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Intervento del Vice Pesidente Giovanni Legnini in occasione della visita ad Eurojust

discorsi e interventi


emanato il 04 aprile 2017
Intervento del Vice Pesidente Giovanni Legnini in occasione della visita ad Eurojust

Il significato dell’incontro con Eurojust nell’attuale fase di sviluppo delle funzioni del CSM e nel presente scenario che riguarda la collaborazione investigativa in Europa.

Signori componenti di Eurojust, voglio innanzitutto ringraziare Voi tutti per l'ospitalità e per l'opportunità di  incontrarvi e partecipare a questa solenne riunione collegiale. Abbiamo accettato con vivo interesse l'invito del nostro rappresentante nazionale, il Consigliere Filippo Spiezia ed attraverso la relazione che lui, a nome del  Desk Italiano, ci ha inviato lo scorso mese di febbraio, abbiamo avuto la possibilità di meglio conoscere ed apprezzare lo straordinario lavoro svolto al servizio delle autorità giudiziarie italiane e di quelle di altri Paesi.

Esprimo, inoltre, il più vivo apprezzamento, a nome della dell'azione del CSM italiano che più avanti Vi presenterò, per la poderosa e preziosa attività di Eurojust nella trattazione dei molti casi di natura bilaterale e multilaterale così importanti per rafforzare la cooperazione giudiziaria internazionale e il coordinamento investigativo in ambito europeo.  

Nel corso della mattinata di incontri, potremo certamente approfondire e meglio conoscere il funzionamento e la concreta operatività di Eurojust e temi per noi di particolare interesse quali lo scambio di informazioni in indagini per reati di criminalità organizzata e terrorismo e il funzionamento di squadre investigative comuni.

Per meglio esporre il nostro grande interesse per la Vostra attività, mi preme di esporre le ragioni per cui l'organo di governo autonomo della Magistratura italiana connette particolare importanza a questa visita.

Il CSM svolge un ruolo fondamentale nel fornire impulso all’attività di tutti i giudici e pubblici ministeri, nel Paese. Dunque, il Consiglio si occupa dell’organizzazione degli Uffici, di sviluppare le capacità gestionali dei dirigenti giudiziari, di sceglierli in base alla loro attitudine ad ideare soluzioni efficienti per l’esercizio delle funzioni giudicanti e requirenti.

Come accennato già dal nostro rappresentante nazionale, Consigliere Filippo Spiezia, non si tratta solo di funzioni amministrative, ma di un complesso di competenze variegate. Coesistono, infatti, in capo al CSM: poteri organizzativi, disciplinari, di indirizzo culturale nella giurisdizione e, insieme con la Scuola Superiore della Magistratura, di formazione permanente di tutto l’ordine giudiziario.

Il CSM è membro della Rete Europea dei Consigli di Giustizia (ENCJ) e della Rete balcanica ed euro mediterranea  dei Consigli di Giustizia; inoltre, assicura il proprio contributo agli organismi istituiti nell’ambito del Consiglio d’Europa e, segnatamente, il Consiglio Consultivo dei Giudici Europei, nonchè del Consiglio Consultivo dei Procuratori Europei.

Detiene un ruolo di notevole rilievo e tradizione, anche negli organismi di formazione giudiziaria, essendo membro fondatore della Rete Europea di formazione giudiziaria e componente di quella Euro-Araba.

Infine, il Consiglio Superiore italiano svolge un’intensa attività nel coordinamento e nel supporto di numerosi progetti finanziati dall’Unione Europea volti alla diffusione dello stato di diritto e allo sviluppo delle tecniche e della cultura di investigazione in quattro macro-aree: quella balcanica, in Asia, in Medio Oriente e nell’ambito euro-mediterraneo.

Questo Consiglio Superiore, nel cuore del suo mandato quadriennale, è attualmente impegnato nel quadro delle relazioni internazionali e con gli altri Consigli giudiziari del continente; in questa ottica, assume un ruolo decisivo anche la spinta a perfezionare il ruolo della magistratura requirente, a renderne efficienti ed efficace l’azione, a favorire lo sviluppo delle tecniche di coordinamento e di investigazione. E ciò anche nel quadro delle relazioni internazionali e nei sistemi di rete europei cui facevo riferimento poco fa.

Il sistema italiano, del resto, sul fronte dello sviluppo delle funzioni requirenti è in una fase di decisa evoluzione.

Intendo brevemente esporre i tratti salienti di questi sviluppi, ribadendo prima, tuttavia, come il sistema italiano sia caratterizzato da una peculiarità. Essa consiste nel fatto che, secondo l’ordinamento giudiziario italiano, non vi è una divisione di carriere, né una distinzione di reclutamento tra i magistrati requirenti e quelli giudicanti. Parallelamente, il sistema di governo autonomo rappresenta sia i magistrati requirenti che quelli giudicanti e decide e delibera sulle promozioni, sugli avanzamenti, sulle sanzioni disciplinari e sulle valutazioni di professionalità, di entrambi.

