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Discorso del Vice Presidente Legnini durante il Plenum presieduto dal Presidente della Repubblica Mattarella, in occasione della nomina del Primo Presidente della Corte di Cassazione

discorsi e interventi


emanato il 22 dicembre 2015
Discorso del Vice Presidente Legnini durante il Plenum presieduto dal Presidente della Repubblica Mattarella, in occasione della nomina del Primo Presidente della Corte di Cassazione
Signor Presidente,

Consiglieri,

L'avvicendamento alla guida della suprema Corte di Cassazione costituisce un momento speciale per il Consiglio Superiore della Magistratura e per l’intero ordine giudiziario.

Signor Presidente, la Sua presenza e la sua autorevole guida conferiscono solennità alla seduta di oggi e rendono onore ai magistrati che idealmente si trasmettono il testimone al vertice della Suprema Corte. Gli anni di presidenza di Giorgio Santacroce sono stati caratterizzati, oltreché da una straordinaria capacità di guida sicura, dal suo tratto signorile, dalla sua vasta esperienza, dalla sua profonda cultura giuridica nonché dalla consapevolezza piena dei difficili tornanti della vita della giurisdizione di legittimità.

La mia personale esperienza al suo fianco in Consiglio, nel corso di oltre quattordici mesi, mi ha consentito di apprezzarne la saggezza e l’equilibrio. Le riunioni del Comitato di presidenza, le sedute del Plenum, le molteplici occasioni di condivisione di questa intensa esperienza presso l’organo di governo autonomo, hanno giovato ad intensificare un rapporto non solo istituzionale, pure molto proficuo, ma a rinsaldare un legame che mi sento autorizzato a definire di sincera e profonda amicizia; più di ogni altra cosa, sono consapevole di aver contratto un debito di gratitudine nei riguardi di Giorgio Santacroce, cui rivolgo l’affettuoso augurio di poter offrire il proprio contributo alla cultura giuridica del Paese, anche ora che lascia - immagino con grande soddisfazione personale - i ruoli della magistratura dopo metà secolo di meritoria e brillante carriera.

Lungo questo percorso in Consiglio Superiore, ho avuto l’opportunità di assistere a molti suoi interventi appassionati, spesso colmi di suggerimenti nonché di lucide e puntuali notazioni circa le criticità che hanno investito le funzioni e l’attività della Corte di Cassazione.

Voglio richiamare i tre discorsi svolti dal Presidente Santacroce cui mi piace riconoscere il valore di compendio ricco e di lascito fertile di un intero cinquantennio vissuto nella giurisdizione italiana.

Mi riferisco alle parole pronunciate nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, al suo intervento tenuto in apertura dell'assemblea generale della Corte di Cassazione - svoltasi alla Sua presenza Signor Presidente, nel giugno scorso - e, infine, a quello, a tratti ironico ma non meno profondo e stimolante, in cui il primo Presidente si è cimentato di recente di fronte ai giovani magistrati ordinari in tirocinio.

Lo stato della Suprema Corte, la crisi della sua funzione nomofilattica, messa a repentaglio anche dalle modifiche alle regole di accesso al giudizio in Cassazione succedutesi negli anni, ne hanno determinato il sovraccarico dovuto ad un contenzioso esorbitante, specie se rapportato agli omologhi organi giurisdizionali di legittimità di altri ordinamenti europei.

Sono questi i temi, attuali e di assoluto rilievo, su cui Giorgio Santacroce ha costantemente richiamato l’attenzione della comunità scientifica, degli operatori del diritto, dei componenti di questo Consiglio, del Parlamento, del Governo.

Ai suoi appassionati richiami, occorrerà riferirsi costantemente nel prosieguo della consiliatura.

Ad affrontare queste complesse sfide alla guida della Corte di Cassazione, il Consiglio Superiore della Magistratura chiama oggi Giovanni Canzio la cui ricca e multiforme esperienza nella giurisdizione ordinaria é stata brillantemente illustrata dal Consigliere Forciniti nella sua articolata relazione ed è stata efficacemente evidenziata dai consiglieri appena intervenuti.

Dei molti e vasti meriti ascrivibili a Giovanni Canzio, tutti costantemente riscontrati nel corso di ciascuna delle tappe che ne hanno segnato la carriera, ritengo di sottolineare appena due tratti che emergono, tra l’altro, alla luce dei nuovi indicatori specifici di attitudine per il conferimento degli incarichi direttivi giudicanti di legittimità, fissati dalla circolare consiliare del 28 luglio 2015, recante il nuovo Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria.

