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Vittorio Occorsio

In occasione del novantesimo anniversario della nascita, per tenerne vivo il ricordo e ripercorrerne la vita professionale, pubblichiamo alcuni atti estratti dal  fascicolo personale di Vittorio Occorsio e dagli archivi del Consiglio, nonché le sentenze pronunciate nei giudizi relativi all'omicidio del magistrato.

 

                                   

 

Il percorso professionale

 

Vittorio Occorsio nasce a Roma il 9 aprile 1929.

Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’Ateneo La Sapienza di Roma, dove si laurea nel luglio 1951.

Presta servizio presso il Ministero dei Trasporti – Direzione Generale Ferrovie dello Stato – dal 1949 al 1955, anno in cui partecipa al concorso in magistratura che supera brillantemente mettendo in luce le proprie capacità ed attitudini: si classifica quinto su duecento uditori giudiziari risultati idonei.

Svolge il periodo di tirocinio presso il Tribunale di Roma. Nel rapporto redatto il 13 marzo 1956, per il conferimento delle funzioni giurisdizionali, il Presidente del Tribunale di Roma esprime il proprio parere favorevole"...avendo personalemente constatato le elette qualità di intelligenza e di cultura del dott. Occorsio nelle Camere di Consiglio da me presiedute..."

Il Procuratore della Repubblica di Roma dott. Manca, lasciando il servizio il 14 gennaio 1965, in una lettera di commiato indirizzata al dott. Occorsio, sottolinea di aver "apprezzato il suo impegno, la sua ottima preparazione, il suo intuito e la sua esperienza che è notevole specie in rapporto alla sua ancor giovane età".

Il 1 dicembre 1956 Vittorio Occorsio presenta domanda per l'ammissione al concorso per la promozione ad aggiunto giudiziario

Nel rapporto redatto dai dirigenti della Corte di appello di Roma il 18 dicembre 1956 ai fini della nomina ad aggiunto giudiziario viene sottolineato come il dott. Occorsio "Nell'espletamento del lavoro affidatogli si è distinto per il gran numero dei procedimenti definiti con la massima cura e con attento esame delle questioni giuridiche trattate" evidenziando come siano state "Notevoli inoltre le motivazioni delle sue sentenze per l'acuto senso giuridico, l'esattezza e la serenità del giudizio".

Anche nell’esame pratico per la nomina ad aggiunto giudiziario, indetto con DM 8 maggio 1957, Vittorio Occorsio conferma quelle capacità già mostrate all’atto dell’ingresso in magistratura: è sesto su duecentouno partecipanti. 

Nel 1957 viene trasferito alla Procura della Repubblica di Frosinone con funzioni di Sostituto Procuratore: prende possesso del nuovo incarico il 19 novembre 1957.

Il Consiglio giudiziario presso la Corte di appello di Perugia, il 22 luglio del 1960, nell'esprimere parere favorevole alla nomina del dott. Vittorio Occorsio a magistrato di tribunale evidenzia come "Da tutti i rapporti risulta che il dott. Occorsio è magistrato che eccelle per rettitudine del suo carattere, per la viva intelligenza, per l'alto senso del dovere, per la particolare laboriosità e per il rendimento. E' serio e riservato, cortese ma fermo nei confronti con il pubblico e gli avvocati, i colleghi e i funzionari" e, sottolinenandone le doti non comuni, si sofferma a rimarcare come "La sua preparazione professionale si palesò subito completa e profonda; le sue decisioni...hanno il pregio notevole di chiarezza, e di stile elevato, e dimostrano la facilità con cui applica la norma al caso concreto".

Il 12 ottobre 1959 prende possesso delle funzioni di Pretore presso la Pretura di Terni, dove rimane per quasi cinque anni.

Il Consiglio Superiore della Magistratura (all’epoca ancora riunito presso il palazzo del Quirinale) il 14 dicembre 1960 delibera la promozione del dott. Vittorio Occorsio a magistrato di Tribunale.