Svolta questa premessa, il Consiglio Superiore della Magistratura è notevolmente interessato a delineare modelli di esercizio delle funzioni investigative sempre più avanzati e all’avanguardia.

Il legislatore italiano, con il Decreto-legge n. 7 del 2015, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge, 17 aprile 2015, n. 43, ha compiuto una scelta decisiva: quella di assegnare alla rete investigativa antimafia, le competenze di coordinamento investigativo anche in materia di terrorismo. Dunque, le prerogative e le competenze della Procura Nazionale Antimafia sono state estese anche al modello di contrasto del terrorismo interno e internazionale.

Si è trattato di una scelta coerente, che ha tenuto conto dell’evidente opportunità di avvalersi degli schemi di coordinamento investigativo che l’Italia è andata sviluppando in materia di contrasto alle mafie e alla criminalità organizzata; un ambito questo, in cui l’ordinamento italiano può contare su una lunga e approfondita esperienza. Essa viene da lontano, quasi da un lungo secolo di lotte e contrasto che hanno visto cadere molti magistrati e uomini di Stato per arrestare il dilagare della criminalità organizzata. Naturale, dunque, che il sistema di lotta alle Mafie ed alle criminalità associate ed organizzate, rappresenti un modello supportato da esperienza cinquantennale, da tecniche all’avanguardia, da istituti giuridici evoluti ed efficaci.

Il Consiglio Superiore è attualmente impegnato ad elaborare un atto di indirizzo, rivolto quindi a tutti i magistrati requirenti italiani, che tratteggia analiticamente l’organizzazione degli uffici di procura. Vi è allora un accresciuto interesse per le concrete modalità di sviluppo del coordinamento investigativo su base continentale che è svolto da Eurojust.

L’osmosi tra i modelli di coordinamento investigativo e la gestione dei flussi informativi sulle notizie rilevanti in campo penale può rivelarsi virtuoso sotto molteplici prospettive.

Il CSM, d’altra parte, già si era impegnato nel 2010 a farsi interprete degli sviluppi nell’organizzazione di Eurojust, in seguito alla nota Decisione del 16 dicembre 2008.

Essa incideva a fondo sullo statuto di Eurojust e quindi aveva reso opportuno che il CSM si facesse interprete delle novità intervenute, alimentando l’adeguamento delle prassi collaborative e degli obblighi di scambio di informazioni, in favore di tutti i magistrati requirenti italiani. Fu quella la circostanza che indusse il CSM a farsi promotore di un seminario nazionale, la cui finalità era proprio quella di divulgare i contenuti della decisione 426 del 2009, e quindi valorizzarne le virtuose novità in ambito interno.

In realtà, il CSM è consapevole sin dal 2002 delle potenzialità di Eurojust e della necessità di metterne a frutto tutte le capacità e le facoltà, vincendo ogni resistenza culturale, nel presupposto che quello su Eurojust è un decisivo investimento di prospettiva: l’obiettivo della costruzione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia stabilito nei Trattati dell’UE. Quest’ultima rimane una delle più originali costruzioni concepite dal legislatore europeo nelle materie già costituenti il Terzo pilastro. E’ questa la risposta contro lo sviluppo di nuove forme di criminalità organizzata, di dimensione transnazionale, favorita paradossalmente dall’abolizione delle frontiere, nonché dall’utilizzo di enormi risorse finanziarie e dalle comunicazioni in rete. Del resto i sistemi preventivi e repressivi nazionali sotto forte pressione, rendono evidente l’inadeguatezza della reazione che non sia integrata e si manifesti isolata e scollegata da un’ottica di contrasto continentale.

Le diverse modalità di tempo e di luogo che caratterizzano l’attività criminale transnazionale, determinano particolari difficoltà investigative, ponendo l’esigenza del coordinamento delle indagini penali nazionali oltre che problemi di individuazione della giurisdizione. Tutto ciò naturalmente, induce il CSM a sviluppare una figura di procuratore, o almeno di contribuire a plasmarla, capace di collaborare a pieno in questa rete continentale.

Si apre, così, lo scenario di uno scambio di esperienze, di modelli e di schemi collaborativi tra il coordinamento investigativo di cui all’art. 6 del d. lgs. n. 106 del 2006, con le funzioni e le tecniche maturate in ambito Eurojust.

I nuovi strumenti ed istituti di cui dispone il CSM.   

 Proprio le considerazioni svolte consentono di apprezzare a fondo il valore e la portata di alcune recenti modifiche apportate al Regolamento Interno del CSM; esse sono destinate ad imprimere ulteriore forza alle sue funzioni in ambito internazionale.

Infatti, con una riforma di vasta portata, approvata nel settembre scorso, il Consiglio Superiore della Magistratura si è dato regole capaci di sviluppare specifiche forme di collaborazione con soggetti di diritto pubblico sovranazionale.

