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Delibere del CSM di interesse internazionale

Disposizioni in materia di organizzazione degli uffici del Pubblico Ministero a seguito dell’entrata in vigore del D.L.vo 20 febbraio 2006 n. 106

La risoluzione individua le linee guida e di indirizzo per l’organizzazione degli uffici di Procura, alla luce del quadro normativo complessivo costituito dal D.L.vo 106 /2006 e dalla L.269/2006 e, in particolare, gli spazi di intervento dell’organo di autogoverno in relazione alle modalità di esercizio del potere del Procuratore della Repubblica nei rapporti con i sostituti e nell’esplicazione delle competenze organizzative.

La ratio sottesa alla circolare risiede nella necessità di orientare i Procuratori nello svolgimento delle prerogative organizzative che la legge attribuisce loro, di assicurare la tendenziale omogeneità a livello nazionale dei progetti organizzativi, di consentire l’adozione di procedimenti che permettano il coinvolgimento preventivo di tutti i magistrati dell’Ufficio e di garantire l’ autonomia e l’indipendenza dei sostituti .

La circolare enuncia le regole introdotte dalla normativa primaria che, nel delineare il ruolo attribuito al Procuratore della Repubblica, ne accentua il carattere gerarchico: competenze attribuite al Procuratore della Repubblica sia sul versante organizzativo [il Procuratore determina i criteri di organizzazione dell’ufficio e di assegnazione degli affari),  sia sul versante di “gestione del procedimento” e dei rapporti con i sostituti [il Procuratore è il “titolare esclusivo dell’azione penale”, può indicare “criteri cui il magistrato deve attenersi”, nell’assegnare un procedimento e, qualora ciò non avvenga, potrà revocare la delega, la revoca deve essere motivata ed il magistrato ha la facoltà di presentare osservazioni scritte; deve assentire personalmente, o tramite un suo delegato, ai fermi, alle richieste di misura cautelare).

La circolare, dopo aver premesso i principi introdotti dalla legge, precisa che:

- i provvedimenti organizzativi dei Procuratori della Repubblica dovranno essere valutati dal Consiglio superiore della magistratura alla luce dei principi di imparzialità, trasparenza, buon andamento dell’amministrazione, autonomia e indipendenza previsti dalla Costituzione ;

- deve essere esclusa l’esistenza di un potere di assegnazione e autoassegnazione svincolato da congrua motivazione, che si porrebbe in contrasto con la Costituzione. E’ necessario inoltre che il procuratore, in sede di definizione dei criteri di organizzazione del lavoro, delinei in termini generali i presupposti dell’assegnazione al compimento di singoli atti;

-i principi e i criteri stabiliti dal Procuratore all’atto dell’assegnazione ai quali il magistrato deve attenersi nell’esercizio della relativa attività dovranno tendenzialmente ricollegarsi a quelli definiti in via generale, assumendo rispetto ad essi carattere attuativo o integrativo;

- la revoca dell’assegnazione deve essere effettuata con provvedimento motivato e può basarsi in primo luogo sul rilievo che la linea investigativa seguita dal sostituto è diversa dai criteri generali stabiliti dal Procuratore; in secondo luogo la nuova normativa prevede che la revoca possa intervenire in caso di insorgenza di contrasto tra Procuratore e sostituto sulle modalità di esercizio della attività. In questa ipotesi la garanzia contro un possibile abuso è la possibilità di presentare osservazioni scritte. Il Consiglio potrà, se richiesto dal sostituto, intervenire per verificare, all’esito di una procedura consiliare destinata a concludersi nelle forme e con la pubblicità proprie della seduta plenaria, l’esistenza, la ragionevolezza e la congruità della motivazione, quale passaggio delle determinazioni adottate. In caso di revoca ingiustificata sarà l’organo di autogoverno ad intervenire con i provvedimenti ritenuti opportuni (segnalazione ai titolari della azione disciplinare, inserimento della valutazione negativa nel fascicolo personale ai fini della valutazione di professionalità).

- l’obbligo di comunicazione al Consiglio superiore della magistratura dei progetti organizzativi adottati dai dirigenti degli uffici requirenti costituisce momento particolarmente significativo e rilevante ai fini della attività propria dell’organo di autogoverno. Il Consiglio può, infatti, intervenire per valutare l’azione organizzativa del Procuratore sotto il profilo di un giudizio sulla sua attitudine a svolgere un incarico dirigenziale o più in generale per valutare il suo profilo professionale. I criteri adottati dai Procuratori nella organizzazione degli uffici, come già detto, assumono rilevanza ai fini delle valutazioni di professionalità e di idoneità del dirigente (anche attraverso l’inserimento nel fascicolo personale) e, nei casi più gravi, sul versante dell’incompatibilità funzionale. In prospettiva - approvata la temporaneità delle funzioni direttive - saranno anche utile elemento di valutazione per il “rinnovo” dell’incarico;

- l’adozione dei progetti di organizzazione, basata su una corretta analisi dei flussi, non può che avvenire all’esito di momenti di partecipazione dei sostituti (assemblea dell’ufficio). Progetti discussi, partecipati e condivisi consentono, infatti, di perseguire un’azione trasparente ed efficiente e, nel contempo, sono di stimolo per avere magistrati motivati ed integrati nella struttura complessivamente intesa.