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Disciplina dell’avocazione ex artt. 412 e 407 co. 3 bis c.p.p.: risoluzione in attuazione dell’art. 21 della circolare sulle Procure; profili ordinamentali, assetti degli uffici requirenti e misure organizzative

circolari e risoluzioni - VII commissione


16 maggio 2018
Disciplina dell’avocazione ex artt. 412 e 407 co. 3 bis c.p.p.: risoluzione in attuazione dell’art. 21 della circolare sulle Procure; profili ordinamentali, assetti degli uffici requirenti e misure organizzative

Con la risoluzione del 16 maggio 2018 il Consiglio Superiore della Magistratura disciplina, sul piano ordinamentale e su quello organizzativo, gli effetti della L. n. 103/2017, che ha novellato gli artt. 407 e 412 c.p.p., in tema di determinazioni del pubblico ministero all’esito delle indagini preliminari e di ricorso, da parte del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, al potere di avocazione.

Nello specifico, è stata aggiornata l’elaborazione consiliare riguardante l’istituto dell’avocazione “per inerzia”, di cui all’art. 412, comma 1, c.p.p. A tal fine s’è affermato - innanzitutto - che, in ragione del carattere di facoltatività che esso ha conservato anche a seguito della novella, l’esercizio del relativo potere, in conformità ai valori costituzionali e ordinamentali, deve avvenire solo in presenza di un’inattività del P.M. effettiva e non apparente – sia essa imputabile o meno allo stesso – da accertarsi, a cura dei Procuratori Generali, con discrezionalità selettiva, atteso che l’automatico travaso di tutti i procedimenti penali con indagini scadute dalle Procure della Repubblica del distretto alla Procura Generale renderebbe ingestibile la definizione dei procedimenti avocati nei tempi previsti dall’art. 412 c.p.p. per l’ontologica impossibilità, sul piano organizzativo, di tale ultimo ufficio di far fronte a un compito del genere.

S’è affermato altresì che le disposizioni di cui agli artt. 407, comma 3 bis, c.p.p. e 127 disp. att. c.p.p. vanno lette congiuntamente, dando luogo a un sottosistema in conformità al quale alla Procura Generale dev’essere trasmesso, con cadenza da stabilirsi a livello distrettuale, l’elenco dei procedimenti scaduti e non definiti (cd. comunicazione muta); nel redigere tale elenco, finalizzato a consentire al Procuratore Generale di orientare la propria discrezionalità selettiva, il Procuratore della Repubblica non vi includerà:

  1. i procedimenti non indicati dalla legge o dal provvedimento organizzativo come prioritari;
  2. i procedimenti nei quali il pubblico ministero è in attesa dell’esito di indagini tempestivamente delegate alla polizia giudiziaria;
  3. i procedimenti nei quali il pubblico ministero è in attesa del deposito, da parte della polizia giudiziaria delegata (se del caso opportunamente sollecitata), dell’informativa finale riepilogativa delle risultanze delle investigazioni;
  4. i procedimenti nei quali il pubblico ministero è in attesa del deposito di consulenza tecnica;
  5. i procedimenti nei quali è all’esame del pubblico ministero l’informativa finale delle risultanze delle investigazioni e/o è in fase di redazione la conseguente richiesta di misura cautelare;
  6. i procedimenti in cui sia pendente davanti al G.I.P. la richiesta di misura cautelare ovvero un procedimento di incidente probatorio;
  7. i procedimenti a citazione diretta per i quali il pubblico ministero sia in attesa della fissazione della data di udienza;
  8. i procedimenti per i quali, firmata la richiesta di archiviazione, si è in attesa dell’espletamento delle notifiche alla persona offesa, ovvero per i quali, firmato l’avviso ex art. 415 bis c.p.p , si è in attesa delle notifiche  e del completamento della procedura prevista dalla legge;
  9. i procedimenti per i quali, pur risultando esperibile l’avocazione per uno dei reati o dei soggetti iscritti, risultano iscrizioni successive, di altri reati ovvero di altri soggetti, per i quali i relativi termini non siano ancora scaduti, dovendosi rinviare ogni valutazione al momento della scadenza dei termini di legge per l’ultima delle iscrizioni successivamente effettuate in quel procedimento complesso.

Inoltre, alla c.d. comunicazione muta deve opportunamente accompagnarsi la comunicazione di un elenco selettivo, qualificato dalla trasmissione d’informazioni che consentano di rendere effettivo l’esercizio del potere di avocazione (opzione, questa, formulata già nell’art. 21, comma 2, della Circolare sull’organizzazione degli uffici di procura), auspicandosi, a tal fine, un urgente adeguamento del sistema informativo della cognizione Penale (S.I.C.P.).

Con riguardo all’eventuale applicazione presso l’ufficio di Procura Generale di magistrati facenti parte dell’organico dell’ufficio che ha subito l’avocazione, la delibera afferma che, in fase d’indagini, potrà farsi ricorso a tale istituto solo ove ricorrano presupposti di natura straordinaria ed eccezionale, per la cui tipizzazione si fa rinvio alla circolare in tema di applicazioni e supplenze e la cui concreta sussistenza dovrà essere esplicitata nello specifico provvedimento, sul quale dovrà comunque intervenire l’intesa obbligatoria e vincolante del Procuratore della Repubblica. 

S’è specificato poi, con particolare riguardo ai procedimenti in materia di criminalità organizzata o terroristica, che la concreta operatività dell’avocazione è fortemente limitata dall’estensione a quindici mesi dello spatium deliberandi previsto per i reati di cui all’art. 407, comma 2, lett. a), nn. 1), 3) e 4), c.p.p. e che nella subiecta materia è quanto mai necessaria una particolare prudenza dei Procuratori Generali nell’attivare tale rimedio in un settore nel quale il legislatore non ha tenuto in debito conto le conseguenze ordinamentali di una tale eventualità, in particolare rispetto al potere di coordinamento del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, disciplinato dall’art. 371 bis c.p.p. (ciò perché il Procuratore Generale si porrebbe, rispetto al procedimento avocato, nella medesima posizione in cui si trovava il Procuratore della Repubblica prima del ricorso all’avocazione, con la conseguenza che diverrebbe soggetto al potere di coordinamento attribuito al Procuratore Nazionale dalla disposizione citata).

Da ultimo, con precipuo riguardo alla segnalazione dell’avocazione al Consiglio Superiore della Magistratura, prevista, a carico del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e del Procuratore Generale, dall’art. 70, comma 6, del R.D. n. 12/41, si è chiarito che esula dall’istituto una finalità disciplinare, para-disciplinare o di verifica delle modalità di conduzione dell’indagine da parte del magistrato requirente, essendo la segnalazione finalizzata alla conoscenza e all’apprezzamento del funzionamento degli uffici e dei rispettivi progetti organizzativi da parte dell’Organo di autogoverno e, prim’ancora, alla valutazione della correttezza dell’operato dell’Autorità avocante.

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