Nel 1963 Vittorio Occorsio presenta domanda per essere trasferito a Roma: nella seduta del 12 febbraio 1964, il Consiglio Superiore della Magistratura delibera il trasferimento dello stesso alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Prende possesso delle nuove funzioni di Sostituto procuratore della Repubblica l’11 luglio 1964 funzione che ricopre fino al giorno della tragica scomparsa.


Un magistrato indipendente: gli anni alla Procura della Repubblica di Roma

 

Vittorio Occorsio alla Procura di Roma viene assegnato a quello che impropriamente era chiamato “ufficio stampa”: in realtà, con quel nome, veniva indicato il piccolo nucleo di magistrati che si occupavano dei reati di calunnia e diffamazione a mezzo stampa.

Da coordinatore dell’Ufficio nel 1967 viene chiamato ad esaminare la vicenda originata dalla querela del generale Giovanni De Lorenzo, capo del Servizio informazioni forze armate (SIFAR), contro il direttore del giornale “L’Espresso”, Eugenio Scalfari, e il suo redattore Lino Jannuzzi.

I giornalisti avevano pubblicato una serie di articoli secondo i quali nell’estate del 1964, Giovanni De Lorenzo, mentre si stava profilando il secondo governo di centro-sinistra (guidato,  come il precedente, dall'on. Aldo Moro), avrebbe organizzato un colpo di Stato con complicità illustri e con la consapevolezza di alcuni tra i più alti livelli istituzionali: il cosiddetto Piano Solo.

Il SIFAR avrebbe raccolto tra il 1955 e il 1962 una serie di dossier (delle schedature, le c.d. farfalle) con informazioni relative a politici, giornalisti, intellettuali, autorità ecclesiastiche, che sarebbero servite come base conoscitiva utile alla realizzazione del piano.

Il piano prevedeva, inoltre, il prelevamento e l’allontanamento di diversi individui, considerati pericolosi, che sarebbero dovuti essere raggruppati e raccolti in una località stabilita e «custoditi» sino alla cessazione dell'emergenza. Nel frattempo l'Arma avrebbe assunto il controllo delle istituzioni e dei servizi pubblici principali.  Il Golpe, per una serie di circostanze, non fu portato a compimento.

Occorsio istruisce il processo e procede con il rinvio a giudizio dei giornalisti.

Poi, nel corso del dibattimento gli elementi raccolti e le testimonianze esaminate portano lo stesso a convincersi della veridicità delle notizie pubblicate dai giornalisti de "L’Espresso".

Nel profondo rispetto dei principi che governano la funzione che è chiamato ad esercitare, che vuole che la parte pubblica ricerchi ed utilizzi la prova anche quando la stessa è indirizzata verso la non colpevolezza dell’imputato, all’udienza del 17 febbraio 1968 il Pubblico Ministero dott. Occorsio chiede l'assoluzione degli imputati.

La IV sezione del Tribunale di Roma, con sentenza emessa il 1 marzo 1968 dichiara, tuttavia, i due giornalisti colpevoli dei reati loro ascritti.

Dagli atti della Commissione ministeriale d’inchiesta (cd. Commissione Beolchini i cui documenti verranno resi pubblici - anche nelle parti originariamente omissate - dalla Commissione parlamentatre d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi nel 1991), incaricata dal Ministro della Difesa di svolgere un'indagine riservata sull'attività e sulle deviazioni del SIFAR in quegli anni risulterà che i dossier, inizialmente in numero di 2000, sarebbero arrivati alla fine del 1960 alla quota di più di 100 mila.

