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Discorso del Vice Presidente Giovanni Legnini in occasione dell’Assemblea generale della Corte d' Appello di Caltanissetta per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016

discorsi e interventi


emanato il 30 gennaio 2016
Discorso del Vice Presidente Giovanni Legnini in occasione dell’Assemblea generale della Corte d' Appello di Caltanissetta per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016



Signori Magistrati, Autorità tutte,

Signore e Signori,

1. Saluti e considerazioni introduttive. Ho l’onore di prendere parte all'inaugurazione dell'anno giudiziario qui a Caltanissetta per testimoniare la gratitudine mia e dell'intero Consiglio Superiore verso tutti i magistrati che prestano servizio nel distretto nisseno.

Questa Corte di Appello costituisce un simbolo e un crocevia di esperienze di forte impatto per il territorio siciliano. Inoltre, l’esercizio della giurisdizione è andato progressivamente assumendo una valenza e una portata generali per l'intero ordine giudiziario.

2. Le indagini su Palermo e le ragioni della scelta di Caltanissetta. I magistrati della procura presso il tribunale di Caltanissetta, con un'indagine coraggiosa e difficile, peraltro ancora in corso, hanno consentito che emergessero fatti di inaudita gravità nella gestione delle misure di prevenzione antimafia a Palermo, permettendo che la Prima Commissione e la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura potessero sollecitamente provvedere al ripristino del prestigio e dell’autorevolezza di quell'ufficio. Di ciò ho ritenuto di fare espressa menzione in occasione dell’Assemblea Generale della Suprema Corte di cassazione. Tornerò, a conclusione del mio intervento, sul più generale tema della dimensione etica e deontologica della magistratura italiana, che il plenum ha ritenuto di individuare quale una delle questioni prioritarie da porre all'attenzione di ciascun distretto italiano in questa giornata di inaugurazione dell'anno giudiziario.

La straordinaria complessità della realtà sociale, nonché l’articolata storia e morfologia delle organizzazioni criminali che caratterizzano il tessuto economico e sociale di Caltanissetta si riflettono sulle funzioni e sulla particolare delicatezza dell’operato del sistema giudiziario di quest’area geografica.

Come chiarito dal presidente Cardinale - cui va insieme al Procuratore Generale Sergio Lari, il mio ringraziamento per la guida appassionata e sicura che esercitano presso questa Corte d’Appello - il distretto è competente su un territorio difficile, nel quale molto si avvertono gli effetti più duri della recessione che ha colpito l’Italia e l’Europa, con gravi conseguenze sulle condizioni di vita e di lavoro, ed in particolare sulla drammatica piaga della disoccupazione giovanile.

Ne seguono effetti diretti sulla diffusione e l’espansione dell’area delle attività criminali e quindi sull'esercizio quotidiano della giurisdizione.

Nel distretto nisseno, il radicamento e il carattere corrosivo delle mafie non sembrano arretrare ancorché la magistratura e le forze dell'ordine, dotate di straordinarie professionalità e di altissimo senso del dovere e spirito di sacrificio, abbiano conseguito risultati eccellenti. A loro va la mia incondizionata gratitudine, per l’abnegazione e il valore con cui garantiscono un solido ed irrinunciabile presidio di legalità a fronte di una diffusa realtà criminale.

Intendo poi ricordare che dall’attività giudiziaria del distretto di Caltanissetta dipenderà il completo accertamento delle responsabilità sulle stragi di Capaci e via d'Amelio; sarà grazie alle vostre straordinarie capacità, alla professionalità, passione e coraggio profusi in questi procedimenti, che sarà possibile assicurare completa verità processuale e giustizia effettiva a vicende drammatiche che hanno segnato una stagione buia della storia repubblicana. Un particolare ringraziamento rivolgo all'Avvocatura di Caltanisetta e del distretto tutto; quest’ultima garantisce quotidianamente, otre alla sua propria insostituibile funzione costituzionale, collaborazione e pieno sostegno ad ogni aspetto dell'amministrazione della giustizia nissena, e ciò insieme al personale degli uffici cui pure dobbiamo essere massimamente grati.



