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Parere, reso ai sensi dell’art. 10 legge n. 195/58, sul testo del disegno di legge in materia di responsabilità disciplinare dei magistrati e di trasferimento di ufficio (n. 112 Senato della Repubblica XVII legislatura)

pareri e proposte


emanato il 06 marzo 2014
Parere, reso ai sensi dell’art. 10 legge n. 195/58, sul testo del disegno di legge in materia di responsabilità disciplinare dei magistrati e di trasferimento di ufficio (n. 112 Senato della Repubblica XVII legislatura)

Il parere in questione attiene ad un disegno di legge volto ad incidere sulla responsabilità disciplinare dei magistrati e sul procedimento di trasferimento d’ufficio per condotte incolpevoli.Sotto il primo versante, si propone di estendere la responsabilità disciplinare al caso in cui il magistrato abbia rilasciato “dichiarazioni che nel contesto in cui sono rese rivelano l'assoluta e oggettiva assenza dell'indipendenza, della terzietà e dell'imparzialità necessarie per il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali”.Il CSM valuta negativamente la proposta, soprattutto perché connotata da un evidente deficit di tassatività e, per ciò, suscettibile di possibili contrastanti opzioni ermeneutiche.Similmente, critico è l’approccio riservato all’altra norma di cui è proposta l’introduzione, consistente nel ritenere l’illiceità di “ogni altro comportamento idoneo a compromettere in modo concreto, reale e grave l'indipendenza, la terzietà e l'imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell'apparenza nel contesto o nell'ufficio giudiziario in cui il magistrato esercita le proprie funzioni”, che si ritiene in contrasto con la tipizzazione degli illeciti, avvertita come un’imprescindibile esigenza di razionalità del sistema, idonea, al contempo, a garantire e ad assicurare la certezza del diritto, nonché, a ciascun magistrato, la piena indipendenza, esterna come interna, al sistema del governo autonomo.Sfavorevole è, ancora, il giudizio che il CSM riserva all’intervento promosso in tema di trasferimento d’ufficio che, limitando l’applicazione dell’istituto a “qualsiasi situazione non riconducibile ad un comportamento volontario del magistrato”, appare del tutto distonico ed incoerente con la pregressa evoluzione normativa ed interpretativa, frutto di una elaborazione progressiva, orientata alla ricostruzione di un disegno equilibrato di composizione sistematica degli istituti di governo della funzionalità degli uffici giudiziari e di disciplina dei magistrati.

allegati

file Delibera del 6 marzo 2014 Delibera del 6 marzo 2014 (120 kB)

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