Mi riferisco innanzitutto all’articolo 88 del Regolamento consiliare il quale stabilisce che il CSM promuove iniziative di collaborazione con gli organismi sovranazionali, al fine di favorire lo “studio dei modelli di organizzazione delle risorse per l’amministrazione della Giustizia”. Anche alla luce di tale disposizione, il Consiglio si è deciso ad istituire la Nona Commissione, la quale ha assunto specifiche e rilevanti competenze nell’ambito delle relazioni esterne ed internazionali dell’intero CSM. Per questo ringrazio il Presidente Zaccaria, qui presente in delegazione insieme con i Consiglieri componenti di questo collegio: il Consigliere Aschettino, il Consigliere Forteleoni, i Presidenti Fanfani ed Aprile e la Consigliera Balducci.

Proprio in virtù di quanto precisato in precedenza, la collaborazione con Eurojust si presenta particolarmente fruttuosa ed è auspicabile che si possa cogliere questa occasione,  per esplorare tutti gli spazi per una possibile implementazione delle attività di raccordo tra Consiglio ed Eurojust.

Del resto, quella dell’articolo 88 del Regolamento consiliare non è l’unica risorsa di cui il CSM dispone per poter rilanciare gli scambi di esperienze e prassi investigative a sostegno dei prossimi passi verso l’integrazione continentale in ambito di terzo pilastro e funzioni requirenti.

L’articolo 86 dello stesso regolamento consente alle Commissioni competenti del CSM di attivare forme di collaborazione con le istituzioni dell’Unione e tra queste, Eurojust.

Ciò al fine di acquisire elementi ed informazioni circa il complesso degli indirizzi di politica giudiziaria europea con particolare riguardo alla materia di Giustizia e Affari Interni, nonché alle attività e alle competenze della Rete Giudiziaria Europea.

Rilevo fin da ora che il Consiglio Superiore persegue l’ambiziosa prospettiva di far leva su quest’ultimo istituto regolamentare per far confluire, nella redazione della delibera sull’organizzazione degli Uffici di procura, i rilievi, gli spunti, i modelli, la cultura investigativa e di gestione delle informazioni giudiziarie che Eurojust ritenga di mettere a conoscenza e profitto del CSM e, in particolare, della sua Settima Commissione.

L’iniziativa perseguirebbe il duplice scopo di rafforzare la cultura collaborativa con Eurojust nella formazione della sensibilità requirente italiana, a livello diffuso; inoltre, consentirebbe, sia dal punto di vista culturale che operativo, di rinsaldare i rapporti tra le forme di coordinamento di cui è responsabile Eurojust e i due modelli di coordinamento presenti nell’ordinamento italiano: quello affidato al sistema della Procura Nazionale Antimafia, e quello delineato nell’articolo 6 del d.lgs n. 106 del 2006, cui ho fatto poc’anzi riferimento.

Gli sviluppi per la posizione del Consiglio Superiore italiano nei fori sovranazionali e, in particolare, nel CCPE.

Desidero aggiungere, in conclusione, che lo scambio di vedute e il confronto con Eurojust, in questa come in altre circostanze, potrà risultare particolarmente utile ed anzi prezioso per meglio qualificare e definire la posizione del Consiglio italiano in numerosi fori internazionali multilaterali ai cui lavori prende parte attiva.

Mi riferisco, innanzitutto, alla partecipazione del Consiglio Superiore italiano al Consiglio Consultivo dei Procuratori Europei, il CCPE.

Nell’ambito delle attività di tale rete, ma anche nel quadro di ulteriori attività di consessi internazionali, il CSM potrà farsi interprete di una ridefinizione del ruolo della magistratura requirente in Europa, facendo tesoro di un patrimonio di conoscenze e di modelli largo ed articolato.  E’ evidente, peraltro, come alla cura di questo modello di magistratura requirente continentale non siano estranee le sorti e l’evoluzione del percorso volto alla costruzione della Procura Europea, in base alla traccia dell’articolo 86 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).

Occorre dunque essere consapevoli dell’assoluto rilievo di questi scambi di esperienze, affinché si prenda consapevolezza piena delle incognite, ma anche delle virtù che costellano gli spazi per rafforzare la collaborazione giudiziaria in Europa, in un momento tanto complesso del processo di integrazione continentale.  

Con la piena consapevolezza della circolarità e della permeabilità delle culture investigative e requirenti nello spazio di collaborazione europeo, rinnovo l’auspicio che la cooperazione tra Eurojust e il governo autonomo della magistratura italiana possa trovare sempre più intense sedi e piattaforme di collaborazione e ciò anche al fine di comprendere a fondo cosa occorre fare per conferire forza Eurojust sui temi di doppia imputazione; di collaborazione in sede di squadre investigative; di asimmetrica attuazione delle direttive che riguardano Eurojust; di coinvolgimento nelle sue attività anche di Paesi che non ne sono Parte, ma che vi collaborano in forza di accordi bilaterali.

 

I miei più sentiti ringraziamenti.

 

 

 

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