Dunque, molti sono i motivi che suggerivano di dare immediato seguito all'attenzione che già il Capo dello Stato - al quale rinnovo il mio sentito ringraziamento per la guida saggia che assicura al Consiglio Superiore - aveva riservato agli uffici nisseni, ai magistrati che vi operano, a questa terra. Ricca di significati, infatti, è stata la presenza del presidente Mattarella, di cui domani ricorre il primo anniversario dell’elezione, qui con voi in occasione della commemorazione, il 25 settembre scorso, di Rosario Livatino e Antonino Saetta. Un pensiero colmo di gratitudine va alla loro memoria; l’affetto e la vicinanza dell’intero ordine giudiziario e di tutti noi giungano ai familiari di questi due straordinari magistrati.

Ho altresì deciso di anticipare il mio arrivo in Sicilia per poter visitare gli uffici giudiziari di Gela ed Enna, dopo un saluto che ho rivolto giovedì sera a Palermo ai capi di quegli Uffici di primo e secondo grado e per augurare loro un buon anno giudiziario, di certo migliore di quello passato, colmo di positivi risultati, ma caratterizzato dalla pagina dolorosa a cui mi sono già riferito. La presenza del Ministro della Giustizia oggi a Palermo testimonia ulteriormente la grande attenzione che tutte le istituzioni, a partire appunto dal guardasigilli, riservano ad un ufficio tanto importante per la Sicilia e per l’intero Paese.

Avevo contezza documentale e statistica delle difficili condizioni di lavoro ad Enna e Gela; tuttavia, seppur nello spazio di una breve visita presso entrambi gli uffici, ho ricavato insegnamenti che rimarranno indelebili e costituiranno un’esperienza piena di emozioni di grande intensità.

In particolare, sono stato colpito, anche nella diversità tra i due uffici, dallo spirito, dall'energia e dalla passione con la quale tanti giovani magistrate e magistrati affrontano impegni gravosi e rischiosi; si tratta non di rado di giovanissimi giudici e sostituti procuratori che si formano e contribuiscono a conseguire risultati che non è enfatico definire eccezionali, stante le condizioni di lavoro e le acute carenze di mezzi e personale.

Desidero ringraziarli a viva voce, insieme a tutti coloro i quali hanno da tempo deciso di rimanere in queste sedi, non soltanto mettendo in gioco esperienze professionali, ma compiendo autentiche scelte di vita.

Proprio la condizione che ho registrato mi induce a ritenere che il Governo, il Parlamento e il Consiglio Superiore debbano riservare una rinnovata attenzione alle questioni concernenti la più sollecita attribuzione di tutte le funzioni giudiziarie ai Magistrati ordinari in tirocinio, ad una maggiore stabilità nella permanenza in servizio presso taluni uffici, insieme a maggiori incentivi economici e di carriera per chi sceglie di vivere in realtà complesse, offrendo un contributo professionale che merita riconoscimenti e costante attenzione.

Rivolgo, al riguardo, un accorato invito al Ministro della Giustizia e per lui al Capo di Gabinetto, il presidente Giovanni Melillo, che ha voluto essere qui oggi con noi per rafforzare ancor di più il senso della partecipazione del Dicastero e del governo autonomo della magistratura a questa cerimonia. So quanto Giovanni Melillo segua con professionalità e passione i problemi della giustizia italiana e quelli di questa terra, esercitando le sue funzioni al servizio non solo del Ministero ma della giurisdizione, dalla quale proviene e nell’ambito della quale ha maturato straordinarie esperienze.

Siamo con il Ministro, con il presidente Melillo e con tutto il Ministero impegnati a coltivare un confronto costante, nel rispetto della reciproca autonomia e ciascuno per le proprie prerogative costituzionali. Ciò al fine di ricercare le soluzioni migliori a molteplici problemi che affliggono i servizi di giustizia. Dall’attitudine al dialogo non possono che scaturire risultati positivi per la giurisdizione tutta.

