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Discorso del Presidente Sergio Mattarella all'incontro con i Magistrati Ordinari in Tirocinio nominati con D.M. 18 gennaio 2016

discorsi e interventi


emanato il 06 febbraio 2017
Discorso del Presidente Sergio Mattarella all'incontro con i Magistrati Ordinari in Tirocinio nominati con D.M. 18 gennaio 2016

Signor Ministro,

Signor Vice Presidente e Signori Consiglieri del Consiglio Superiore della Magistratura,

Signor Primo Presidente della Corte di Cassazione,

Signor Procuratore Generale della Corte di Cassazione,

Signor Presidente e signori componenti del Comitato Direttivo della Scuola superiore della magistratura.

A tutti il mio più cordiale benvenuto al Quirinale.

Incontro per la seconda volta i magistrati in tirocinio e ringrazio il Vice Presidente Giovanni Legnini e il Presidente della Scuola, prof. Gaetano Silvestri, per questo incontro e per i loro interventi, nei quali sono stati posti in evidenza i significativi risultati dei percorsi formativi, tutt'ora in atto, diretti ai magistrati in tirocinio, sviluppati dal Comitato Direttivo della Scuola, con la consueta collaborazione del CSM e del Ministero della giustizia.

L'incontro con i magistrati in tirocinio è una tradizione ormai consolidata, che sottolinea la rilevanza della funzione che vi apprestate ad assumere.

La professione che vi accingete ad intraprendere, dopo questo serio percorso di studi, è impegnativa e di ciò sarete certamente consapevoli durante tutto l'arco della vostra permanenza in magistratura.

Come ha osservato il prof. Silvestri, la vostra responsabilità è accentuata dalla natura di "potere diffuso" riconosciuta alla vostra funzione che, in maniera unica nel nostro sistema costituzionale, affida a ciascuno di voi il potere dell'intero ordine giudiziario per il segmento di vostra competenza.

Alla formazione che deriva dagli studi, dai corsi seguiti e a quella maturata nel tirocinio, si aggiungerà quella fornita dall'esperienza, dal contatto con colleghi più anziani, dalla traditio professionale che si realizza costantemente nella vita dell'ordine giudiziario.

Tutto questo certamente eviterà un approccio semplicistico alle questioni giuridiche che vi saranno sottoposte.

La complessità dell'attività a cui siete chiamati si è, oggi, accentuata anche per l' attualità delle fonti normative e per il rilievo sempre maggiore che, nel nostro ordinamento, assumono le pronunzie delle Corti europee.

La prospettiva non più solo nazionale nella quale il magistrato deve muoversi delinea un orizzonte più ampio entro il quale realizzare la tutela dei diritti.

Ciò non significa affievolire la propria tradizione giuridica bensì alimentarla in una dimensione europea al fine di assicurare che la tutela sia completa e più efficace. Vi sono state, ormai, seppur non numerose, significative ordinanze della Corte costituzionale di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia. Conoscete pronunce come quella recente delle Sezioni unite civili della Corte di cassazione in tema di "diritto alla conoscenza delle proprie origini". Queste decisioni consentono di cogliere appieno la complessità e la ricchezza del dialogo in atto tra le Corti supreme, nazionali e quelle europee, Corte di giustizia e CEDU; dialogo che si alimenta attraverso le decisioni assunte dai giudici di merito.

A voi e ai vostri colleghi spetta il compito di sviluppare questa interlocuzione, avendo come punto di riferimento imprescindibile i nostri valori costituzionali.

Alla accresciuta ampiezza e pluralità delle fonti con le quali confrontarsi si affianca la molteplicità delle istanze e anche delle aspettative che dalla società vengono rivolte alla giustizia.

Sarà vostro compito riuscire a dare le risposte che l'ordinamento giuridico consente attraverso l'interpretazione e l'applicazione delle disposizioni che conducono a individuare gli interessi in rilievo e a bilanciare i valori di cui essi sono espressione; disposizioni che vanno considerate anzitutto nei loro espressi enunciati.

Ai magistrati è affidata la tutela dei diritti e la garanzia di giustizia; senza questa non c'è dignità della persona, non c'è uguaglianza, non c'è democrazia.

La giustizia è risorsa fondamentale, sempre e ancor più per un Paese integrato nella comunità internazionale. E' un servizio che contribuisce a garantire l'ordinato sviluppo civile e sociale.

Proprio al fine di assicurare la più efficace tutela dei diritti, al magistrato è garantita autonomia e indipendenza nelle sue decisioni che, per essere credibili, devono essere sorrette da una solida preparazione, frutto di un assiduo impegno professionale.

In questo modo, evitando di correre il rischio dell'arbitrio, si tutela al meglio l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.

Va sempre considerato l'alto valore di civiltà rivestito dalla certezza del diritto. Il cittadino ha bisogno - e ha titolo per richiedere - la prevedibilità delle decisioni giudiziarie per ricavarne regole di rigorosa legalità di comportamento.