Nel gennaio del 1968, mentre il processo per diffamazione nei confronti del giornale "L'espresso" volgeva al termine, una seconda commissione ministeriale (presieduta dal gen. Lombardi) concluse i propri lavori escludendo le ipotesi di golpe paventate negli articoli di Scalfari e Iannuzzi. Il generale De Lorenzo, eletto nel maggio del 1968 in Parlamento, nelle file del Partito Democratico di Unità Monarchica (PDIUM) fu tra i proponenti la costituzione di una Commissione parlamentare d'Inchiesta sulle presunte deviazioni del SIFAR e sull'attività dell'Arma dei Carabinieri (la Commissione, presieduta dal deputato Giuseppe Alessi, concluderà i suoi lavori nel 1970;  tutti gli atti e le relazioni di maggioranza e di minoranza della Commissione sono disponibili nella loro interezza sul sito del Senato della Repubblica).

Il 12 dicembre 1969 Vittorio Occorsio è il magistrato di turno della Procura della Repubblica quando a Roma scoppiano, in rapida successione, tre ordigni: due nei pressi della zona dell'Altare della Patria, un altro in un sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro in via Veneto. A Milano, poco prima, un ordigno collocato nella sala principale della Banca Nazionale dell'Agricoltura ha provocato la morte di sedici persone: più di novanta sono i feriti.

Quattro esplosioni nell'arco di un'ora (un quinto ordigno, verrà ritrovato inesploso in Piazza della Scala a Milano) conducono a ritenere che facciano parte di un unico disegno criminoso idoneo a radicare la competenza territoriale a Roma, dove si verificano gli ultimi episodi.

Le forze di polizia e di intelligence (in particolare l'ufficio affari riservati del Ministero dell'Interno) forniscono immediate informative decisamente orientate a individuare negli anarchici i responsabili degli atti eversivi. Alla Questura di Milano un taxista (Corrado Rolandi) dichiara, inoltre, di aver portato un cliente in Piazza Fontana, pochi minuti prima dell'esplosione e riconosce fotograficamente quel passeggero in Pietro Valpreda, milanese, anarchico, fondatore a Roma (insieme ad un militante di estrema destra, Michele Mario Merlino)  del circolo anarchico "22 marzo". 

Vittorio Occorsio intuisce che la strage e le bombe non sono il semplice gesto di un gruppo di anarchici ma nascondono qualcosa di più complesso e delicato: alla fine della sua istruttoria (il 25 settembre del 1970)  chiede il rinvio a giudizio per l’anarchico Pietro Valpreda, e per altri soggetti di più incerta collocazione politica (un singolare coacervo di anarchici ed estremisti di destra che include  Michele Mario Merlino e Stefano delle Chiaie, già fondatore di Avanguardia Nazionale).

La Corte d’assise si dichiarerà incompetente e gli atti di Roma, verranno trasferiti per competenza a Milano, e assegnati al Sostituto Procuratore della Repubblica Emilio Alessandrini. Ma anche a Milano, gli atti della strage  resteranno poco: nell’estate del 1972 il Procuratore generale di Milano chiederà che, per motivi di ordine pubblico, il procedimento venga trasferito dal capoluogo lombardo, scatenando le reazioni della Anm locale, di cui era segretario un’altro giudice del Tribunale di Milano, Guido Galli.

Tutti i processi celebrati per la strage di Piazza Fontana (diverse pronunce sono reperibili nella sezione giurisdizione e società di questo sito) si concluderanno con sentenze di assoluzione per insufficienza o contraddittorietà delle prove.

Il delicato clima in cui viene celebrato il processo per la strage e l'attenzione e professionalità con le quali il dott. Occorsio esercita il proprio ufficio, sono evidenziati nel parere che il Consiglio giudiziario presso la Corte di appello di Roma il  26 ottobre del 1971 redige ai fini della promozione di Vittorio Occorsio a magistrato di Corte di appello: "Particolarmente apprezzata è stata l'attività istruttoria, ammirevole per compostezza malgrado la aspre polemiche, nel processo oltremodo complesso e delicato a carico di Valpreda Pietro e altri, imputati dei noti gravissimi fatti di Milano e Roma..."