3. Le carenze di organico presso gli uffici del distretto di Corte d’appello nisseno. Oggi abbiamo ascoltato dal Presidente della Corte le forti preoccupazioni, quasi un grido di dolore, sulle carenze di organico magistratuale e di personale amministrativo negli uffici del distretto; del resto, si tratta di problemi presenti da lungo tempo quasi in ciascuna Corte d’Appello italiana, ma con particolari accentuazioni negli uffici del vostro distretto. Si tratta di questioni la cui soluzione non può più essere rinviata.

Costante e pressante è stata la sollecitazione all'indirizzo del Governo affinché si provveda a rinvenire risorse sul fronte dell'emergenza del personale amministrativo.

Finalmente, decisioni rilevanti sono state assunte sul versante della riqualificazione, attesa da oltre un ventennio, nonché procedendo a nuove assunzioni per circa 4000 unità, attenuando così il peso di 9000 scoperture rinvenibili nella pianta organica.

La preoccupazione su tale problema è oggi legata in primo luogo ai tempi di attuazione delle positive decisioni già assunte, specie con riguardo alle periferie della giurisdizione, cioè a quegli uffici, che per collocazione geografica o funzioni svolte, non assurgono agli onori delle cronache e di cui, talvolta, si arriva a dubitare della necessità di sopravvivenza.

E tuttavia i problemi e le domande sulla copertura dei ruoli rivestono i crismi dell’urgenza e dell’indifferibilità; appaiono vivide e chiare la necessità e l’impellenza di porre mano a rimedi e situazioni ormai deterioratesi dopo lunghi anni di stasi.

Egualmente rilevante è la procedura di revisione degli organici di ciascuno degli uffici giudiziari italiani, i cui criteri sono in fase di definizione attraverso un confronto capillare e costante tra il Ministero e il Consiglio. Si tratta di un’istruttoria non indolore poiché, ad organici complessivi invariati, alcuni uffici dovranno cedere posizioni in favore di altri, data la scarsità relativa di risorse in cui ancora si versa.

Quasi tutti gli uffici del distretto nisseno soffrono di carenze alle quali si è cercato sovente di far fronte mediante l’assegnazione dei Magistrati ordinari in tirocinio che hanno preso servizio in forza degli ultimi decreti ministeriali del 2 maggio 2013 e del 20 febbraio 2014. Tuttavia, la situazione resta particolarmente grave, posto che la scopertura è di 23 posti tra magistratura requirente e magistratura giudicante. Ciò equivale ad una carenza del 21%, rispetto al totale dei posti previsti in organico, percentuale di gran lunga superiore rispetto alla media nazionale che è pari all’11%.

Il Consiglio Superiore è altresì chiamato al conferimento straordinario di incarichi direttivi e semidirettivi anche nel vostro distretto.

Dopo le rilevanti decisioni di conferimento degli uffici direttivi di procuratore generale, procuratore della repubblica di Enna e presidente del tribunale di Gela, tutti disposti in tempi recenti, dobbiamo provvedere al conferimento degli incarichi di presidente di sezione presso questa Corte d’appello, del Presidente di tribunale di Caltanissetta e di due Presidenti di sezione, nonché del procuratore della Repubblica di Caltanisetta, di un Presidente di Sezione del Tribunale di Enna, posti già pubblicati, in avanzata fase istruttoria.

Cercheremo di effettuare tali nomine con priorità, non appena saranno completati quelli dei vertici delle Corti d’Appello.

Assumo dunque l’impegno mio personale e di tutto il Consiglio a che questo percorso di copertura degli incarichi direttivi e semidirettivi venga completato secondo tempi certi e relativamente prossimi. Degli ulteriori posti vacanti, molti non risultano coperti per carenza di domande, altri sono in via di copertura.

4. Sintesi dell’attività consiliare. Indirizzi di riforma e autoriforma. Signor Presidente della Corte, Signor Procuratore Generale, signore e signore,

la mia presenza qui oggi mi offre l'opportunità di rendere un resoconto, seppur con la necessaria sintesi per rispetto dei vincoli temporali che ci siamo dati, dell'attività del Consiglio in questi sedici mesi di consiliatura. Muovo dalle nomine effettuate e dai procedimenti in corso per corrispondere alla straordinaria operazione di ricambio dei vertici degli uffici giudiziari italiani, imposta dall'anticipazione dell'età del collocamento a riposo obbligatorio dei magistrati ordinari.

