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Provvedimenti organizzativi delle procure

Provvedimenti organizzativi delle procure

Il CSM, a seguito di un monitoraggio sul tema, ha rilevato come siano state assunte direttive o circolari specifiche dalle Procure di Roma, Napoli, Torino, nonché da quelle di Firenze, Bari, Macerata, Foggia, Nuoro, Caltanissetta, Campobasso, Siracusa, Catanzaro, Cosenza, Lamezia Terme, Arezzo, Grosseto, Livorno, Sulmona e Lecce.

In molte altre Procure si tratta del tema delle intercettazioni nei provvedimenti organizzativi generali ovvero in ordini di servizio o singole disposizioni, anche in merito alle spese conseguenti all’attività di intercettazione ovvero alle misure di custodia del materiale tratto da intercettazione. 

Il monitoraggio dimostra, quindi, l’esistenza di una peculiare, meritevole e crescente attenzione da parte dei Procuratori della Repubblica in ordine al tema del trattamento dei dati tratti da intercettazioni, tesa ad evitare l’ingiustificata diffusione di conversazioni non funzionali ai provvedimenti giudiziari e a valorizzare in tale direzione, nell’ambito della autonomia interpretativa, il sistema normativo vigente, alla luce dei canoni costituzionali in gioco.

Fra i principi tratti dalle predette circolari  risulta in particolare significativo  quello contenuto nella direttiva della Procura di Roma del 26 novembre 2015, per cui <la polizia giudiziaria ed il pubblico ministero eviteranno di inserire nelle note informative, nelle richieste e nei provvedimenti il contenuto di conversazioni manifestamente irrilevanti e manifestamente non pertinenti rispetto ai fatti oggetto di indagine>.  Nella direttiva si esplicita ulteriormente la necessità di particolare cautela nella valutazione di manifesta irrilevanza e non pertinenza per le conversazioni il cui contenuto sia riferibile a dati sensibili, come definiti dall’art. 4 lett. D) del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (c. Codice della Privacy), abbia ad oggetto conversazioni di terzi soggetti, non indagati o estranei ai fatti di indagine, allorchè non siano sottoposti ad intercettazione diretta.  Con la direttiva della Procura di Roma in tema di conversazioni del difensore, assunta il 16 giugno 2015, si introduce poi il condivisibile sistema della annotazione nel brogliaccio dell’espressione conversazione con il difensore non utilizzabile, senza riportare il contenuto della medesima, e nei casi dubbi del confronto fra la p.g. ed il p.m. per la valutazione di utilizzabilità o meno. 

La circolare del 16 febbraio 2016 della Procura di Napoli richiede alla polizia giudiziaria di non riportare il contenuto delle conversazioni nel brogliaccio, oltre che per i casi di conversazioni con il difensore, anche per tutti i casi di conversazioni irrilevanti, dovendo in tal caso riportarsi l’espressione  intercettazione irrilevante ai fini delle indagini, con conseguente  divieto di inserimento del contenuto della conversazione nelle annotazioni di polizia giudiziaria e nelle richieste del pubblico ministero. Tale disciplina viene estesa anche alle conversazioni inutilizzabili per altra causa, prevedendo sempre che in caso di dubbio la polizia giudiziaria interloquisca con il pubblico ministero. Altre direttive sono formulate per la distruzione delle conversazioni inutilizzabili.

La circolare del 15 febbraio 2016 della Procura di Torino onera il pubblico ministero della selezione delle intercettazioni non rilevanti o inutilizzabili, disponendo che non siano poste alla base delle richieste formulate dall’organo inquirente. Con la finalità di limitare la dispersione di dati sensibili non rilevanti ai fini delle indagini o comunque non utilizzabili, la circolare torinese sollecita come necessaria la procedura per lo stralcio delle conversazioni ai sensi dell’art. 268 c.p.p., aggiungendo che le conversazioni inutilizzabili o irrilevanti,  relative a dati sensibili, non debbano essere  riportate nei brogliacci, come pure alcun riferimento alle persone tra le quali le conversazioni avvengono debba essere riportato nel brogliaccio medesimo. Anche la Procura di Torino prevede in caso di dubbio che la polizia giudiziaria debba consultare il pubblico ministero.



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