L'articolato parere ripercorre inoltre la carriera del magistrato illustrandone le doti, le capacità, le complesse istruttorie condotte ed i meriti conseguiti nel sostenere la pubblica accusa in molti delicati processi; circostanze testimoniate anche dai diversi, richiamati, elogi rivolti al dott. Occorsio dai dirigenti degli Uffici giudiziari in cui lo stesso ebbe a prestare servizio. Restituisce anche l'immagine di un magistrato equilibrato, indipendente, preparato: un fine giurista, appassionato dalle varie branche del diritto sottolineando come "tra le numerose elette qualità che lo contraddistinguono, è riconosciuta altresì quella di possedere una notevole preparazione che spazia in tutti i campi del diritto: sebbene oberato di lavoro, anche in considerazione dei gravissimi processi affidategli per l'istruttoria, non trascura, nelle ore libere, di tenersi aggiornato, tra l'altro, nel campo del diritto e della procedura civile, curando la pubblicazione di un'interessante raccolta di giurisprudenza in materia di provvedimenti cautelari ed un pregevole commento alle norme di procedura civile in materia di giurisdizione e di competenza". Il Consiglio superiore della magistratura il 16 dicembre 1971 delibera la nomina del dott. Vittorio Occorsio a magistrato di Corte di appello: è l'ultima promozione registrata nello stato matricolare del magistrato. 

Sebbene la campagna per l'innocenza di Pietro Valpreda, considerato il capro espiatorio di una strage di Stato, sostenuta anche da gran parte degli organi di stampa, rappresenti il dott. Vittorio Occorsio come un giudice parziale, amico della destra e "servo dello stato" a muovere l'azione di Vittorio Occorsio, è un solo parametro: la legalità. La legge, la difesa della democrazia attraverso il rispetto delle norme: Vittorio Occorsio non fu un "servo dello stato" ma un servitore delle Istituzioni democratiche del Paese.

Quando, il 31 marzo 1971, emette mandato di cattura nei confronti di Clemente Graziani ed altri 39 imputati (tra i quali anche Sandro Saccucci, parlamentare del MSI, già coinvolto nelle indagini per il c.d. Golpe Borghese), tutti appartenenti al movimento politico di estrema destra Ordine Nuovo (accusati del reato di ricostituzione del Partito Fascista in violazione della c.d. Legge Scelba) Vittorio Occorsio diventa il più esposto ed anche il più isolato magistrato della Procura di Roma.

Il 6 giugno del 1973 a Roma si apre il processo contro Ordine Nuovo: il nome di Vittorio Occorsio (pubblico ministero in aula) è di nuovo in prima pagina e sui muri intorno alla città giudiziaria di Piazzale Clodio cominciano a comparire scritte minatorie nei confronti del magistrato "firmate" con l'ascia bipenne.

La sentenza di primo grado nel processo contro Ordine Nuovo viene emessa il 21 novembre 1973: vengono condannati una trentina di ordinovisti, Molti di quei nomi compariranno in diversi processi che si occuperanno dei fatti più delicati per la tenuta del sistema democratico del Paese.

Con decreto del Ministero degli Interni del  23 novembre 1973, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dello stesso giorno " vista la sentenza del tribunale di Roma 1a sezione penale, in data 21 novembre 1973, con la quale è stato accertato che con il movimento politico "Ordine Nuovo" è stato ricostituito il disciolto partito fascista..." viene sciolto il movimento politico "Ordine Nuovo".

