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Divieto di svolgimento di attività commerciali e industriali: casistica (quote di srl; società di capitali; azienda agricola; società in accomandita semplice)

circolari e risoluzioni - I commissione


30 aprile 2019
Divieto di svolgimento di attività commerciali e industriali: casistica (quote di srl; società di capitali; azienda agricola; società in accomandita semplice)

Nelle risposte a quesito del 30 aprile 2019, si afferma che non sussiste incompatibilità fra la funzione giudiziaria e l’assunzione della qualità di socio accomandante in una società in accomandita semplice, atteso che il divieto di cui all’art. 16 ord.giud. è riferito solo allo svolgimento di attività gestoria o di amministrazione diretta, che non sussiste nel caso di socio accomandante.

Inoltre, non sussiste incompatibilità fra la funzione giudiziaria e il possesso di una quota minoritaria del capitale sociale di una società agricola costituita nella forma della srl a condizione che l’interessato non svolga direttamente o indirettamente attività di amministrazione, atteso che il divieto di cui all’art. 16 ord.giud. è riferito solo allo svolgimento di attività gestoria.

In ogni caso, va valutata poi in concreto la compatibilità fra tali compartecipazioni societarie e le condizioni di credibilità, prestigio, correttezza ed indipendenza che devono accompagnare lo svolgimento delle funzioni giudiziarie.

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Nella risposta a quesito del 25 luglio 2018 si afferma che è possibile, per un magistrato, detenere quote di compartecipazione in una s.r.l., a condizione che l’interessato non ricopra il ruolo di amministratore o comunque svolga attività gestoria, atteso che in tali ipotesi il magistrato non svolge attività commerciale (vietata dalla normativa primaria). Tale attività non è soggetta ad autorizzazione. Deve inoltre essere garantita la compatibilità in concreto con le condizioni di credibilità, prestigio e indipendenza.

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Con la risposta a quesito del 25 gennaio 2017 il Csm ribadisce il proprio consolidato orientamento per cui non incorre nel divieto di cui all'art. 16 R.D. n. 12/1941 il magistrato socio di una società di capitali, sempre che, per essa, non svolga attività di amministrazione (nello specifico, si tratta di partecipazione a  due srl le cui quote sono state ereditate in forza di successione legittima). Ne segue che egli non è sottoposto all'esercizio di poteri autorizzatori da parte del C.S.M. in ordine alla costituzione di società di capitali e all'assunzione nelle medesime della qualità di socio. Resta in ogni caso l’obbligo di procedere a una valutazione della compatibilità in concreto dell'attività esercitata e delle forme adottate con le condizioni di credibilità e prestigio e con l'immagine di correttezza e indipendenza richieste per l'espletamento della funzione giudiziaria e indissolubilmente connesse all'appartenenza stessa all'Ordine giudiziario.

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Con la risposta a quesito del 6 maggio 2009, il Consiglio Superiore della Magistratura, investito della richiesta di stabilire se occorra, per il magistrato, apposita autorizzazione per costituire una società di capitali, segnatamente una società a responsabilità limitata, in qualità di socio non amministratore, ha affermato, richiamando precedenti consiliari, pareri resi al riguardo dall’Ufficio Studi e pronunzie disciplinari, che l’anzidetta attività non incorre nel divieto di cui all’art. 16 R.D. 12/41 se il magistrato che l’esercita costituisce una società di capitali, ma si limita ad assumere in essa la qualità di socio, senza svolgere, in concreto, compiti di amministrazione. La delibera precisa che, nei limiti suddetti, non è conseguentemente richiesta alcuna autorizzazione, aggiungendo, tuttavia, che residua, comunque, l’obbligo di valutare la concreta compatibilità dell’attività esercitata e delle forme adottate con la condizione di credibilità e prestigio e con l’immagine di correttezza e indipendenza richieste per l’espletamento della funzione giudiziaria.

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Sollecitato da due magistrati interessati a comprendere se ed a quali condizioni sarebbe stato loro possibile gestire i fondi agrari nella loro titolarità, il C.S.M. - nella risposta a quesito del 2 maggio 2007 - affronta il tema dell’incidenza sulla normativa consiliare del D.lgs. 29 marzo 2004 n. 99, modificato dal D.lgs. del 27 maggio 2005 n. 101, con il quale è stata introdotta una nuova definizione normativa della figura dell'imprenditore agricolo, descritto come colui che dedichi alle attività agricole di cui all'art. 2135 c.c., direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dalle attività agricole medesime almeno il 50% del proprio reddito globale di lavoro.

Il C.S.M. rileva, al riguardo, che le dimensioni dell'azienda agricola, come in concreto descritta dall'interessata, comportano necessariamente una gestione di tipo imprenditoriale e che sotto questo profilo l'innovazione normativa non sembra avere inciso in modo decisivo relativamente alla compatibilità fra la funzione di magistrato e la gestione dell'azienda agricola ereditata.

Ne discende la persistente incompatibilità della gestione dell’azienda, per le sue dimensioni e connotazioni, con le funzioni di magistrato, posto che il divieto di “esercitare industrie e commerci” previsto dall'art. 16 dell'Ordinamento giudiziario non può ritenersi riferito solo all'esercizio di attività industriali e commerciali in senso stretto, ma va esteso a qualsiasi attività imprenditoriale e quindi a qualsiasi attività che si sostanzi nell'esercizio e nella gestione di un'attività economica organizzata al fine di trarne profitto.

Stando così le cose, l'unica soluzione in grado di escludere che tale attività rientri nel divieto normativo suddetto sembra essere la costituzione di una società di capitali che abbia lo scopo di gestione dell'azienda in questione, con esclusione di compiti di amministrazione in carico al magistrato.

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Con la risposta a quesito del 15 giugno 2005 il Consiglio Superiore della Magistratura, investito della richiesta di stabilire se un magistrato possa costituire una società di capitali, ha affermato, richiamando all’uopo il parere n. 283/2004 reso al riguardo dall’Ufficio Studi, che l’anzidetta attività è consentita, atteso che la lettera e la ratio della norma di cui all’art. 16 R.D. 12/41 legittimano l’effettuazione di una distinzione tra l’assunzione della qualità di socio di una società di capitali e il concreto esercizio di poteri inerenti lo svolgimento dell’attività d’impresa di pertinenza degli organi di amministrazione, sicché solo in relazione all’esercizio di questi ultimi si pone una situazione d’incompatibilità con il divieto di cui al citato art. 16.

L’Organo di autogoverno aggiunge, tuttavia, che residua, in ogni caso, in capo al magistrato l’obbligo di valutare la concreta compatibilità dell’attività esercitata e delle forme adottate con la condizioni di credibilità e prestigio e con l’immagine di correttezza e indipendenza richieste per l’espletamento della funzione giudiziaria.

 

 

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