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Delibere del CSM di interesse internazionale

Regime delle incompatibilità ex artt. 18 e 19 O.G., nonché di situazioni analoghe rilevanti ex art. 2 L.G.

La circolare n. 12940 detta le regole attuative delle previsioni di ordinamento giudiziario relative alle incompatibilità di sede dei magistrati connesse, da un lato, a rapporti di parentela, affinità, coniugio o convivenza con esercenti la professione forense (art. 18 ord. giud.), e, dall’altro, ad analoghi rapporti con magistrati della stessa sede ovvero con ufficiali o agenti di Polizia Giudiziaria (art. 19 ord. giud.).

Il provvedimento in oggetto enuncia, innanzitutto, le regole generali di applicazione della normativa primaria attraverso, tra l’altro, la definizione delle nozioni di ufficio giudiziario e della sua sede, la perimetrazione dell’ambito soggettivo di applicazione, l’enucleazione delle relazioni rilevanti.

Successivamente, definisce la nozione di incompatibilità quale situazione che “determina una lesione all’immagine di corretto ed imparziale esercizio della funzione giurisdizionale da parte del magistrato e, in generale, dell’ufficio di appartenenza”.

In linea generale, per l’accertamento in concreto dell’incompatibilità di sede del magistrato con esercenti la professione forense si ha riguardo:

a) alla rilevanza della professione forense svolta dal congiunto avanti all’ufficio di appartenenza del magistrato, tenuto altresì conto dello svolgimento continuativo di una porzione minore della professione forense e di eventuali forme di esercizio non individuale dell’attività da parte dei medesimi soggetti;

b) alla dimensione del predetto ufficio, ed in particolare alla organizzazione interna dell’ufficio, tenuto altresì conto delle funzioni semidirettive e di coordinamento ricoperte dal magistrato;

c) alla materia trattata sia dal magistrato che dal professionista, per la quale assume rilievo la distinzione dei settori del diritto civile, del diritto penale e del diritto del lavoro e della previdenza, ed ancora, all’interno dei predetti e specie del settore del diritto civile, dei settori di ulteriore specializzazione come risulta, per il magistrato, dalla organizzazione interna;

d) alla funzione specialistica dell’ufficio giudiziario.

Per quanto riguarda, invece, l’incompatibilità tra magistrati operanti nella stessa sede, si ha riguardo, in generale, alle dimensioni dell’ufficio, con particolare riferimento alla organizzazione interna; alla materia trattata dai magistrati legati da vincolo parentale, di affinità, di coniugio o di convivenza, per la quale assume rilievo la distinzione dei settori del diritto civile, del diritto penale e del diritto del lavoro e della previdenza, ed ancora, all’interno dei predetti e specie del settore del diritto civile, dei settori di ulteriore specializzazione come risulta, per il magistrato, dalla organizzazione interna.

Peraltro, l’incompatibilità non può essere esclusa se i magistrati in rapporto di parentela, affinità, coniugio o convivenza operino, all’interno dello stesso ufficio, in settori pure distinti ma funzionalmente interconnessi, salvo che, per le dimensioni dell’ufficio, sia possibile evitare il verificarsi di interferenze tra le attività dei magistrati interessati.

La circolare determina, altresì, la procedura di rilevamento delle situazioni di incompatibilità, basata, in primo luogo, su un continuo monitoraggio affidato a periodici obblighi di dichiarazione a carico del magistrato interessato ed a connessi doveri di sorveglianza da parte del dirigente dell’ufficio giudiziario.

Esito della rilevazione dell’incompatibilità è la sua eliminazione mediante trasferimento del magistrato che versa in tale situazione.