L'attività e le capacità dimostrate dal dott. Occorsio e il clima di tensione di quegli anni vengono espressi nella lettera di commiato che il Procuratore della Repubblica di Roma, dott. de Andreis, invierà al magistrato il 20 febbraio 1973 nella quale evidente è il riconoscimento della professionalità del dott. Occorsio, definito: "Magistrato intelligentissimo, con una preparazione giuridica completa....che si è distinto come uno dei migliori magistrati della Procura". Oltre alla riconoscenza per il lavoro svolto e per lo straordinario esempio reso con la propria attività per l'ordine giudiziario e le Istituzioni, il Procuratore uscente sottolinea di aver "sempre apprezzato le sue requisitorie nei procedimenti formali a Lei affidati, tra i quali alcuni molto gravi....Non posso trascurare di ricordare, a suo merito, l'ammirevole comportamento che Ella ha tenuto nel più grave processo mai celebratosi in Roma dinanzi la Corte d'Assise....In quel processo, per la strage di Milano e gli attentati di Roma, Ella in udienza costituì il bersaglio unico sul quale si accentrarono le critiche più ingiustificate. le inconsulte aggressioni, verbali e scritte, le violente polemiche che in quell'occasione agitarono la stampa, i partiti, e nella stessa aula gli imputati ed i loro difensori. Ella rimase fermissimo al suo posto, come in trincea, con serenità e dignità, replicando punto per punto, con argomentazioni giuridiche oltrechè sulla base delle risultanze processuali, alla nutrita serie di eccezioni sollevate dalla difesa, e non prestandosi in pari tempo alle provocazioni e alle inutili polemiche nelle quali volevano a tutti i costi trascinarlo. Ella fu in quel momento l'autentico rappresentante della Legge ed onorò grandemente la Magistratura".

Dello stesso tenore la nota di elogio che il nuovo Procuratore della Repubblica di Roma, dott. Spagnuolo, tributa al dott. Occorsio il 5 dicembre 1973:  "Nel corso del dibattimento che si è protratto per lunghe e numerose udienze, spesso turbate dalle intemperanze degli imputati e di persone del pubblico, evidentemente ispirate dalla stessa ideologia, nonchè dagli eccessi di taluno dei difensori, ha fatto spicco il comportamento del dott. Vittorio Occorsio, che, in quel procedimento rappresentava lo Ufficio del Pubblico Ministero. Erano già note le preclare qualità del dott. Occorsio che già in altri gravi procedimenti, rammento per tutti quello contro Valpreda Pietro, Merlino ed altri per la strage di Piazza Fontana in Milano - qualità che, anche nel corso di questo dibattimento egli ha ampiamente confermato, mettendo in evidenaza doti non comuni di carattere ed equilibrio ed una profusa e precisa conoscenza degli istituti giuridici, sicchè non solo può dirsi che egli ha riscosso l'ammirazione dei presenti, ma ha conferito prestigio all'ufficio del Pubblico Ministero".

Vittorio Occorsio, nella sua breve carriera, ha condotto indagini sui fatti più delicati relativi al periodo più buio per la giovane vita delle Istituzioni Repubblicane. Aveva conosciuto i dettagli di un mancato golpe, condotto le prime indagini sulla strage di piazza Fontana comprendendone le dinamiche profonde ed esortando i colleghi ad ampliare le indagini ai mandanti occulti della strage, a chiarire i ruoli delle diverse ed idealisticamente opposte figure che risultavano coinvolte.  

Aveva indagato i fascisti di Ordine Nuovo e la sua inchiesta aveva portato allo scioglimento d’autorità del partito. A metà del 1975 aveva avviato un’altra istruttoria formale contro 120 esponenti di Ordine nuovo, a seguito della rilevata sopravvivenza del gruppo e dell'adesione di nuovi militanti che lo porterà a scoprire inoltre rilevanti connessioni con altri movimenti eversivi operanti in quegli anni.

Attraverso quelle indagini era arrivato a individuare connessioni fra l’attività dei neofascisti e quelle di esponenti di logge coperte della massoneria deviata, ed i legami di questi con la criminalità organizzata ed in particolare con la banda dei marsigliesi, responsabile di vari sequestri di persona a scopo di estorsione (come quelli degli industriali Gianni Bulgari, Roberto Ortolani e Alfredo Danesi) per i quali il magistrato aveva emesso mandato di cattura nei confronti di uno dei capi dell'organizzazione: Albert Bergamelli.

