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Gli atti degli omicidi Terranova, Costa e Saetta

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30 marzo 2017

Gli atti degli omicidi Terranova, Costa e Saetta
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Nella sezione giurisdizione e società  sono stati pubblicati alcuni provvedimenti giudiziari relativi agli omicidi dei giudici Terranova, Costa e Saetta, uccisi dalla mafia negli anni delle stragi.

Cesare Terranova  fu ucciso il 25 settembre 1979, mentre era alla guida di una fiat 131, insieme al maresciallo Lenin Mancuso affidato alla sua scorta da quasi vent’anni e divenuto quasi l’ombra del magistrato. L'agguato avvenne in una strada secondaria di Palermo: l’auto guidata dal giudice trovò la strada inaspettatamente chiusa da una transenna dei lavori in corso, quando da un angolo sbucarono alcuni killer che aprirono ripetutamente il fuoco contro l’auto.

Terranova istintivamente ingranò la retromarcia nel tentativo di sottrarsi dai colpi, mentre il maresciallo Mancuso cercava di rispondere al fuoco con la pistola di ordinanza, ma entrambi furono raggiunti dai proiettili in varie parti del corpo.

Al giudice Terranova fu riservato anche il colpo di grazia, sparato a bruciapelo alla nuca. Lenin Mancuso, morì dopo alcune ore di agonia in ospedale.

Gaetano Costa,  fu ucciso la sera del 6 agosto 1980, in via Cavour, a Palermo. Mentre era intento a guardare alcuni libri esposti su una bancarella venne raggiunto alle spalle da un killer di mafia che indisturbato sparò alcuni colpi di pistola calibro 38; tre di quei colpi raggiunsero il giudice che morì dissanguato sul marciapiede.

Antonino Saetta fu assassinato, insieme con il figlio Stefano, il 25 settembre 1988, sulla strada Agrigento-Caltanissetta, mentre da tornava a Palermo, dopo avere assistito al battesimo di un nipotino.

Fu Presidente della Corte d'Assise d'Appello di Caltanissetta tra il 1985-86, qui si occupò del processo relativo alla strage in cui morì il giudice Rocco Chinnici e la sua scorta.

Pochi giorni dopo il deposito della motivazione della sentenza che aveva condannato all'ergastolo gli imputati dell’omicidio Chinnici, all’altezza del chilometro 48e500 della Agrigento-Caltanissetta, l’auto del magistrato veniva affiancata da un’altra vettura che sorpassandola cominciava ad aprire il fuoco: i colpi raggiungevano il giudice e suo figlio. Nel tratto di strada in cui avvenne l’agguato furono ritrovati circa 50 bozzoli di proiettili calibro 9.

Il Consiglio superiore, attraverso la pubblicazione, in questo portale, di quelle “storie processuali”, vuole rendere omaggio al sacrificio di questi magistrati

 

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