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Parere sui d.l. n. 28/2020 e 29/2020 - settore penitenziario

pareri e proposte


17 giugno 2020
Parere sui d.l. n. 28/2020 e 29/2020 - settore penitenziario

Il parere del 17 giugno 2020 esamina i decreti legge 28 e 29 del 2020, nella parte in cui contengono disposizioni in materia penitenziaria.

La delibera, dopo avere ricostruito il quadro complessivo degli interventi normativi, passa in rassegna le singole disposizioni.

Quanto al d.l. 28/2020, con riferimento al permesso per gravi motivi, il parere rileva che l’introdotto parere, obbligatorio e non vincolante del Procuratore del capoluogo del distretto ove è stata emessa la condanna e del PNAA, pur considerando la brevità dei termini e quindi la difficoltà di procedere ad una approfondita istruttoria sulla pericolosità del detenuto, è utile a condizione che contenga informazioni concrete ed attuali, risolvendosi altrimenti in un aggravio procedurale (anche in ragione del fatto che, per i detenuti in esecuzione di pena per più titoli, potrebbero essere coinvolti più procuratori). Il parere, inoltre, rileva la mancanza di una analoga previsione per i detenuti in custodia cautelare, rendendo necessario chiarire in sede di conversione se tale mancanza sia effettivamente frutto di una espressa volontà del legislatore.

Con riferimento alla detenzione domiciliare “in surroga”, il parere rileva che i pareri (affini a quelli previsti in materia di permessi) non sono previsti quando l’esecuzione pena sia semplicemente differita e auspica l’intervento del legislatore per uniformare anche in questo caso l’iter istruttorio.

Quanto al d.l. 29/2020, il parere rileva che la disposizione relativa alla rivalutazione dei benefici concessi presenta margini di ambiguità con riguardo alla sua applicabilità ai soggetti già in esecuzione pena o anche a quelli per i quali l’esecuzione non ha avuto inizio, atteso che il termine “condannato” si presta a più interpretazioni. Quanto alla competenza, il parere rileva che la norma presenta problemi di coordinamento fra l’attribuzione della competenza al magistrato di sorveglianza e i poteri del Tribunale di sorveglianza nel caso in cui la revoca è disposta prima che quest’ultimo organo si pronunci in via definitiva sull’iniziale provvedimento disposto in via d’urgenza dal magistrato di sorveglianza. Inoltre, vi è un disallineamento fra la titolarità a esprimere il parere in fase di concessione della detenzione domiciliare (in capo al procuratore del capoluogo del distretto in cui è emessa la sentenza) e quello relativo alla revoca (che deve essere chiesto al Procuratore del capoluogo del distretto in cui è stato commesso il fatto); né è chiaro se l’autorità sanitaria regionale da sentire è quella del luogo di detenzione intramuraria o del luogo in cui l’interessato è domiciliato. Ed ancora, la norma non indica il termine per rendere il parere, né tantomeno l’oggetto dello stesso.

Quanto ai poteri di valutazione del giudice, il parere – anche sulla scorta delle indicazioni della Commissione mista per i problemi della magistratura di sorveglianza – rileva una serie di profili problematici, in ordine alla esatta individuazione delle indicazioni che devono provenire dal DAP, in ordine all’esistenza di strutture idonee nel circuito penitenziario. Inoltre, non è stata prevista l’acquisizione della documentazione medica dell’interessato né sono stati attribuiti al giudice poteri istruttori in materia (considerando che la perizia, sempre possibile, ha tempi non compatibili con quelli del procedimento de quo). Ed ancora, l’interessato non viene avvertito dell’inizio del procedimento, con conseguente vulnus al diritto di difesa.

Con riguardo alla rivalutazione della sostituzione della custodia cautelare con gli arresti domiciliari, il primo problema che viene rilevato attiene al fatto che la norma sembra escludere i casi in cui gli arresti domiciliari sono disposti nell’ordinanza genetica, senza considerare che quest’ultima potrebbe avere optato per gli arresti domiciliari proprio in relazione all’emergenza COVID. Ulteriori criticità si registrano nella misura in cui la norma sembra escludere dalla rivalutazione del decisioni assunte in sede di gravame. Inoltre, non viene specificato se il p.m. prima di attivarsi per la rivalutazione debba effettuare atti istruttori, acquisendo pareri e documentazione dal DAP. Quanto ai poteri del giudice, la delibera rileva che la norma sembra avere costruito un iter autonomo rispetto alla procedura ex art. 299 c.p.p.

In tema di colloqui a distanza, il parere auspica che i colloqui da remoto siano mantenuti anche per il futuro, rappresentando essi degli strumenti per favorire i rapporti familiari, nel caso i congiunti non possano recarsi in carcere.


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