Stava istruendo un nuovo processo contro Ordine Nuovo, forte di un livello di conoscenza dei collegamenti fra criminalità organizzata, massoneria deviata, eversione di destra e potere politico, quando fu ucciso.


10 luglio 1976: via Mogadiscio.

 

Sono passati solamente 32 giorni dall’omicidio di Francesco Coco, Procuratore Generale della Repubblica di Genova, il primo magistrato a cadere per mano terrorista.

Via Mogadiscio è una strada in salita del cosiddetto "quartiere africano" di Roma che finisce, intersecandosi, con via del Giuba. Vittorio Occorsio è appena uscito dal garage della sua abitazione, a bordo della propria autovettura, una Fiat 125. E' diretto in Tribunale perchè di turno presso la VII sezione penale. E' il suo ultimo giorno di lavoro prima delle ferie: non ha più la scorta da più un mese, malgrado in città campeggino ancora le scritte contro il magistrato.

Quando la vettura guidata dal dott. Occorsio si ferma, necessariamente alla fine della via per immettersi su via del Giuba, due raffiche di mitra raggiungono l'auto: la prima, diretta al parabrezza, lo colpisce frontalmente; la seconda, esplosa da distanza ravvicinata, mentre il magistrato tenta un'ultima disperata fuga dalla vettura, ne determina la morte. I bossoli rinvenuti sul luogo saranno più di 30.

Sul corpo del dott. Occorsio ed all'interno della vettura vengono rinvenuti diversi volantini con una precisa intestazione: “Movimento Politico Ordine Nuovo”; e sotto il simbolo dell'ascia bipenne, un sottotitolo: “La giustizia borghese si ferma all’ergastolo, la giustizia rivoluzionaria va oltre”.

Nell’assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura tenutasi due giorni dopo il barbaro assassinio, il vicepresidente, prof. Giacinto Bosco, a testimonianza del difficile periodo vissuto anche nelle Istituzioni sottolineerà come: ”non è tollerabile che si fomenti l’odio contro i magistrati con scritte, libelli e polemiche ideologiche, anche se poi si esprimono ipocritamente dinnanzi al cadavere delle vittime parole di rimpianto dei caduti e di condanna per gli assassini”.

Ed ancora: “Di fronte al nuovo, efferato delitto, che in Vittorio Occorsio ha colpito tutta la Magistratura Italiana, il paese e con esso l’ordine giudiziario, non chiede soltanto parole di cordoglio e di riprovazione, ma vuole, esige, pretende che le forze politiche intervengano con urgenza per apprestare gli strumenti necessari per combattere le violenze di ogni origine o coloritura e soprattutto quella più virulenta della eversione fascista”. La storia proverà come il messaggio sia rimasto inascoltato e molte altre vittime cadranno per quelle Istituzioni che spesso non riusciranno neanche  ad assicurare alla giustizia tutti i responsabili.

Il Ministro della Giustizia Saverio Paolo Bonifacio, intervenuto nel plenum, ricordando i delicati processi seguiti dal magistrato e l’assoluta indipendenza dello stesso sottolineerà che “...si può affermare che chi lo ha ucciso ha voluto deliberatamente colpire la stessa funzione giurisdizionale che, esercitata al di sopra delle parti, non conosce altro indirizzo che quello fissato nella Costituzione [...] Occorsio è stato ucciso solo per aver prestato osservanza alla Costituzione che, perché antifascista, vieta la ricostituzione del partito fascista ed obbliga i pubblici poteri ad adottare misure, anche giurisdizionali, necessarie a reprimerla”; ed aggiungerà, concludendo: "il modo migliore per rendere omaggio alla Sua memoria sia quello di concorrere a far maturare la volontà politica di promuovere gli impegni necessari a rendere operante, nei fatti, il primato della legge e della giustizia: che in fondo si identifica col primato della Costituzione”.