Il Consiglio Superiore ha già conferito 252 incarichi direttivi e semidirettivi, provvedendo, proprio in questi giorni, a coprire gran parte delle posizioni di vertice delle Corti di appello. Sono in corso di perfezionamento le procedure per l’attribuzione di altri 209 posti alla guida di uffici, diversi dei quali di notevole rilevanza, tra cui quelli del vostro distretto che ho sopra richiamato.

La geografia direttiva dell’ordine giudiziario italiano sta affrontando dunque un’autentica rivoluzione, se si considera che un altro importante numero di nomine si renderà necessario disporre il prossimo anno e prima ancora per effetto della vacanza che si determinerà in conseguenza della promozione dei magistrati già titolari di funzioni direttive e semidirettive ad altri superiori e diversi incarichi.

E' una sfida che stiamo affrontando con lo straordinario impegno profuso dalla quinta Commissione e dall'intero Consiglio; per questi risultati notevoli, tengo a ringraziare ciascuno dei Consiglieri per la loro dedizione e passione, peraltro procedendo ad un elevato numero di nomine applicando la nuova disciplina sulla dirigenza giudiziaria.

Approvata nel luglio scorso, questa cruciale novità è destinata ad accrescere il grado di trasparenza e conoscibilità delle procedure di nomina, a rafforzare l'impianto delle motivazioni alla base dei singoli conferimenti degli uffici. Con il fine ultimo di valorizzare il merito e le attitudini desumibili da indicatori generali e specifici e, in primo luogo, dalle valutazione delle capacità organizzative degli aspiranti, valutate - e questa è una novità di notevole portata - in relazione al singolo, specifico incarico direttivo o semidirettivo.

Mi preme qui sottolineare l'aumento notevole del conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi alle donne, numero destinato ad accrescersi ulteriormente nei prossimi mesi; così come rilevo il calo assai marcato del contenzioso nell'ultimo anno. I ricorsi al giudice amministrativo si sono infatti quasi dimezzati e siamo fiduciosi che tale tendenza possa consolidarsi con la piena attuazione della citata riforma del testo unico sulla dirigenza. I risultati conseguiti sul versante del conferimento degli incarichi direttivi si inscrivono nel quadro di un largo disegno di modernizzazione e modifica delle funzioni e dei procedimenti del Consiglio Superiore.

Nel corso del 2015, in seno al Consiglio, sono state varate delibere incidenti sulla disciplina regolamentare e sulle circolari di valore e portata sistematici. Mi riferisco, ad esempio, alla recente risoluzione sui rapporti tra magistratura e politica, alla riforma degli incarichi extragiudiziari e del collocamento fuori ruolo, tutti tasselli di un sistemico ed integrato disegno riformatore avviato sin dalla scorsa primavera.

Il processo di autoriforma, che si pone non in antitesi ma semmai in rapporto di integrazione e comunque su un piano diverso dal percorso riformatore che il governo ha inteso promuovere, e di cui attendiamo di conoscere le linee fondamentali per poter esprimere l'avviso e le proposte del Consiglio, sarà completato nell'anno in corso. Infatti, è in fase di avanzata stesura la riforma integrale del regolamento interno, destinato ad incidere in profondità sul funzionamento del Consiglio: il disegno riformatore si articolerà lungo le direttrici della trasparenza, dell'efficienza e della collegialità delle decisioni consiliari. Ugualmente, sarà riformato il regolamento di contabilità ed amministrazione.

Non estranea, ed anzi complemento essenziale del percorso di riforma interno, è la reingegnerizzazione delle attività consiliari e la completa digitalizzazione di ogni rapporto con i consigli giudiziari e con ciascuno dei magistrati. Del pari rilevanti sono l'integrale rinnovo del portale e l'attuazione di un progetto di comunicazione istituzionale che cambieranno in profondità l'immagine del Consiglio e la comunicazione interna ed esterna delle sue attività.

