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8 marzo

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08 marzo 2019

8 marzo
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Dalla legge n. 66/1963, che ha consentito alle donne l’accesso alla carriera giudiziaria, e dal d.m. del 1965, in cui diventarono magistrato le prime 65 donne, la magistratura è profondamente cambiata.

Dopo oltre un cinquantennio e un costante trend di crescita culminato, negli ultimi anni, con la prevalenza della componente femminile, la magistratura si sta lasciando alle spalle un assetto consolidato a favore della componente maschile.

Ormai dal 2015 prevalgono numericamente le donne, sicuramente incoraggiate dalla presenza di una legislazione che sempre più prevede strumenti volti a favorire la genitorialità e supportata, anche nella normazione secondaria del CSM, dall’adozione di strumenti volti a promuovere il c.d. “benessere organizzativo” e quindi, in ultima analisi, le pari opportunità.

 

Illuminanti sulla situazione attuale e la prospettiva storica sono gli studi curati dall’Ufficio statistico del CSM:

- Donne in magistratura, che analizza i dati relativi alla presenza delle donne, fotografando la situazione attuale e descrivendo la proiezione storica dal 1965, anche con riferimento alle diverse funzioni giudiziarie ricoperte.

- Mobilità della magistratura italiana sul territorio, che analizza la mobilità dei magistrati sul territorio, al fine di individuare le diverse tipologie di trasferimenti e i relativi fattori determinanti, con specifico riferimento all’incidenza del genere e della presenza di figli sui mutamenti di distretto o di funzione e sulla propensione a presentare domande per il conferimento di uffici direttivi e semidirettivi.

 

Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta un nodo ancora irrisolto nel percorso verso una piena parità di genere, atteso che – nonostante negli ultimi anni si riscontri un deciso aumento di nomine “in rosa” – è ancora marcato il gap a favore degli uomini negli incarichi direttivi. Solo leggermente inferiore il divario con riguardo agli incarichi semidirettivi.

La differenza appare ancor più marcata ove si considerino le funzioni: il disallineamento uomini/donne è maggiore negli uffici requirenti rispetto a quelli giudicanti.

 

Nella medesima prospettiva, è emblematica la fotografia della composizione del Consiglio superiore: dal 1959 (data di insediamento del primo Consiglio), si devono attendere ben 6 consiliature (e 22 anni) per trovare le prime due donne componenti del CSM (di designazione parlamentare). Per la prima elezione di una donna fra i togati devono trascorrere ulteriori 4 anni e un’altra consiliatura. E solo dal 1998 si stabilizza la presenza femminile, che comunque si attesta su numeri nettamente inferiori rispetto agli uomini.

Un interessante studio sul rapporto fra governo autonomo e pari opportunità è stato curato dal CSM in occasione dei 50 anni dall’ingresso delle donne in magistratura.

 

In proposito, negli ultimi anni si registra una decisa attenzione del Consiglio alla tematica delle pari opportunità e - più in generale - della tutela della donna: oltre alla promozione delle già ricordate misure volte a garantire il benessere organizzativo degli uffici, da anni ormai è costituito presso il CSM il Comitato per le pari opportunità in magistratura, organo permanente che ha il compito di formulare alle competenti Commissioni referenti pareri e proposte finalizzati alla rimozione degli ostacoli che impediscono la piena realizzazione di pari opportunità tra uomini e donne nel lavoro giudiziario.

Infine, merita una menzione l’impegno nel settore della violenza di genere, culminato nell’adozione di una risoluzione volta a delineare le linee guida per la trattazione dei procedimenti relativi ai reati di violenza di genere e domestica, per sviluppare prassi investigative efficaci e garantire una migliore gestione della fase dibattimentale in presenza di reati estremamente delicati.

 

Infine, nella giornata internazionale della donna, in cui si celebrano le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, è doveroso ricordare Francesca Morvillo, l’unica donna fra i tanti magistrati uccisi da mano criminale, che ha pagato con la vita l’essere stata compagna di Giovanni Falcone e che ha speso la sua intera vita professionale al servizio dei più deboli: 17 anni in cui ha dedicato tutta la sua attenzione all’infanzia difficile, presso la Procura minorile di Palermo, in una realtà sociale estremamente complessa.

Dai documenti contenuti negli archivi del Consiglio superiore (desecretati in occasione del 25 anniversario della strage di Capaci), emerge una figura che con il proprio lavoro a favore dei più piccoli e dei più deboli e a favore dell’accertamento della verità e del sostegno ai minori in difficoltà, può ancora e sempre insegnare ai più giovani a maturare una precisa coscienza civica e, ai meno giovani, a tenere sempre saldi determinati principi. Una figura che, nella giornata dedicata alla donna, testimonia il costante impegno delle donne verso una reale parità di diritti.

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