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Linee guida per il funzionamento e l’organizzazione dei Consigli Giudiziari e del Consiglio Direttivo della Corte di Cassazione

circolari e risoluzioni - VI commissione e CPO


13 maggio 2020
Linee guida per il funzionamento e l’organizzazione dei Consigli Giudiziari e del Consiglio Direttivo della Corte di Cassazione

La risoluzione del 13 maggio 2020 detta le linee guida per l’organizzazione dei Consigli giudiziari e del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione, al fine di individuare criteri omogenei nei diversi organi locali:

  • formazione dell’ordine del giorno, improntata tendenzialmente al criterio cronologico, la delibera ritiene che per le pratiche connotate da urgenza debbano essere bilanciate e garantite le esigenze di trattazione prioritaria e di pubblicità e trasparenza: tale risultato può essere ottenuto tipizzando i casi di urgenza e consentendo, ove la pratica non rientri in tale casistica, la possibilità – per un numero minimo definito di consiglieri – di chiedere il rinvio ad altra seduta della pratica stessa.
  • pubblicità di ODG, sedute e verbali. La delibera analizza le diverse modalità attuative del principio di pubblicità nei diversi regolamenti dei Consigli giudiziari, raccomandando che sia verificata la compatibilità delle disposizioni regolamentari con la nuova disciplina in materia di privacy
  • astensione. La risoluzione invita i Consigli giudiziari a disciplinare le ipotesi di astensione e i criteri di riassegnazione degli affari, sulla base dei presupposti enucleati dalla giurisprudenza amministrativa. Quanto alla decisione sull’astensione, la delibera indica come soluzione preferibile quella di individuare nel Presidente della Corte il soggetto competente (simmetricamente a quanto accade nel processo, in cui la decisione spetta al capo dell’ufficio)
    • ipotesi particolari di astensione. Nell’ambito delle ipotesi di astensione, la delibera si sofferma in particolare sulle situazioni idonee a determinare un possibile appannamento dell’imparzialità delle decisioni del Consiglio giudiziario, con riferimento alla partecipazione a queste ultime dei Capi di corte (che ne sono componenti di diritto) e dei dirigenti degli uffici (ove gli stessi ne siano componenti elettivi): si invita, quindi, a prevedere il dovere di astensione laddove debbano essere valutati atti adottati dagli stessi; per gli atti endoprocedimentali adottati da tali soggetti, il dovere di astensione dovrebbe sussistere solo in caso di conflitto di interessi, anche solo potenziale; nessuna astensione, invece, ove tali organi abbiano solo un potere di proposta
  • ricusazione. La delibera invita i Consigli giudiziari ad individuare quale organo competente a decidere sulla ricusazione lo stesso Consiglio giudiziario, relegando l’intervento del CSM ai soli casi in cui, per effetto della ricusazione, manchi il quorum previsto dall’art. 9 bis d.lgs. 25/2006. I regolamenti dovranno poi prevedere i criteri di assegnazione degli affari nell’ipotesi in cui la ricusazione venga accolta.
  • sostituzione dei componenti di diritto a seguito di astensione o ricusazione. La risoluzione ritiene che, poiché l’art. 9 comma 3 ter d.lgs. 25/2006 prevede che i componenti di diritto possano essere sostituiti solo da chi ne esercita le funzioni, i singoli Consigli giudiziari non possano consentire la sostituzione da parte di magistrati di volta in volta delegati, ma solo da parte dei c.d. facenti funzione individuati secondo le norme ordinamentali
  • assegnazione degli affari. La risoluzione invita i Consigli giudiziari ad adottare criteri oggettivi, predefiniti e trasparenti per l’assegnazione delle pratiche ai singoli relatori. Si precisa poi che i regolamenti possono anche prevedere cause di incompatibilità ulteriori da quelle che determinano astensione o ricusazione, ma le stesse devono essere ben distinte da queste ultime, per effetto delle quali il relatore non può né essere designato quale relatore, né può partecipare alla trattazione e votazione della pratica
  • Commissione MOT. La risoluzione, pur considerando che il Regolamento per la formazione dei MOT consente varie opzioni organizzative, ritiene preferibile che in seno a ciascun Consiglio giudiziario sia costituita una Commissione MOT (o comunque un gruppo di magistrati con funzioni di raccordo), eventualmente secondo criteri di rotazione in relazione ai diversi concorsi, al fine di garantire continuità nella verifica del percorso formativo dei MOT
  • Poteri istruttori in materia di valutazioni di professionalità. La delibera riconosce ai Consigli giudiziari ampi poteri istruttori, a condizione che i fatti oggetto dell’istruttoria presso il CSM abbiano ad oggetto fatti o comportamenti rilevanti ai fini della valutazione dei diversi parametri e indicatori (ivi compreso il prerequisito dell’indipendenza ed equilibrio); inoltre, l’istruttoria non deve sovrapporsi all’accertamento penale, disciplinare o paradisciplinare; infine, devono essere osservate le garanzie di cui al par. XV circ. 20691/2007.
  • Poteri istruttori in materia di conferimento uffici direttivi e semidirettivi e conferme. La delibera, al fine di garantire omogeneità rispetto alle valutazioni di professionalità e la possibilità di effettuare accertamenti anche per i magistrati che abbiano già superato le VII valutazioni, auspica l’introduzione di una disciplina che consenta ai Consigli giudiziari poteri istruttori al fine di verificare fatti o comportamenti rilevanti ai fini della valutazione dei diversi indicatori, con l’osservanza di adeguate garanzie per l’interessato.

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