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Le Buone Prassi

analisi e studi


18 giugno 2018
Le Buone Prassi

Il primo studio ha riguardato le 709 buone prassi comunicate al CSM (sino al 15.5.2016) da parte degli uffici giudiziari. Le buone prassi sono state raggruppate sulla base di tre macroaree: a) progetti di pianificazione e gestione dei carichi di lavoro, smaltimento dell’arretrato e ragionevole durata del processo; b) prassi in tema di assistenza al magistrato; c) buone prassi in materia informatica. L'analisi è stata condotta per macroarea e per distribuzione sul territorio nazionale.

A seguito della delibera del 7.7.2016 gli uffici giudiziari sono stati invitati a trasmettere le buone prassi non segnalate o non ancora censite nell’ambito dei modelli individuati nel manuale ricognitivo pubblicato con tale delibera. Pertanto, il secondo studio, condotto di recente, ha riguardato tutte le Buone Prassi validate dal CSM - tra quelle comunicate dagli uffici giudiziari sino a metà settembre 2016 – in quanto considerate meritevoli di una particolare attenzione, anche al fine di sollecitarne la diffusione tra gli uffici giudiziari. Tali prassi sono state classificate in 7 macroaree: a) Cooperazione con il territorio; b) Organizzazione del processo penale; c) Organizzazione del processo civile; d) Organizzazione dell'ufficio per l'assistenza al magistrato e dell'Ufficio del processo; e) Organizzazione dell'ufficio per l'assistenza al cittadino; f) Buone prassi informatiche - settore civile; g) Buone prassi informatiche - settore penale.  Per ciascuna macroarea sono stati individuati i modelli organizzativi di interesse, per un totale di 33 modelli.

Successivamente alla delibera del 7 luglio 2016 sono state validate altre 89 Buone Prassi tra quelle pervenute sino a metà settembre 2016 e altre 18 tra quelle pervenute da metà settembre 2016 a febbraio 2018.La validazione è stata effettuata tenendo conto sia della innovatività e creatività della buona prassi e della sua riproducibilità e trasferibilità, sia dei risultati ottenuti rispetto all’obiettivo prefissato, in termini di efficacia e di efficienza della giurisdizione e di rapporto con l’utenza; ciò nell’ottica di considerare “buone” le prassi di organizzazione di cui l’ufficio stesso sia in grado di testimoniare la capacità di positiva incidenza sull’organizzazione, così da indurre lo stesso Consiglio a farne un modello da esportare. Il terzo studio, diffuso con la delibera del 18/06/2018, si propone di analizzare e illustrare la diffusione sul territorio delle buone prassi e dei modelli di organizzazione dell’attività giurisdizionale attraverso l’analisi delle 358 Buone Prassi Validate (BPV) distribuite presso gli uffici giudiziari italiani secondo il tipo, il grado e l’appartenenza territoriale e l’analisi di riepilogo delle Buone Prassi Implementate (BPI) dagli uffici a seguito della delibera del 7 luglio.

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