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Delibere del CSM di interesse internazionale

Nuovi criteri per la valutazione di professionalità dei magistrati a seguito della Legge 30 luglio 2007, n. 111, recante Modifiche alle norme sull’Ordinamento Giudiziario

La circolare n. 20691 regola in modo dettagliato le procedure per la valutazione di professionalità dei magistrati e la progressione in carriera.

Il sistema segue il percorso disegnato dall’art. 11 del D.Lgs. n.160/2006 e lo arricchisce di indicazioni specifiche in ordine a numerosi profili (fonti di conoscenza, attività dei Consigli giudiziari, attività del C.S.M. e della competente commissione).

La valutazione di professionalità, compiuta dal Consiglio superiore della magistratura, acquisito il parere del Consiglio giudiziario o del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e tutte le fonti di conoscenza utili, deve ricostruire con completezza le qualità del magistrato, in modo da evidenziare in modo dettagliato le caratteristiche professionali, le tipologie di lavoro svolto e le reali attitudini, inquadrando le stesse nei parametri che sono previsti dalle vigenti disposizioni di legge.

A tal fine, tutti i provvedimenti di valutazione di professionalità devono esaminare analiticamente ciascun parametro di valutazione e gli elementi di fatto, positivi e negativi, sui quali sono fondati i giudizi; per questo, sono stati predisposti modelli ai quali devono uniformarsi i Consigli giudiziari e il Consiglio direttivo della Corte di cassazione nel formulare i pareri di loro competenza.

I parametri in base ai quali debbono essere compiute le valutazioni di professionalità sono espressamente indicati dall’art. 11, comma 2, L. n. 111/2007.

La ‘capacità” si desume: dalla preparazione giuridica e dal grado di aggiornamento rispetto alle novità normative, dottrinali e giurisprudenziali; dal possesso delle tecniche di argomentazione e di indagine, anche in relazione all’esito degli affari nelle successive fasi del procedimento; dalla conduzione delle udienze da parte di chi le dirige o le presiede, dalla idoneità ad utilizzare, dirigere e controllare l’apporto dei collaboratori e degli ausiliari; dall’attitudine a cooperare secondo criteri di opportuno coordinamento con altri uffici giudiziari.

La ‘laboriosità’ si desume: dalla produttività, intesa come numero e qualità degli affari trattati in rapporto alla tipologia ed alla condizione organizzativa e strutturale degli uffici; dai tempi di smaltimento del lavoro; dall’attività di collaborazione svolta all’interno dell’ufficio.

La ‘diligenza’ si desume: dall’assiduità e dalla puntualità nella presenza in ufficio, nelle udienze e nei giorni stabiliti; dal rispetto dei termini per la redazione e il deposito dei provvedimenti, o comunque per il compimento di attività giudiziarie; dalla partecipazione alle riunioni previste dall’ordinamento giudiziario per la discussione e l’approfondimento delle innovazioni legislative, nonché per la conoscenza e l’evoluzione della giurisprudenza.

L’‘impegno’ si desume: dalla disponibilità alle sostituzioni, se ed in quanto rispondano alle norme di legge e alle direttive del C.S.M., e siano necessarie al corretto funzionamento dell’ufficio; dalla frequenza nella partecipazione ai corsi di aggiornamento organizzati dalla Scuola superiore della magistratura o comunque nella disponibilità a partecipare agli stessi; dalla collaborazione alla soluzione dei problemi di tipo organizzativo e giuridico.

In adempimento al disposto di legge, il Consiglio superiore della magistratura, ha, poi, individuato indicatori oggettivi per l’acquisizione dei parametri sopra enucleati: in tal modo, si è cercato di fissare, in ordine a ciascun parametro di valutazione, profili di riferimento precisi e, perciò, idonei a consentire un giudizio analitico, completo ed ancorato a criteri predeterminati.