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Delibere del CSM di interesse internazionale

Risoluzione in materia di organizzazione degli uffici del Pubblico Ministero

La risoluzione del 2009 si pone da un lato, come un secondo momento di riflessione - rispetto alla prima risoluzione del luglio 2007 - dal carattere ugualmente orientativo sull’organizzazione degli uffici del pubblico ministero; dall’altro, ne costituisce un’integrazione, anche alla luce di novità legislative introdotte con la legge n. 106 del 20 febbraio 2006.

Nello specifico, la legge limita la permanenza dei magistrati del pubblico ministero all’interno dei gruppi di lavoro ad un periodo massimo compreso tra i cinque e i dieci anni.

L’innovazione comporta conseguenze sul piano organizzativo, sicché il dirigente di ogni Procura dovrà assicurare che, alla scadenza del decennio di permanenza in un gruppo di lavoro, venga operata la migrazione del magistrato interessato.

Il Consiglio Superiore della Magistratura prende atto delle modifiche normative che disciplinano il sistema organizzativo degli uffici requirenti e che tutta la normativa impone ai Procuratori della Repubblica il rispetto del principio di autonomia del sostituto procuratore  e il raggiungimento di tre fondamentali obiettivi: 1) ragionevole durata del processo; 2) corretto, puntuale ed uniforme esercizio dell’azione penale nel rispetto delle norme sul giusto processo; 3) efficienza nell’impiego della polizia giudiziaria, nell’uso delle risorse tecnologiche e nella utilizzazione delle risorse finanziarie.

Il C.S.M., evidenzia, nella risoluzione in oggetto, che, per raggiungere tali scopi, i dirigenti degli uffici requirenti:

  • compiono un’attenta, costante e particolareggiata analisi dei flussi e delle pendenze dei procedimenti, elaborano possibili criteri di priorità nella trattazione dei procedimenti, assicurano la più equa e funzionale distribuzione degli affari tra i magistrati dell’ufficio e curano la costituzione di gruppi di lavoro;
  • affidano il coordinamento di ciascun gruppo di lavoro ad un Procuratore aggiunto;
  • provvedono, con l’ausilio dei Procuratori aggiunti, all’efficace coordinamento dei gruppi di lavoro nonché all’eventuale elaborazione di protocolli d’indagine;
  • garantiscono lo svolgimento di riunioni periodiche tra i magistrati dell’ufficio;
  • procedono all’assegnazione dei magistrati ai gruppi di lavoro, secondo procedure trasparenti.

Nella circolare in oggetto si precisa che i dirigenti degli uffici requirenti possono organizzare le strutture da loro dirette secondo le modalità ritenute più opportune, conformemente alle prescrizioni di legge e motivando in maniera chiara e completa le loro scelte, e che il Consiglio superiore della magistratura valuterà il loro operato in sede di valutazioni di professionalità e di conferma nell’incarico direttivo.

Una importante statuizione contenuta nella risoluzione è che nella organizzazione di ogni ufficio e così pure di quelli requirenti si deve inoltre tenere conto della presenza e delle esigenze dei magistrati donna in gravidanza nonché dei magistrati che provvedano alla cura di figli minori in via esclusiva o prevalente, ad esempio quali genitori affidatari, e fino a tre anni di età degli stessi.

Al fine di assicurare l’adeguata valutazione di tali esigenze, il Procuratore della Repubblica deve preventivamente sentire i magistrati interessati. I Procuratori devono adottare misure organizzative tali da rendere compatibile il lavoro dei magistrati dell’ufficio in stato di gravidanza o in maternità e, comunque, con prole di età inferiore ai tre anni di età, con le esigenze familiari e i doveri di assistenza che gravano sul magistrato. (ad es. esenzione dai turni esterni, organizzazione delle udienze in orari compatibili con la condizione del magistrato etc.).

Infine, ogni Procuratore generale di sede distrettuale ha obbligo di riferire periodicamente al Procuratore generale presso la Corte di cassazione con una “relazione almeno annuale” sui dati acquisiti dalle singole procure del distretto.

Analoga trasmissione andrà ancora effettuata al locale Consiglio giudiziario al solo fine di consentire a tale organo la possibilità di valutarne il contenuto. La conoscenza del progetto organizzativo degli uffici requirenti del distretto gioverà peraltro al Consiglio giudiziario anche al fine di esprimere il parere previsto dalla legge in occasione di qualunque valutazione successiva del dirigente ed in funzione del generale potere di vigilanza sull’andamento degli uffici periferici.

Rispetto al dettato della precedente risoluzione, va ribadita, quindi, l’esigenza di garantire un esame contemporaneo di tali programmi organizzativi e delle tabelle degli uffici giudicanti da parte dei Consigli giudiziari.

Quanto al ruolo del Consiglio superiore della magistratura, destinatario finale dei programmi organizzativi degli uffici del pubblico ministero, pur essendo l’organizzazione delle Procure  svincolata dal sistema tabellare e non sottoposta all’approvazione dell’organo di autogoverno, deve tuttavia ritenersi pur sempre consentito un vaglio terminale. Sul punto si è stabilito che compete al Consiglio superiore della magistratura una formula di mera “presa d’atto” con eventuali osservazioni, pur se non vincolante per il dirigente,.

In tale ottica, il Consiglio superiore della magistratura verifica che il programma organizzativo sia rispondente alle norme dell’ordinamento giudiziario nonché alle indicazioni consiliari relative alla loro applicazione; in caso negativo, formula i suoi rilievi e li trasmette sia al Procuratore, per opportuna conoscenza anche ai fini dei possibili interventi di sua competenza, sia al Procuratore generale della Corte di cassazione e al Procuratore generale presso la Corte d’appello, cui competono i poteri di vigilanza.