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Il processo civile telematico (PCT)

Il processo civile telematico (PCT)

sezione curata dalla Struttura Tecnica per l'Organizzazione

si ringrazia la Scuola Superiore della Magistratura per la collaborazione offerta in ordine al materiale pubblicato.

 

Il Processo Civile Telematico (PCT) è l’espressione comunemente utilizzata per indicare lo specifico progetto del Ministero della Giustizia volto a realizzare un sistema informativo integrato dell'ufficio giudiziario per la gestione del processo civile con l’ausilio delle tecnologie informatiche.

Il progetto presupponeva, sin dalla sua origine, la diffusione  delle nuove tecnologie  di informatizzazione degli uffici, intrapresa dalla legislazione delegata dei primi anni ‘90, nel solco della generale informatizzazione della pubblica amministrazione e quindi della giustizia, avviata con la legge delega n. 421/92 (art. 2 co. 1 lett.m) e con i suoi decreti delegati tra cui il d.p.r. n. 748/94 (in relazione all'amministrazione della Giustizia).

Veri attori dell’innovazione predicata dalle norme primarie e secondarie, regolamentari e tecniche,  e quindi dell’evoluzione del PCT sono tuttavia i soggetti istituzionali deputati ad occuparsi della implementazione delle tecnologie applicate alla giustizia (DGSIA e CISIA) e, negli uffici, i referenti per l’informatica nominati dal CSM. Risale infatti ai primi anni ‘90 (con il d.p.r. n. 748/94) la disciplina dei compiti dell’U.R.S.I.A, cui sono subentrati con con d.lgs. 19.7.99 n. 300 e con D.P.R. 6.3.01, n. 55, il DGSIA ed i CISIA mentre il CSM con delibera del 26.1.95, ha istituito i magistrati responsabili per l'informatica nel distretto (c.d. referenti informatici), nominati poi con delibera 20.7.95, per attuare un opportuno coordinamento del piano di informatizzazione con le specifiche esigenze dei singoli uffici.

Scopo del PCT è quello del progressivo passaggio del processo civile dal sistema cartaceo (o analogico) a quello digitale in cui gli atti del processo, sia quelli di parte sia quelli dell’ufficio, sono redatti, sottoscritti, conservati ed archiviati, per la loro estrazione e consultazione, in formato digitale. Essi sono altresì trasmessi dalle parti del processo all’ufficio giudiziario, e dall’ufficio giudiziario alle altre amministrazioni e viceversa, in via telematica.

Nel PCT vi dovrebbe essere, per ciascun procedimento, soltanto un fascicolo digitale, una cartella all’interno di un archivio informatico nella quale confluiscono sia gli atti inviati telematicamente dagli avvocati dal proprio studio, utilizzando la posta elettronica certificata (PEC), sia tutti gli atti che si formano nel processo ad opera del giudice, dell’ausiliario e del cancelliere mentre le comunicazioni e le notificazioni da e per l’ufficio nonché tra le parti del processo avvengono in via telematica.
Il totale superamento del  sistema cartaceo, che implica lo scioglimento di nodi organizzativi relativi all’evoluzione dei software, all’assistenza tecnica e alla formazione degli utenti (cfr.per una analisi dettagliata la delibera CSM giugno 28 ottobre 2014), allo stato  non è ancora completato e permangono ancora fascicoli cartacei negli uffici giudiziari di merito, ove il PCT è obbligatorio solo per alcuni atti delle parti e del giudice.

Non è ancora presente il PCT negli uffici del giudice di pace, presso la Corte di Cassazione, e presso il Tribunale per i Minori in sede civile mentre è in corso di pianificazione l'avvio in esercizio del software che consentirà al PM di gestire gli affari civili telematicamente.

 



Il CSM ed il PCT

Il CSM ha seguito con la Settima Commissione, assistita dalla Struttura Tecnica Organizzativa (STO), gli sviluppi del PCT sin dalla sua introduzione con una costante attività di monitoraggio, studio ed interlocuzione istituzionale. Si è in particolare utilizzata la rete dei referenti informatici distrettuali per seguirne le vicende attuative (con incontri collegiali nel maggio e dicembre 2014) e si è tenuto un costante confronto con il Ministero della Giustizia sia in sede di comitato paritetico, che nell’ambito del tavolo tecnico per il PCT istituito dal Ministro della Giustizia.

Con delibera del 5 marzo 2014, il Consiglio Superiore della Magistratura ha stabilito di effettuare un “monitoraggio sullo stato di attuazione del processo civile telematico”, ritenendo di dover acquisire informazioni: dal Ministero della Giustizia, mediante interlocuzione in sede di Comitato Paritetico; dagli Uffici Giudiziari, mediante l’inoltro di apposito questionario; dai Consigli nazionali degli ordini professionali degli Avvocati, dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili e del notariato, mediante comunicazione della delibera. All'esito del monitoraggio è seguita la risoluzione del 12 giugno 2014 sull'attuazione del PCT nella quale è stato evidenziato lo stato dell'arte e segnalate alcune criticità di impatto tecnico e normativo. Anche con la delibera del 10 luglio 2014 sono state segnalate altre criticità.
Successivamente, con delibera del 5-19 novembre 2014 lo stesso Consiglio ha stabilito di effettuare una ulteriore verifica, avvalendosi in particolare dei Referenti Informatici Distrettuali attraverso una capillare attività di monitoraggio compiuta con la compilazione di un questionario on line.
La STO, a conclusione della raccolta dei relativi dati della disamina delle relazioni pervenute dai R.I.D. in data 19 febbraio 2015, ha depositato alla VII commissione una analitica relazione sullo stato della giustizia civile telematica, che si caratterizza per analiticità e completezza, oltre che per indubbia qualità di analisi.
La delibera di Plenum del 13 maggio 2015 ha recepito questa analisi invitando sia il Ministero della Giustizia sia la Scuola Superiore della Magistratura ad effettuare specifici interventi.

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