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Delibere del CSM di interesse internazionale

Testo Unico sulla Dirigenza Giudiziaria

Il c.d. “Testo Unico sulla Dirigenza Giudiziaria” contiene le regole che, nel 2015, il C.S.M. si è dato per attuare le norme di legge in materia di selezione dei vertici degli uffici giudiziari.

La circolare si caratterizza, rispetto a quelle precedenti, perché intesa a meglio soddisfare le esigenze di trasparenza, comprensibilità e certezza delle decisioni consiliari ed a rendere la disciplina del conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi più fluida e meno complessa mediante lo snellimento e l'accelerazione dei procedimenti per la copertura dei posti.

Ispirato a criteri meritocratici e, al contempo, a preservare l’autonomia valutativa del Consiglio, il “testo unico” mira alla razionalizzazione e semplificazione del testo, all’apertura massima dell’accesso alla dirigenza, alla valorizzazione della cultura dell’organizzazione e delle nuove competenze maturate nella gestione di realtà complesse, alla distinzione e specificazione dei requisiti attitudinali in base alle tipologie di ufficio direttivo, all’indicazione di criteri chiari e precisi per il giudizio di comparazione tra candidati, alla semplificazione massima del procedimento ed alla standardizzazione dei tempi e dei moduli valutativi.

La scelta del più adatto, tra gli aspiranti, a ricoprire un incarico direttivo o semidirettivo avviene sulla base, oltre che delle pre-condizioni di indipendenza, imparzialità ed equilibrio, dei fondamentali parametri del merito e delle attitudini che, in una valutazione integrata, confluiscono in un giudizio complessivo e unitario ai fini del conferimento degli incarichi dirigenziali, mentre del tutto marginale e residuale è la rilevanza dell’anzianità di servizio.

Il profilo del merito investe la verifica dell’attività giudiziaria svolta e ha lo scopo di ricostruire in maniera completa la figura professionale del magistrato. Tale verifica va effettuata secondo i parametri della capacità, della laboriosità, della diligenza e dell’impegno, così come definiti dall’art. 11 D.Lgs. 160 del 2006.

Quanto alle attitudini, il testo unico, modificando in misura significativa la previgente disciplina, affianca agli indicatori generali degli indicatori specifici, che si differenziano in ragione della tipologia degli uffici messi a concorso.

Gli indicatori generali sono costituiti da esperienze giudiziarie ed esperienze maturate al di fuori della giurisdizione, che hanno consentito al magistrato di sviluppare competenze organizzative, abilità direttive, anche in chiave prognostica, e conoscenze ordinamentali. Tali indicatori sono riconducibili alle seguenti esperienze: svolgimento di funzioni direttive e semidirettive in atto o pregresse, esperienze maturate nel lavoro giudiziario, esperienze di collaborazione nella gestione degli uffici, soluzioni elaborate nelle proposte organizzative redatte sulla base dei dati e delle informazioni relative agli uffici contenuti nel bando concorsuale e, infine, esperienze ordinamentali e organizzative, anche svolte fuori dal ruolo organico della magistratura.

Rispetto a tali indicatori, fondamentale rilevanza assume la previsione con la quale viene introdotto il principio per cui ciò che rileva non è il formale possesso della carica direttiva o semidirettiva quanto, piuttosto, i risultati conseguiti, in modo da rafforzare il merito delle determinazioni consiliari, impedendo che nella valutazione si possa attribuire un’automatica preferenza e prevalenza a un candidato per il solo fatto d’aver già svolto funzioni direttive o semidirettive.

Quanto agli indicatori specifici, il fine della relativa previsione è di individuare esperienze giudiziarie che siano espressione di una particolare idoneità a ricoprire l'incarico messo a concorso.

La selezione e l’identificazione di queste esperienze qualificanti è stata possibile grazie alla distinzione tra le diverse tipologie di incarico e alla valorizzazione di conoscenze e competenze indicative di una maggiore adeguatezza del candidato rispetto allo specifico incarico da assegnare.

In quest’ottica, si è operata una distinzione tra: Uffici semidirettivi di primo grado, Uffici semidirettivi di secondo grado, Uffici direttivi giudicanti e requirenti di piccole e medie dimensioni, Uffici direttivi giudicanti e requirenti di grandi dimensioni, Uffici direttivi giudicanti e requirenti specializzati, Uffici direttivi giudicanti e requirenti di secondo grado, Uffici direttivi giudicanti di legittimità, Uffici direttivi requirenti di legittimità, Uffici di Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e di Procuratore aggiunto.

Con riguardo agli uffici direttivi giudicanti e requirenti di primo grado, è stata introdotta una distinzione fondata sulle dimensioni dell’ufficio e il criterio adottato per questa distinzione è quello della consistenza organica dell’ufficio.

Il Testo Unico disciplina, poi, la procedura di conferma dei dirigenti e dei titolari di incarichi semidirettivi per il secondo ed ultimo quadriennio, per come previsto dalla legge di ordinamento giudiziario.