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Risoluzione concernente “Disposizioni integrative e correttive del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, recante la disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'art. 1, co. 5, 5 bis e 6 della L. 14 maggio 2005, n. 80.”.

pareri e proposte


emanato il 07 novembre 2007
Risoluzione concernente “Disposizioni integrative e correttive del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, recante la disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'art. 1, co. 5, 5 bis e 6 della L. 14 maggio 2005, n. 80.”.

Con risoluzione del 7 novembre 2007 il C.S.M. prende posizione in ordine agli interventi sulla legge fallimentare operati dal decreto legislativo 12 settembre 2007 n. 169, novella che si inserisce nel solco di interventi correttivi ed integrativi finalizzati a riportare il sistema fallimentare nell’alveo di un corretto ed imprescindibile controllo giurisdizionale - idoneo a garantire la realizzazione di una tutela piena delle parti deboli coinvolte nel dissesto dell’imprenditore -, che armonizzino il processo fallimentare italiano con i sistemi europei e che, infine, apportino le ormai improcrastinabili modifiche alle disposizioni penali, ancora ferme al 1942, disarmoniche ed estranee al nuovo sistema fallimentare italiano.

Nell’occasione, il C.S.M. torna, tra l’altro, a segnalare i rischi connessi all’innalzamento della soglia di fallibilità, allo spostamento del carico di lavoro dagli uffici fallimentari a quelli delle esecuzioni e ribadisce la propria contrarietà alle disposizioni che ampliano il potere del comitato dei creditori a scapito del potere del tribunale fallimentare, del giudice delegato e del curatore fallimentare non si può omettere di formulare osservazione di segno negativo, in considerazione del fatto che esse radicalizzano la c.d. degiurisdizionalizzazione delle procedure fallimentari e della marginalizzazione del tribunale fallimentare, del giudice delegato e del curatore fallimentare.

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