Anche il Presidente della Repubblica Giovanni Leone, intervenendo a chiusura dell’assemblea plenaria metterà in risalto il fatto che: “Ancora una volta si colpisce un magistrato per aver compiuto con fermezza coraggio e dedizione allo Stato il suo dovere. Vittorio Occorsio è caduto anch’egli in trincea, nella trincea della giustizia, nella quale la magistratura con le forze dell’ordine, è in prima linea a proteggere la libertà e la vita dei cittadini, le istituzioni repubblicane, quelle che esattamente il guardasigilli ha chiamato “il primato della legge e della giustizia”, l’ordinato sviluppo della nostra società.” ricordando inoltre ” in anni lontani ho avuto frequenti contatti professionali con Lui e potei apprezzarne le alte qualità morali e di preparazione, un carattere in cui si saldavano felicemente la squisita cortesia personale e la fermezza dell’impegno”, concludendo: “La Sua memoria illumini il cammino faticoso della giustizia; ma diventi anche stimolo all’impegno di tutti i poteri di agire con prontezza ed efficacia”.

Vittorio Occorsio è il secondo magistrato a cadere per mano terrorista; il primo ad essere ucciso da esponenti dell'eversione di destra. Un altro magistrato rimarrà vittima della recrudescenza omicida dell'eversione di matrice fascista: il Sostituto procuratore della Repubblica di Roma dott. Mario Amato, colui il quale "proseguirà" il lavoro di Vittorio Occorsio, e ne condividerà la medesima situazione di isolamento e la stessa tragica fine.

Soltanto nel 2011 verrà posta, sul luogo dell'omicidio, una targa in memoria del dott. Vittorio Occorsio.

In occasione del quarantesimo anniversario dell'assassinio di Vittorio Occorsio, durante una cerimonia alla presenza del Capo dello Stato, la biblioteca della Procura Generale di Roma è stata intitolata al magistrato scomparso.

 

 

 


Le tappe della vicenda processuale relativa all'omicidio del dott. Vittorio Occorsio

 

Le indagini per l'omicidio di Vittorio Occorsio vengono inizialmente assegnate al magistrato di turno della Procura di Roma per poi essere trasferite per competenza a Firenze. Incaricato dell'istruttoria è il Sostituto procuratore Piero Luigi Vigna (che molti anni dopo ricoprirà il ruolo di Procuratore Nazionale Antimafia). Punto di svolta delle indagini sarà la testimonianza di un giovane con la passione per le moto che dichiara agli inquirenti di aver notato la presenza, nei giorni precedenti al delitto, di una moto Guzzi 750 rossa parcheggiata sempre nello stesso punto di via Mogadiscio.

Gli inquirenti risalgono al nome di un militante di "Ordine Nuovo" proprietario di una moto del medesimo modello ma di colore diverso; continuando ad indagare, i magistrati, scoprono che la moto in questione era stata portata ad eseguire il primo tagliando da tal Gianfranco Ferro e che quest'ultimo, fino al 30 luglio 1976 aveva  posseduto una moto guzzi 750 rossa poi data in permuta. Dalle successive perquisizioni e testimonianze raccolte emergeva che Gianfranco Ferro insieme ad altro soggetto poi identificato in Pierluigi Concutelli aveva usufruito, fino al giugno del 1976, di un appartamento in via Clemente X frettolosamente abbandonato.

Nell'interrogatorio del 26 ottobre Gianfranco Ferro ammetterà di aver procurato l'appartamento a Pierluigi Concutelli, appena rientrato dalla Spagna, per organizzare un delitto.

Pierluigi Concotelli, una lunga storia negli ambienti della destra radicale, iscritto alla loggia massonica CAMEA, e divenuto, con eccezionale rapidità, capo militare di Ordine Nuovo, viene arrestato il 13 febbraio 1977 in un appartamento di via dei Foraggi.

