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Delibere del CSM di interesse internazionale

Parere sul disegno di legge concernente: “Riforma della disciplina riguardante la responsabilità civile dei magistrati”

Il parere muove dalla considerazione generale che la disciplina legale delle condizioni in cui un magistrato può essere chiamato a rispondere personalmente, sul piano civile, delle proprie decisioni può costituire un elemento di condizionamento del merito delle sue scelte che, secondo la Costituzione italiana, devono essere assunte in assoluta indipendenza e restare soggette esclusivamente alla legge (arg. ex art. 101, comma 2, Cost).  

La peculiarità della funzione giurisdizionale, che si esprime tipicamente nell’ambito della risoluzione dei conflitti, comporta il sacrificio delle aspettative di uno o più soggetti privati, a causa dell’applicazione della legge penale o civile.

La magistratura, quale istituzione deputata a tale applicazione coattiva, è, quindi, naturalmente – si potrebbe dire istituzionalmente - esposta alle inevitabili rivendicazioni di chi non abbia visto le proprie ragioni condivise.

Il parere, analizzando i punti critici del disegno di legge governativo, pone in evidenza che,  proprio in considerazione del nesso esistente tra obiettiva delicatezza della funzione istituzionale e necessaria garanzia dell’autonomia ed indipendenza del suo esercizio, la Corte Costituzionale aveva ritenuto pienamente legittimi i limiti e le condizioni restrittive, sul piano processuale e sostanziale, stabiliti per l’azione civile contro i magistrati, limiti in parte rimossi dal nuovo testo proposto.

Il parere si sofferma, in particolare, sui seguenti  punti critici del disegno di legge  del governo:

  1. La regola secondo cui l’attività di interpretazione di norme di diritto ovvero di valutazione del fatto e della prova non può dare luogo a responsabilità civile, già presente nella legge vigente,  trova un limite, nel disegno di legge governativo, nel dolo. Il parere evidenzia, come sottolineato dalla Corte Costituzionale - che la  regola della sottrazione a sindacato della interpretazione delle norme e della valutazione dei fatti e delle prove non tollera limiti, in quanto giustificata dal carattere fortemente valutativo dell’attività giudiziaria e diretta ad attuare l’indipendenza del giudice e, con essa, del giudizio;
  2. La nozione di colpa grave integralmente riscritta dal legislatore ed oggettivata in indici rivelatori quali la “violazione manifesta della legge e del diritto dell’Unione europea” ovvero “il travisamento del fatto o delle prove. Il parere evidenzia criticamente  che in tal modo è esclusa ogni considerazione dell’elemento soggettivo della condotta illecita. L’oggettivizzazione della colpa porterebbe a radicare la responsabilità civile del magistrato sul dato di una manifesta alterazione del significato di una disposizione, con non condivisibile superamento della consolidata elaborazione giurisprudenziale secondo cui attività del giudice «si sostanzia in opera creativa della volontà della legge nel caso concreto, per cui, in definitiva, il giudice non potrebbe mai incorrere, per definizione, in un “eccesso di potere giurisdizionale”, a meno che non sia sconfinato in un’attività di formale produzione normativa, applicando cioè non già una norma esistente, da lui, appunto, interpretata, bensì una norma dal medesimo creata (così, tra le molte, Cass. Sez. U., 12 dicembre 2013 n. 27847).
  3. Il fatto che il  “travisamento del fatto e delle prove” integra di per sé  la colpa grave senza  che vi sia esplicito riferimento al fatto che deve comunque trattarsi di errore inescusabile.  Il parere rimarca, in particolare, che la nuova previsione potrebbe consentire una indagine circa l’interpretazione dei fatti, la violazione o falsa applicazione di norme giuridiche o l’attività valutativa del giudice, con un sostanziale sindacato sul merito dell’attività giurisdizionale e con un conseguente vulnus all’indipendenza del magistrato. Si suggerisce, quindi, che l’errore rilevante sia quello che deve apparire di assoluta immediatezza e di semplice e concreta rilevabilità, senza che la sua constatazione necessiti di argomentazioni induttive o di indagini ermeneutiche, e che esso non possa consistere, per converso, in un preteso, inesatto apprezzamento delle risultanze processuali;
  4. La soppressione della valutazione preliminare di ammissibilità della domanda. Si tratta di un istituto previsto nella legge vigente, ed eliminato dal disegno di legge in esame, che escludeva la possibilità che fossero esaminate dalle corti le domande di risarcimento dei danni avanzate contro magistrati quando apparissero votate certamente al rigetto, non solo per la loro macroscopica infondatezza nel merito, ma anche per ragioni ostative, ugualmente insuperabili, quali il mancato esaurimento dei mezzi d’impugnazione o la consumazione della decadenza biennale. Il parere rimarca  , come evidenziato anche in passato dalla Corte Costituzionale, che la eliminazione di tale filtro , oltre a potersi  porre in contrasto con le norme costituzionali, potrebbe esporre il magistrato a domande temerarie.