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Brevi dal plenum

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17 aprile 2019

Brevi dal plenum

Il plenum, nelle sedute del 17 aprile 2019, ha adottato le seguenti delibere:

 

Uffici semidirettivi:

  • Presidente sezione tribunale Agrigento: nominato Marco Salvatori, attualmente giudice tribunale Agrigento

Ricollocamenti in ruolo:

  • Guido Raimondi, attualmente fuori ruolo quale giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: deliberato il ricollocamento in ruolo quale consigliere corte cassazione (posto precedentemente occupato)

Collocamenti fuori ruolo:

  • Roberto Rustichelli, attualmente giudice tribunale Napoli: deliberato il collocamento fuori ruolo quale Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato
  • Raffaele Sabato, attualmente consigliere corte cassazione: deliberato il collocamento fuori ruolo quale giudice della Corte europea per i Diritti dell’Uomo
  • Maria Casola, attualmente fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia, Direttore generale dei magistrati: deliberata la conferma del collocamento fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia, capo dipartimento affari di giustizia
  • Roberto Tartaglia, attualmente sostituto procuratore Palermo: proposto il collocamento fuori ruolo quale collaboratore Commissione parlamentare antimafia

 

 

Su proposta della Settima commissione, in una seduta cui ha partecipato il Ministro della Giustizia, è stato espresso parere favorevole all’aumento delle piante organiche degli uffici di legittimità.

L’incremento degli organici degli uffici di legittimità si inserisce nel complessivo progetto di aumento degli organici della magistratura di 600 unità previsto dalla c.d. legge di stabilità 2019 (l. n. 145/2018), finalizzato a perseguire l’obiettivo di incrementare l’efficacia e l’efficienza della risposta alla domanda di giustizia, attraverso l’incremento delle risorse umane (magistrati e personale amministrativo) a disposizione.

Nello specifico, l’intervento relativo agli uffici di legittimità si sostanzia nell’ aumento di 4 posti di presidente di sezione della Cassazione, 1 posto di avvocato generale, 48 posti di consigliere e 17 posti di sostituto procuratore generale. La ratio di tali aumenti è legata alla necessità di dotare la Cassazione di un organico idoneo a fronteggiare il gravoso carico di lavoro in termini di procedimenti pendenti (che determina una situazione di grave sofferenza, specialmente nel settore civile e tributario, nonostante la registrata diminuzione delle pendenze) e a garantire la funzione nomofilattica a fronte dei cospicui interventi normativi susseguiti negli anni.

In parallelo, l’aumento relativo alla Procura generale è funzionale a bilanciare l’incremento nel “corrispondente” ufficio giudicante e a dotare tale organo di un numero di magistrati sufficiente a gestire la corposa mole di lavoro derivante dall’obbligatorietà dell’azione disciplinare e dalle accresciute attività internazionali e di coordinamento e vigilanza sugli uffici requirenti.

Sulla base di tali considerazioni, sia il Consiglio direttivo della Cassazione, sia la relativa commissione flussi hanno espresso parere favorevole. Il Consiglio, a sua volta, nel suo parere, esprime apprezzamento per il complessivo impegno del Governo a migliorare il servizio giustizia e, quanto alla tranche di aumento in esame, rileva come l’aumento dell’organico degli uffici di legittimità consentirà di sia di affrontare sia la situazione del contenzioso, sia di meglio governare la funzione nomofilattica e le nuove competenze.

Il Ministro ha siglato il decreto al termine della seduta.

 

 

Su proposta della Settima commissione, in risposta ad un quesito, è stata chiarita la portata applicativa dell’incompatibilità introdotta dall’art. 35 comma 4 bis d.lgs. 159/2011, a norma del quale tale incompatibilità riguarda amministratori giudiziari, coadiutori, curatori fallimentari che abbiano rapporto di parentela o affinità con magistrati “addetti all’ufficio giudiziario al quale appartiene il magistrato che conferisce l’incarico”.

Il primo problema riguarda la nozione di ufficio giudiziario, atteso che rispetto ad una accezione onnicomprensiva dello stesso, potrebbe invece trovare applicazione la nozione più ristretta di cui agli artt. 18 e 19 ord.giud. in materia di incompatibilità con magistrati o esercenti la professione forense. La delibera, dopo una compiuta ricostruzione del citato art. 35, rileva che non è praticabile un percorso esegetico modellato su una applicazione analogica del regime previsto dagli art. 18 e 19, perché questi ultimi presuppongono un accertamento in concreto dell’incompatibilità, mentre l’art. 35 prevede un divieto “secco”. Quindi, non possono essere utilizzati, nel caso in esame, i criteri della dimensione dell’ufficio, dell’assegnazione tabellare e della materia trattata, atteso che il menzionato art. 35 fa esclusivo riferimento all’ufficio giudiziario nella sua interezza.

Da ciò deriva la conseguenza che l’incompatibilità non si estende alla Procura della repubblica, trattandosi di diverso ufficio giudiziario.

Il secondo problema che viene affrontato riguarda le ipotesi in cui la suindicata incompatibilità viene meno: essa non sussiste nel momento in cui viene meno l’appartenenza del magistrato all’ufficio giudiziario, come ad esempio nel caso di collocamento fuori ruolo. Non cessa, invece, in caso di mero esonero dalle funzioni giudiziarie di magistrato che resta incardinato nella pianta organica dell’ufficio.

Infine, si specifica che il regime di cui all’art. 35 si applica alle sole nomine successive all’entrata in vigore della nuova disposizione.

 

I testi di tutte le proposte approvate dal plenum (fatti salvi eventuali emendamenti) sono consultabili nella sezione del sito relativa agli ordini del giorno di plenum. Nella sezione concorsi e interpelli, inoltre, sarà disponibile nei prossimi giorni l’interpello per applicazione straordinaria al tribunale di Reggio Calabria.

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