Nel covo di Concutelli verranno rinvenuti un ingente quantitativo di esplosivo, armi da guerra e comuni, munizioni. nonchè diverse banconote (più di 10 milioni di lire) provenienti dal sequestro di Emanuela Trapani, figlia di un imprenditore milanese, rapita da Renato (Renè) Vallanzasca sodale e complice di uno dei capi del clan dei marsigliesi, Albert Bergamelli che sarà anche testimone delle nozze dello stesso Renè celebrate in carcere nel 1979. 

Con  sentenza del 16 marzo 1978 la Corte di assise di Firenze dichiarerà colpevoli dell'omicidio del dott. Vittorio Occorsio e di altri reati connessi Pierluigi Concutelli e Gianfranco Ferro condannandoli rispettivamente all'ergastolo ed a 24 anni di reclusione; altri soggetti verranno condannati per reati minori e conseguenti.

La sentenza di primo grado verrà confermata dalla Corte di assise d'appello di Firenze il 12 dicembre  1978 e diventerà definitiva il 6 marzo del 1980 con il rigetto dei ricorsi ad opera della Corte di cassazione

Altro lunghissimo e tortuoso iter processuale, frutto di due diversi procedimenti, avrà ad oggetto la posizione di altri neofascisti accusati di essere i mandanti dell'omicidio.

Il 21 marzo 1985 la Corte d'assise di Firenze riterrà responsabili dell'omicidio di Vittorio Occorsio diversi ordinovisti tra cui Sergio Calore, Stefano delle Chiaie, Clemente Graziani, Elio Massagrande, Giuseppe Pugliese e Paolo Signorelli.

La sentenza verrà in gran parte confermata dalla prima sezione della Corte di assise di appello di Firenze  il 12 marzo 1986, che disporrà l’assoluzione per insufficienza di prove di alcuni imputati (tra cui Stefano delle Chiaie, Clemente Graziani ed Elio Massagrande)

Il 9 febbraio 1987 la prima sezione della Corte di cassazione annullerà il verdetto dei giudici di appello disponendo un nuovo giudizio da tenersi in altra sezione della Corte di assise di appello di Firenze per la parte concernente le responsabilità degli imputati nel concorso nell'omicidio di Vittorio Occorsio.

Nel giudizio di rinvio la seconda sezione della Corte di Assise di appello di Firenze il 16 ottobre 1987 dopo aver disposto la separazione del procedimento nei confronti di uno degli imputati principali, in parziale riforma della sentenza della Corte d’assise di Firenze del 21 marzo 1985 assolverà alcuni degli imputati per non aver commesso il fatto ed altri per insufficienza di prove, confermando nel resto la sentenza impugnata.

Il 16 gennaio 1989 la Corte di cassazione annullerà nuovamente la sentenza emessa dal secondo giudice di rinvio, disponendo  nuovo giudizio, per le parti rimaste, da tenersi davanti alla Corte di assise di appello di Bologna.

Il 7 marzo 1990 la prima sezione della Corte di assise di appello di Bologna, assolverà anche l'ultimo degli imputati rimasti in giudizio dai reati allo stesso ascritti.

La Corte di cassazione, con sentenza del 10 maggio 1991, annullerà anche quest'ultima pronuncia, disponendo il rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte di assise di appello di Bologna

La Corte di assise di appello di Bologna con sentenza del 19 maggio 1994 in riforma della decisione della Corte di assise di Firenze del 21 marzo 1985 assolverà Paolo Signorelli per non aver commesso il fatto. La Corte di cassazione il 25 ottobre 1994 dichiarerà inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore Generale di Bologna. Dopo quasi venti anni, e undici giudizi ,Pierluigi Concutelli e Gianfranco Ferro, risulteranno gli unici responsabili dell’omicidio di Vittorio Occorsio.


I documenti pubblicati

 



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