Di preminente rilievo è inoltre l'attività di selezione e diffusione delle buone pratiche organizzative, in accordo con il Ministero della Giustizia, fino alla produzione di un vero e proprio manuale che segnerà un salto di qualità nell'acquisizione diffusa delle migliori buone prassi sin qui esplorate dai singoli uffici.

Tralasciando ulteriori, molteplici attività in corso, posso in conclusione affermare senza enfasi che il Consiglio superiore è in cammino, come ho già avuto modo di affermare presso la Suprema Corte di Cassazione due giorni fa: l’organo di governo autonomo sta procedendo a mutare e riformare se stesso, per contribuire ad innovare l'intero ordine giudiziario.

5. Il nuovo modello di giudice. L’impegno nella direzione delle riforme e dell’innovazione, di cui ho appena riferito, muove dalla consapevolezza che lo stesso modello di giudice e di funzioni giudiziarie debba essere nuovamente definito. A richiederlo è la crescente complessità delle società pluraliste contemporanee investite da possenti rivolgimenti di carattere economico e persino geopolitico.

In un simile contesto, occorre prestare particolare attenzione innanzitutto al significato di alcuni termini, di parole che hanno costantemente evocato temi e questioni, ma che, per citare Natalino Irti, devono essere intesi alla stregua di “principi contenenti carattere normativo”.

In particolare, il contenuto normativo di principi costituzionali dell'autonomia, indipendenza, soggezione alla sola legge, devono essere considerati dal Consiglio Superiore con piena consapevolezza delle nuove incognite e delle nuove opportunità che si profilano all'orizzonte della giurisdizione ordinaria.

Occorre guardare ad un nuovo modello di magistrato; in particolare, si mostrano significative le evoluzioni della valenza di alcuni settori della giurisdizione, una volta erroneamente considerati alla stregua di nicchie residuali. Mi riferisco alle funzioni della magistratura di sorveglianza, alla giurisdizione sul riconoscimento dello status di rifugiato dei migranti e degli altri istituti di protezione umanitaria, tra cui quelli in favore dei minori non accompagnati, alla cosiddetta gestione dei “pentiti”, fino a giungere all’esecuzione delle stesse misure di prevenzione.

E mi riferisco al ruolo e alle funzioni del tribunale delle imprese, ai nuovi strumenti di risoluzione delle crisi imprenditoriali così rilevanti a conclusione della gravissima recessione di questi anni.

Tutti settori, diversi dei quali voi qui ben conoscete, che offrono uno scorcio del cammino verso la specializzazione della funzione magistratuale. Inoltre, le indagini sui reati informatici ed ambientali e, soprattutto, la necessità di raccogliere le nuove sfide imposte dal terrorismo di matrice jihadista, le nuove minacce generate dalla presenza pervasiva e corrosiva della criminalità organizzata nell'economia e nelle pubbliche amministrazioni, sono tutti fattori che ribadiscono una duplice esigenza: disporre di una magistratura in grado di impiegare innovative tecniche di investigazione, da mettere a sistema con altre agenzie nazionali e continentali; inoltre, curare costantemente la formazione, così da rendere l’ordine giudiziario aperto alla comunicazione, allo scambio culturale e al confronto con altre scienze e saperi.

Tutte tendenze, queste, che non devono restituire l’immagine e la percezione di una funzione del giudice che arretra. Anzi, occorre ribadire il senso di quanto ebbe a sostenere, più di quaranta anni fa, Gustavo Zagrebelsky, e cioè che è necessario “alimentare un collegamento che unisca giudice delle leggi e magistratura nel perseguimento di un comune disegno di difesa dei valori costituzionali”.

Deve allora divenire patrimonio comune la consapevolezza che spazio e metodo dello jus dicere si vanno ampliando e diversificando, talvolta facendosi prossimi anche alle attività di prevenzione di temibili reati in grado di minare la convivenza civile, l'ordine economico e il sistema di valori delineato dalla Costituzione pluralista e democratica.

