupero del rito premiale nelle ipotesi in cui, nel corso del giudizio, la qualificazione giuridica del fatto muti “a favore” di fattispecie delittuose che invece consentano l’accesso al giudizio abbreviato. A tal proposito, viene rilevata la mancanza, nell’assetto delineato nella proposta, di una previsione che consenta - a fronte di una diversa qualificazione del fatto - la reiterazione della richiesta di abbreviato dichiara inammissibile nella fase introduttiva dell’udienza preliminare o a seguito di decreto di giudizio immediato.

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