Con riguardo alle modalità di gestione dell’Ufficio attualmente diretto da Giovanni Canzio, la Corte d’Appello di Milano, sono state evidenziate la condotta e l’impostazione sempre improntate, e cito: “alla più ampia condivisione delle scelte organizzative, all’inclusione di ogni utile apporto collaborativo ed al riconoscimento del valore dei contributi offerti, generando in tal modo un circolo virtuoso, prodromico al conseguimento in tempi molto rapidi di risultati sempre brillanti”.

Si scorge così una non comune capacità di far fronte alla complessità, all’articolata logica dei collegi giudicanti, alle esigenze di preservare una coerenza di insieme degli indirizzi giurisprudenziali, ma anche ad ideare soluzioni brillanti e sempre adatte a far emergere le qualità di ciascun collega.

Conferma il rilievo e il valore di queste attitudini il profilo scientifico di studioso e, segnatamente, quello maturato nei quattordici anni di funzioni di legittimità, dal 1995 al 2009. Aggettivi quali: “imponente” e “innumerevoli”, riferiti, rispettivamente, alla mole di saggi ed articoli pubblicati su riviste di primo rilievo e alle sentenze redatte in prima persona che hanno lasciato un segno nella giurisprudenza di legittimità per un intero quindicennio, definiscono la personalità di un giurista capace di guardare all’intero ordinamento e, in particolare, la figura di un giudice attento a cogliere i delicati equilibri tra l’esigenza di garantire l’effettività dei diritti della persona e l’efficienza della giurisdizione. In fondo, è proprio questa una delle frontiere ultime su cui si misurano, nell’attuale fase storica, l’indipendenza, l’imparzialità e la sensibilità di un magistrato chiamato a rivestire l’incarico direttivo per eccellenza e cioè quello apicale giudicante di legittimità.

Sono certo che la sua sarà una guida autorevole e colta in una contingenza di profonda trasformazione per l’intera giurisdizione italiana e per la Corte di Cassazione, in particolare. Un mutamento, del resto, che si associa ad un’autentica transizione culturale amplificata dal vasto ricambio generazionale in corso e dai notevoli effetti che esso sortirà sulle funzioni apicali e sugli organici della Suprema Corte.

In certa parte complementari alle qualità di Giovanni Canzio, sono quelle di Renato Rordorf le cui straordinarie doti di civilista, di studioso dei rapporti tra diritto ed economia, l’esperienza nella giurisdizione in materia di diritto fallimentare e societario, offrono garanzie assolute sulla qualità del prossimo Presidente aggiunto della Corte di Cassazione.

Può dirsi, dunque, che a due dei nostri migliori magistrati e giuristi spetterà di ultimare la transizione, così innovando non poco l’esercizio delle funzioni della Suprema Corte, proprio nella prospettiva di assecondare le riforme lungamente auspicate.

Ed occorre riconoscere, in conclusione, che qualche comprensibile difficoltà nella formulazione delle proposte per i due incarichi di vertice della Suprema Corte, poi risoltesi tempestivamente in una convergenza quasi unanime sui nomi di Giovanni Canzio e Renato Rordorf, costituiscono il segno dello straordinario livello di tutti gli aspiranti agli incarichi direttivi giudicanti apicali di legittimità.

Nel rivendicare con orgoglio questo dato, esprimo l’auspicio che si possa contare, anche in futuro, su tale elevatissima qualità dei concorrenti; sarebbe la prova del valore dei magistrati italiani e della loro attitudine a raccogliere le sfide poste dalle esigenze di evoluzione e sviluppo dell’ordine giudiziario e dell’intero nostro sistema giuridico.

Il Presidente Santacroce è solito riferirsi all'ideale di leggerezza quale tratto distintivo del proprio stile. E’un modo di rapportarsi alla giurisdizione, al lavoro, cui non a caso Italo Calvino dedicò l’avvio delle indimenticabili "lezioni americane"; egli sostenne le ragioni e il valore della leggerezza, in particolare attraverso l’opposizione leggerezza-peso. Sottrarre peso costituisce una finalità cui tendere nell'affrontare gli antichi e recenti problemi dell'efficienza della giurisdizione italiana. Le nomine dei presidenti Canzio e Rordorf si riveleranno decisive per affrontare con rinnovato vigore le impegnative sfide che attendono l’ordine giudiziario.

Auguri a Lei Signor Presidente, auguri ai Presidenti Santracroce, Canzio e Rordorf, auguri a Voi tutti per il prossimo Natale e per l'anno che verrà.
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