6. La questione morale in magistratura. Il ruolo del distretto nisseno. Signor Presidente, Signor Procuratore Generale, signori Magistrati, le recenti indagini volte ad accertare gravi responsabilità nella gestione delle misure di prevenzione presso il distretto di Corte d’Appello di Palermo, cui ho fatto cenno all'inizio del mio intervento, rappresentano una pagina dolorosa per l'immagine della magistratura e ciò perché lambiscono, tra l’altro, l'impiego di rilevanti e strategici istituti di lotta alla mafia.

Tuttavia, l’autorità giudiziaria nissena ha saputo affrontare una sfida complessiva di stringente delicatezza ed attualità, quello che potrebbe definirsi come “l’abuso e la distorsione dell’antimafia”.

Per altro verso, deve ribadirsi che tali risultati sono stati raggiunti in un ufficio di piccole dimensioni, con un numero di risorse assai limitato. Il che ne accresce ulteriormente il valore.

Tale vicenda e diverse altre che vanno emergendo in questi ultimi mesi, devono accrescere il patrimonio comune di tutta la magistratura nel presupposto che la sua credibilità di fronte all’opinione pubblica poggia anche sul mantenimento di adeguati standard etici e deontologici. E' anche per questa ragione che il C.S.M. ha dedicato, nell’anno appena trascorso, particolare attenzione a quelle attività e funzioni necessarie per salvaguardare e ripristinare il prestigio e l'onorabilità della magistratura, in presenza di gravi violazioni ai propri doveri o di comportamenti illeciti.

7. Le soluzioni di sistema. L’articolo 2 della “legge sulle guarentigie”. Il riferimento attiene, in primo luogo, ai procedimenti di incompatibilità ambientale e/o funzionale ex art. 2 della legge sulle guarentigie e ai giudizi disciplinari, improntati a celerità e rigore, che hanno consentito di risolvere situazioni particolarmente complesse e delicate che hanno, di recente, interessato diversi uffici giudiziari di rilievo.

L'obiettivo irrinunciabile è quello di prevenire il rischio concreto che l'autonomia e l'indipendenza siano minate da un affievolimento della credibilità e della legittimazione in conseguenza della proliferazione di comportamenti opachi, anomali, non commendevoli, seppur riguardanti un numero limitatissimo di magistrati.

Il Consiglio ritiene che la via della riforma dell’art. 2 della legge sulle guarentigie non sia più rinviabile ed è per questo che al riguardo ho rivolto un invito al Governo ad assumere un'iniziativa. Una disposizione che costituisce, in ossequio all’articolo 107 della Costituzione, l’unico istituto di cui dispone il Consiglio Superiore della Magistratura per far fronte alle circostanze in cui si profilano incompatibilità ambientali e funzionali. Si tratta – è noto – di un procedimento che non ha caratteristiche e profili di ordine sanzionatorio, non implica accertamenti di responsabilità di alcun tipo; deve consentire l’esplicarsi del diritto del singolo magistrato di intervenire ed allegare gli argomenti a supporto della propria tesi. Tuttavia, il procedimento delineato dalla legge appare gravato da lentezze e limiti eccessivi; in particolare, non consente alla Prima Commissione consiliare di agire in maniera tempestiva ed effettiva. Occorre dunque che il legislatore provveda a puntuali modifiche, poiché tale procedimento si rivela spesso vitale per la difesa dell’ordine giudiziario e perché il Consiglio superiore possa far fronte con urgenza a situazioni in cui viene messa a repentaglio la percezione diffusa dell’integrità e dell’efficienza dei magistrati.

8. Conclusioni. Mi avvio a concludere ribadendo la ferma intenzione del Consiglio superiore della Magistratura di procedere lungo la via dell’autoriforma, nella piena consapevolezza che i benefici effetti dell’aumento di efficienza ed efficacia del governo autonomo potrà propagarsi sull’intero ordine giudiziario.

I dati di recente illustrati dal Ministro alle Camere, con la Relazione annuale sull’andamento della Giustizia in Italia, ci indicano i primi segni di miglioramento complessivo dei numeri della giustizia civile, l’implementazione del processo civile telematico, le misure deflattive del contenzioso, l’abbattimento del numero dei procedimenti penali a seguito dell’introduzione della condizione di non punibilità per la speciale tenuità del fatto e in forza delle recenti norme di depenalizzazione.