L'attività del magistrato si inserisce nella complessiva funzione giudiziaria e questa ha un suo ordinamento nel quale il singolo magistrato opera.

È bene che, per evitare il rischio di sovraesposizioni o di provvedimenti giudiziari che possano apparire "singolari", il magistrato si senta inserito nell'ufficio giudiziario cui appartiene e si avvantaggi dello scambio e della collaborazione con i colleghi e con i dirigenti degli uffici.

Non perché non si possa "uscire dal coro" o per un erroneo obbligo di uniformità ma perché la collaborazione ed il confronto sono fonti di arricchimento per tutti, tanto più quando si esercitano funzioni monocratiche che, nel vostro caso, sono possibili anche per il dibattimento penale.

In tal modo, ferma restando l'autonomia dell'interpretazione, l'attività del magistrato si fortifica poiché diviene il frutto di una riflessione maturata dal confronto all'interno dell'ufficio.

Per questo il C.S.M. è chiamato a selezionare i magistrati per gli incarichi direttivi e semidirettivi anche in base alla loro capacità di "fare squadra".

È necessario che i dirigenti favoriscano il confronto e la condivisione delle scelte attraverso riunioni periodiche degli uffici, in modo da potenziare l'efficacia di ogni singolo provvedimento e dell'azione giudiziaria nel suo complesso.

Autonomia e indipendenza sono valori che, in una democrazia connotata dal pluralismo istituzionale e dal mutuo bilanciamento dei poteri, vedono nel rispetto delle competenze altrui la migliore garanzia per la loro tutela.

Vorrei ripetere, in questa occasione, che: "i provvedimenti adottati dalla magistratura incidono, oltre che sulle persone, sulla realtà sociale e spesso intervengono in situazioni complesse e a volte drammatiche, in cui la decisione giudiziaria è l'ultima opportunità, a volte dopo inadempienze o negligenze di altre autorità. Per questo l'intervento della magistratura non è mai privo di conseguenze. La valutazione delle conseguenze del proprio agire non può essere certo intesa in alcun modo come un freno o un limite all'azione giudiziaria rispetto alla complessità delle circostanze. È, comunque, compito del magistrato scegliere, in base alla propria capacità professionale, fra le varie opzioni consentite, quella che, con ragionevolezza, nella corretta applicazione della norma, comporta minori sacrifici per i valori, i diritti e gli interessi coinvolti".

L'equilibrio nell'esercizio della funzione giudiziaria consiste nel saper evitare il duplice rischio di applicazioni meccanicistiche delle norme o di letture arbitrariamente ''creative'' delle stesse.

Equilibrio, ragionevolezza, misura, riserbo sono virtù che, al pari della preparazione professionale, devono guidare il magistrato in ogni sua decisione. Lo spirito critico verso le proprie posizioni e "l'arte del dubbio" - l'utilità del dubbio - sorreggono sempre una decisione giusta, frutto di un consapevole bilanciamento fra i diversi valori tutelati dalla Costituzione.

La magistratura, nella nostra recente storia, ha dimostrato di avere tutti gli strumenti per garantire il riconoscimento dei diritti, senza condizionamenti. È un bene che sia sempre più orgogliosa della sua funzione insostituibile, ma anche consapevole della grande responsabilità che grava sulla sua azione.

Vorrei concludere uscendo dal percorso del testo scritto che ho predisposto per rivolgervi qualche considerazione, se mi è permesso, più diretta e personale.

Come forse sapete, per alcuni anni, anch'io ho esercitato funzioni giurisdizionali. Nell'ambito di quel giudice particolare che è la Corte Costituzionale.

Nel corso delle tante camere di consiglio ho avuto modo di apprezzare fortemente la grande, fondamentale utilità del confronto dei punti di vista, della dialettica delle opinioni, costatando sempre come questo consentisse un comune avvicinamento progressivo verso una buona valutazione delle questioni sottoposte. Inoltre, pur non toccando direttamente, di solito, le decisioni di quella Corte, posizioni, personali o giuridiche di cittadini, ho avvertito, in quegli anni, la difficoltà e la tensione del dover rendere giustizia.

Assumete un compito molto importante della nostra convivenza. Non fatevi condizionare da nulla, se non dalla autentica volontà della legge.

Cercate di rifuggire anche da quel sottile condizionamento, talvolta inavvertito, che deriva dalla percezione dell'importanza del proprio ruolo. Questa è una esortazione che abitualmente rivolgo anzitutto a me stesso. Vedete, questo salone così solenne, al di là degli ambienti, tutta l'attività che si svolge al Quirinale esprime un senso di solennità, di autorevolezza. Operando in questo ambito occorre non smarrire mai il senso dei propri limiti, particolarmente di quelli istituzionali.

Nel corso della vostra carriera, che vi auguro brillante, ogni tanto, se vi è possibile, cercate di rammentare questo mio sommesso suggerimento.

Auguri e buon lavoro

 

 

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