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Tavoli per la giustizia: quando la collaborazione apre la strada all’efficienza - Modello 1 (sintesi)

Tavoli per la giustizia: quando la collaborazione apre la strada all’efficienza - Modello 1 (sintesi)



Se le carenze sono croniche


La percezione diffusa legata ai tribunali italiani è risaputa: uffici zeppi di fascicoli ma poveri di risorse. Tra chi parla di stallo della giustizia e chi lancia l’allarme per il rischio collasso, alcuni uffici cercano vie per ottenere risorse utili, umane e materiali. Trovano così modelli di governo dell’attività giudiziaria non solo più efficienti ma anche più in linea con le esigenze del territorio.




Un nuovo modello di governance

In alcuni uffici si fa strada un modello di governance collettiva: i tribunali si confrontano con il territorio, con realtà pubbliche e private, sia per trovare risorse in più sia per concertare forme di governo dell’attività gudiziaria più aderenti alle richieste dei vari attori. Sono i cosiddetti Tavoli per la giustizia, forme inedite di contatto tra uffici giudiziari e strutture diverse, che vedonoil territorio entrare – grazie a convenzioni - nel sistema giustizia e partecipare alla sua conduzione. Grazie alla mobilità interna all’amministrazione pubblica, o al ricollocamento di risorse provenienti dal settore privato, nuovo personale può essere utilizzato nelle cancellerie o per la digitalizzazione e l’archivio. A tutto vantaggio dei tempi e della produttività della macchina giudiziaria.



Uno sguardo alle iniziative

Del tutto variegato è il panorama delle iniziative e la tipologia di enti coinvolti: convenzioni siglate con organizzazioni di volontariato;impiego di giovani in servizio civile per fruire di borse di studio e tirocini presso le cancellerie;lavoro esterno dei detenuti presso uffici giudiziari; convenzioni con gli enti territoriali per il distacco del personale, per l’inserimento di lavoratori socialmente utili  e di personale in mobilità (con l’impiego dei lavoratori colpiti dalla crisi industriale), ovvero nell’ambito della normativa nazionale e regionale sui tirocini formativi.

Numerose, inoltre, le convenzioni stipulate dagli uffici giudiziari per accedere in via telematica alle banche dati contenenti i dati anagrafici, in assenza di una anagrafe nazionale accessibile al sistema giudiziario.

In qualche caso la collaborazione punta a ottimizzare l’insieme dei servizi giudiziari, a dare più garanzie di efficienza, trasparenza e semplificazione burocratica, a migliorare la sicurezza degli uffici giudiziari.



Risorse e condizioni necessarie

Non sono richieste risorse umane o materiali aggiuntive per attivare questo tipo di collaborazioni. Le buone prassi in questione, infatti, nascono per reperire risorse.

Le convenzioni, per loro natura, sono modelli replicabili e sostenibili, trovando fonte nelle disposizioni normative.  



Uffici coinvolti

Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma

Corte di Appello di Milano

Tribunale di Pistoia

Tribunale di Reggio Calabria

Tribunale di Sorveglianza di Firenze

Ufficio di Sorveglianza di Lecce

Tribunale di Sorveglianza di Venezia

Tribunale di Locri

Tribunale di Isernia

Tribunale per i Minorenni di Brescia

Corte di Appello di Bologna

Tribunale di Sorveglianza Brescia

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano

Tribunale di Brindisi

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli   

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sciacca 

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Oristano

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trapani

Tribunale di Imperia

Tribunale di Taranto

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo

Tribunale di Gela 



Normativa di riferimento

Le convenzioni con altri enti territoriali sono previste dall’articolo 15 della legge 41 del 7 agosto 1990, (legge sul procedimento amministrativo), che prevede che le Amministrazioni Pubbliche possono concludere accordi per disciplinare lo svolgimento, in collaborazione, di attività di interesse comune.

Il decreto legislativo 486 del 1997 consente l’utilizzazione, presso pubbliche amministrazioni, di lavoratori in cassa integrazione e in mobilità che percepiscono trattamento di integrazione salariale. Simili disposizioni si rinvengono in diverse leggi regionali.

Va ricordato  che l’articolo 1, comma 787, legge 208 del 28 dicembre 2015, ha previsto che “le convenzioni, anche diverse da quelle di cui ai commi 784 e 785, stipulate dai Capi degli uffici giudiziari con amministrazioni pubbliche devono essere preventivamente autorizzate, a pena di inefficacia, dal Ministero della giustizia e devono essere realizzate senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.



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