Il percorso riformatore si profila ancora articolato; è auspicabile la sollecita definitiva approvazione del disegno di legge delega sul processo penale, le nuove norme sulla prescrizione, le depenalizzazioni già definite e le altre ancora in fase di determinazione tra cui quella relativa al reato di immigrazione clandestina ed il progetto di riforma sistematica del diritto delle procedure concorsuali.

Il complesso dei temi che sono di fronte a noi, i risultati già conseguiti e quelli conseguibili con le ulteriori decisioni da assumere cui mi sono riferito, la grande scommessa dell'autoriforma e della riforma della Suprema Corte di Cassazione efficacemente illustrata dal Presidente Canzio, giovedì scorso, costituiscono tutti elementi della sfida dai tratti epocali che abbiamo di fronte a noi.

E' una battaglia, quella da combattere per una giustizia non più freno ma risorsa per la crescita civile ed economica del Paese, che dobbiamo e possiamo vincere anche per il clima nuovo che inizia a respirarsi attorno a temi che per troppo tempo sono stati oggetto di conflitti aspri che hanno prodotto per lo più inconcludenza.

Sarà così possibile tentare di contribuire a far emergere ancora di più il nuovo ruolo di giudice che va profilandosi perché posto, ormai, di fronte a nuove ed ineludibili aspettative che si collocano al punto di massima tensione tra crescenti diseguaglianze sociali, arretramento della nostra economia, ardui dubbi interpretativi aggravati da una legislazione incerta e multilivello.

Solo così, e rubo le parole al compianto economista Federico Caffè, sarà possibile “rendere ammaestrabili i nuovi drammatici conflitti che sperimentiamo quotidianamente”.

Naturalmente, e qui concludo, ciascuno di voi si starà chiedendo perché non ho speso parole sul problema che più di tutti preoccupa Voi e l'intero distretto, quello della paventata soppressione di questa Corte d'appello nell'ambito del processo riformatore preannunciato sulle circoscrizioni giudiziarie di secondo grado.

Il Consiglio Superiore si esprimerà quando il Ministro chiederà il previsto parere sul disegno di legge che, come penso Vi dirà il presidente Melillo, ad oggi non è definito così come non sono ancora del tutto chiari i criteri che dovranno ispirarlo.

Ho già al riguardo raccolto le preoccupazioni della magistratura e dell'avvocatura ed ho espresso le mie preoccupazioni e la mia opinione al Ministro registrando la sua piena attenzione su questo tema.

Chi mi conosce sa che di fronte agli interrogativi, tanto più se riguardanti problemi rilevanti, sono abituato a prendere posizione perché ritengo che ciò sia doveroso per chiunque sia investito di una funzione pubblica. Non potendolo fare a questa altezza di tempo e non potendo su questo tema impegnare la volontà che il plenum sarà chiamato ad esprimere, prendo a prestito le parole che Francesco Saverio Nitti, scrisse nel 1900, ben prima di assumere l'incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia, nel 1919.

Nel saggio 'Nord e Sud' a proposito delle “difficoltà di aver giustizia nell'Italia Meridionale”, egli affermò che: “Quando si discusse il disegno di legge per la riduzione delle preture, non si tenne conto che di un fatto: della popolazione. Ora in materia di istituti giudiziari due cose invece bisogna tener presenti: la quantità del lavoro medio di ciascuno, da una parte, e dall’altra l’estensione del territorio”.

E aggiungeva, riferendosi anche alla distribuzione delle Corti d’Appello che: “In materia di reati l’Italia ha sempre nelle statistiche internazionali una posizione assai dolorosa. Ma è soprattutto nell’Italia meridionale che alcuni reati si verificano in proporzione elevatissima”.

La magistratura, soprattutto i pretori, rappresenta dunque per l’Italia meridionale non solo una necessità, ma un mezzo di difesa, e dovrebbe essere in proporzione molto superiore che altrove”.

Mi sembrano, queste parole scritte più di un secolo fa, sagge e lungimiranti.

Buon anno giudiziario e auguri di buon lavoro a tutti voi
 

30/01/2016

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